La “pecora foglia”: il mollusco marino che ruba la fotosintesi alle alghe
Autore: Redazione Ecoseven – Pubblicato il 21/06/2026

La pecora foglia (Costasiella kuroshimae) è una minuscola lumaca di mare, lunga circa 5 millimetri, capace di “rubare” i cloroplasti dalle alghe di cui si nutre e usarli per fare la fotosintesi, come fosse una pianta. Il suo aspetto — corpo coperto di appendici verdi simili a foglioline, due occhietti scuri e due “cornette” — la fa sembrare un personaggio dei cartoni animati, ma è un animale reale e un piccolo prodigio della biologia marina. Ecco cosa la rende speciale, e una precisazione importante su un mito che circola spesso in rete.
Che cos’è la pecora foglia
La pecora foglia è un mollusco gasteropode marino, cioè una lumaca di mare, il cui nome scientifico è Costasiella kuroshimae. In inglese è chiamata leaf sheep, “pecora foglia”, per via delle appendici che ricoprono il dorso e che le danno un aspetto soffice e vegetale. Appartiene all’ordine dei Sacoglossa, un gruppo di lumache di mare note per nutrirsi di alghe “succhiandone” il contenuto, tanto da essere soprannominate sap-sucking slugs, lumache succhia-linfa.
Fu descritta per la prima volta nel 1993. Il nome richiama l’isola di Kuroshima, in Giappone, nelle cui acque venne individuata. Vive vicino alle barriere coralline e finora è stata osservata lungo le coste di Giappone, Filippine e Indonesia.
Quanto è piccola
La pecora foglia è davvero minuscola: misura in media circa 5 millimetri, e gli esemplari più grandi arrivano al massimo a un centimetro. Una misura spesso usata per renderla immaginabile è quella di un chicco di riso. Per questo viene fotografata quasi sempre con tecniche di macrofotografia subacquea: a occhio nudo, sul fondale, è facilissimo non notarla.
Sul capo ha due strutture scure simili ad antenne, chiamate rinofori, che le servono a percepire i segnali chimici nell’acqua e a individuare il cibo. Il corpo è ricoperto di appendici ramificate dette cerata, che ricordano le foglie di una pianta grassa.
Il suo superpotere: la cleptoplastia
La caratteristica che ha reso celebre la pecora foglia è la capacità di compiere la fotosintesi, un processo che associamo alle piante e non agli animali. Il meccanismo che lo rende possibile si chiama cleptoplastia, termine che deriva dalla radice greca per “ladro”.
Funziona così: la pecora foglia si nutre di alghe (in particolare del genere Avrainvillea) e, invece di digerirne completamente le cellule, ne trattiene i cloroplasti — le minuscole strutture che nelle piante e nelle alghe catturano la luce solare. Questi cloroplasti “rubati” vengono immagazzinati proprio nelle cerata sul dorso, che funzionano come piccoli pannelli solari, e restano attivi anche per settimane. Grazie a essi l’animale può produrre energia dalla luce, integrando la propria alimentazione. È per questo che viene soprannominata “lumaca a energia solare”.
La cleptoplastia è rarissima nel regno animale: oltre ad alcune lumache di mare, è stata osservata in due specie di vermi piatti marini e negli embrioni di una salamandra. Uno studio pubblicato nel 2022 ha inoltre mostrato che, in lumache di questo tipo, la fotosintesi dei cloroplasti rubati contribuisce perfino alla produzione del muco, fondamentale per il movimento e la protezione dell’animale: un segnale di quanto questo “furto” sia biologicamente importante.
Attenzione al mito: la pecora foglia non è bioluminescente
Qui arriva una precisazione che molti autori confondono finendo per sbagliare. In rete si legge spesso che la pecora foglia “brilla” o è “bioluminescente”. Non è vero. Il suo colore verde acceso non è luce prodotta dall’animale, ma è semplicemente l’effetto della clorofilla contenuta nei cloroplasti che ha sottratto alle alghe — la stessa sostanza che colora di verde le foglie.
La bioluminescenza è un fenomeno diverso, in cui un organismo produce luce attraverso reazioni chimiche, come fanno le lucciole o alcuni pesci abissali. La pecora foglia non fa nulla di tutto questo: riflette e contiene pigmenti verdi, ma non emette luce propria. È una confusione frequente che vale la pena chiarire, perché racconta meglio cosa rende davvero straordinario questo animale.
Perché è importante per gli ecosistemi
Al di là della tenerezza, questi piccoli gasteropodi hanno un ruolo. Vivendo vicino alle barriere coralline e nutrendosi di alghe, contribuiscono a tenerne sotto controllo la crescita, partecipando agli equilibri dell’ecosistema in cui vivono. Per gli scienziati, inoltre, la pecora foglia e le altre lumache cleptoplastiche sono un modello di studio prezioso per capire come un animale possa instaurare un rapporto così stretto con la fotosintesi, un tema con implicazioni che vanno dalla biologia evolutiva alla ricerca di base.
FAQ – Domande frequenti
La pecora foglia è una pianta o un animale?
È un animale: una lumaca di mare (mollusco gasteropode) dell’ordine Sacoglossa. Sembra vegetale per il colore verde e la forma a foglioline, ma è a tutti gli effetti un animale.
Come fa un animale a fare la fotosintesi?
Attraverso un processo chiamato cleptoplastia: la pecora foglia trattiene i cloroplasti delle alghe che mangia e li conserva attivi nel proprio corpo, usandoli per produrre energia dalla luce solare. È una capacità rarissima tra gli animali.
Quanto è grande la pecora foglia?
È minuscola: in media circa 5 millimetri, con i più grandi che arrivano a circa un centimetro. Per questo viene quasi sempre fotografata con la macrofotografia.
La pecora foglia brilla al buio?
No. Nonostante un mito molto diffuso, non è bioluminescente: non emette luce. Il suo verde brillante è dovuto alla clorofilla dei cloroplasti rubati alle alghe, non a luce prodotta dall’animale.
Dove vive la pecora foglia?
Vicino alle barriere coralline delle acque tropicali del Pacifico occidentale. È stata osservata lungo le coste di Giappone, Filippine e Indonesia.
In breve
La pecora foglia, Costasiella kuroshimae, è una lumaca di mare di pochi millimetri che ha conquistato il web per il suo aspetto adorabile, ma il suo vero primato è scientifico: grazie alla cleptoplastia ruba i cloroplasti alle alghe e fa la fotosintesi come una pianta. Non brilla e non è bioluminescente — il suo verde è clorofilla pura — ma resta uno degli esempi più sorprendenti di quanto creativa sappia essere l’evoluzione negli oceani.
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