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Ricerca, da ‘schiatta’ a ‘vecchia mummia’: anche gli antichi greci dicevano parolacce

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Roma, 15 dic. (Adnkronos) – Gli antichi Greci dicevano parolacce, eccome. Anzi avevano un ‘ventaglio’ ampio ben 1.300 insulti nelle loro espressioni scurrili. “Oltre a molte parole colte – metro, atomo, terapia, democrazia – abbiamo ereditato da loro anche termini volgari, da cacca a culo. E arrivano dall’antica Grecia diversi modi di dire odierni come ‘fuori di testa’, ‘schiatta’, ‘culo rotto’ fino al gesto del dito medio”. Ad anticipare all’Adnkronos i risultati della sua ultima ricerca è lo studioso di linguistica specializzato nel turpiloquio, Vito Tartamella che sta per pubblicare i risultati della sua ultima ricerca. “Quando gli antichi greci dovevano insultare qualcuno non erano secondi a nessuno, quanto a fantasia e disprezzo: ‘locusta’, ‘montone’, ‘zotico’, ‘mangia merda’ e ‘vecchia mummia’ sono solo un assaggio del loro ventaglio di insulti, che – ho scoperto – contiene 1.300 espressioni: una stima per eccesso, ma rende l’idea del loro arsenale di espressioni triviali” afferma Tartamella che renderà a brevissimo pubblica la ricerca sul sito parolacce.org

Gli antichi greci, osserva Tartamella, “per mandare qualcuno a quel paese utilizzavano espressioni macabre, da ‘buttati nel baratro’ a ‘che il tuo cadavere sia mangiato dai corvi’. Senza contare gli insulti riservati alle classi basse, agli incolti, agli stranieri, alle prostitute e agli omosessuali passivi”. “L’Invenzione del dito medio e gesto insultante più noto al mondo, un segno fallico, è nato in area mediterranea nel 423 a.C., anno in cui Aristofane scrisse la commedia ‘Le nuvole’. O, quantomeno, questa è la testimonianza scritta più antica che abbiamo di questo gesto, che sicuramente era già molto diffuso ben prima di Aristofane” spiega Tartamella.

“Ricostruire le parolacce di una civiltà antica non è semplice. I documenti sono pochi. La storia ci ha tramandato soprattutto la letteratura ‘alta’: i copisti del passato hanno privilegiato trattati di filosofia, tragedie, poesie rispetto alle opere popolari” Ma da specializzato in turpiloquio lo studioso di linguistica Vito Tartamella non si è perso d’animo e, dopo una lunga ricerca, ha prodotto una dettagliata analisi che si appresta a pubblicare sul suo sito parolacce.org. “Tra le fonti di rilievo, ci sono le commedie attiche del V e IV secolo a.C., che facevano spesso uso di oscenità e umorismo crudo. In questo campo, il sovrano indiscusso indiscusso è il comico ateniese Aristofane (450-385 a.C.), il Checco Zalone dell’epoca: undici delle sue opere teatrali sono sopravvissute” riferisce Tartamella.