Sugarcrete: quando lo scarto della canna da zucchero diventa un mattone

Ogni anno l’industria dello zucchero produce una montagna di scarti. Per ogni tonnellata di canna lavorata resta la bagassa, la fibra che avanza dopo l’estrazione del succo: a livello globale si parla di circa 600 milioni di tonnellate l’anno di materiale che, nella maggior parte dei casi, viene bruciato o smaltito. E se invece quella fibra potesse diventare il mattone con cui costruiamo le nostre case?
È l’idea alla base di Sugarcrete il cemento green, un materiale da costruzione bio sviluppato dall’Università di East London insieme allo studio di architettura Grimshaw, con il supporto del produttore di zucchero Tate & Lyle Sugars. Un’invenzione che incarna alla perfezione il principio dell’economia circolare: trasformare un rifiuto in una risorsa, riducendo allo stesso tempo l’impatto di uno dei settori più inquinanti del pianeta.
Come è fatto Sugarcrete il cemento green
Il procedimento parte proprio dalla bagassa, lo scarto fibroso della lavorazione della canna. Le fibre vengono combinate con leganti minerali per ottenere blocchi da costruzione con diversi gradi di resistenza, a seconda dell’uso previsto. Il risultato è un componente versatile, utilizzabile sia come pannello isolante sia come elemento portante, adattabile a edifici nuovi o esistenti.
I ricercatori hanno anche sviluppato un prototipo di solaio basato su geometrie a incastro, ispirate a tecniche costruttive storiche: blocchi che si sostengono a vicenda trasferendo i carichi tra loro, con un sistema che riduce drasticamente la quantità di acciaio necessaria.
Più leggero, più veloce, molto meno inquinante
I numeri che rendono Sugarcrete il cemento green interessante riguardano soprattutto il confronto con il calcestruzzo tradizionale. Rispetto al cemento, il materiale è quattro-cinque volte più leggero, ha un tempo di maturazione di una sola settimana invece dei 28 giorni canonici, e soprattutto utilizza appena il 15-20% dell’impronta di carbonio del calcestruzzo convenzionale. A questo si aggiungono costi di produzione sensibilmente ridotti.
Non si tratta solo di un’idea da laboratorio: il materiale ha superato i test per gli standard costruttivi ISO, dimostrando buone proprietà termiche, acustiche e di resistenza al fuoco. La posta in gioco ambientale è considerevole. Secondo le stime dei ricercatori, sostituire l’industria tradizionale del mattone con materiali derivati dalla bagassa potrebbe far risparmiare circa 1,08 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 3% delle emissioni globali. Un dato che pesa, se si considera che il settore delle costruzioni è responsabile di circa il 40% delle emissioni annue di CO2 a livello mondiale.
Un progetto open access, non un brevetto
Una delle scelte più interessanti riguarda la proprietà intellettuale: Sugarcrete il cemento green non è brevettato. Gli sviluppatori hanno deciso di mantenerlo “open access”, per favorire la nascita di partnership e impianti produttivi direttamente nelle regioni dove la canna da zucchero viene coltivata, dove il beneficio ambientale e sociale è maggiore. Il primo prototipo costruito è stato impiegato per realizzare una scuola in India, in una zona a forte produzione di zucchero. Il progetto ha inoltre ricevuto un riconoscimento europeo, il Built by Nature Prize, con un premio da 50.000 euro.
Una soluzione promettente, ma non priva di domande
Sarebbe poco onesto raccontare Sugarcrete il cemento green come una soluzione miracolosa. Resta infatti un nodo importante a monte: la canna da zucchero è una coltura che richiede grandi quantità di acqua e, in diverse aree del mondo, è associata a sistemi di monocoltura intensiva con ricadute ambientali e sociali tutt’altro che trascurabili. Valorizzarne gli scarti è certamente positivo, ma il bilancio complessivo dipende da come quella canna viene coltivata.
Il valore di Sugarcrete, in quest’ottica, sta meno nel singolo mattone e più nel cambio di prospettiva che propone: guardare agli scarti agricoli non come a un problema da smaltire, ma come a una materia prima da cui ripartire. Un modo di pensare — e di costruire — che si applica a molte altre fibre vegetali, dal bambù alle foglie di palma. Ed è esattamente la direzione in cui l’edilizia dovrà muoversi nei prossimi anni.
ATTENZIONE: Sugarcrete è attualmente in fase di ricerca e sperimentazione: i dati su prestazioni, costi e risparmio di CO2 derivano dai test condotti dall’Università di East London e dai primi prototipi realizzati, e non rappresentano ancora valori certificati su scala industriale. La sua diffusione su larga scala dipenderà dallo sviluppo di partnership produttive e dalla validazione del materiale nei diversi contesti costruttivi e normativi. Ecoseven no ha alcun rapporto commerciale con l’azienda che produce Sugarcrete.
FAQ – Domande frequenti su Sugarcrete il cemento green
Che cos’è Sugarcrete il cemento green?
Sugarcrete è un materiale da costruzione bio a bassa impronta di carbonio, sviluppato dall’Università di East London e dallo studio Grimshaw. È realizzato a partire dalla bagassa, lo scarto fibroso della lavorazione della canna da zucchero, combinata con leganti minerali per formare blocchi da costruzione.
Sugarcrete è più ecologico del cemento?
Rispetto al calcestruzzo tradizionale, Sugarcrete utilizza solo il 15-20% dell’impronta di carbonio, è quattro-cinque volte più leggero e ha un tempo di maturazione di una settimana invece di 28 giorni. Resta però aperto il tema dell’impatto della coltivazione della canna da zucchero, che richiede molta acqua.
Sugarcrete il cemento green è resistente come materiale da costruzione?
Il materiale ha superato i test per gli standard costruttivi ISO, mostrando buone proprietà termiche, acustiche e di resistenza al fuoco. Può essere impiegato sia come pannello isolante sia come elemento portante.
Dove è stato usato Sugarcrete?
Il primo prototipo è stato impiegato per costruire una scuola in India, in una regione produttrice di zucchero. Il progetto è open access, non brevettato, proprio per favorire la diffusione nelle aree dove la canna da zucchero viene coltivata.
Quanta CO2 si potrebbe risparmiare con Sugarcrete?
Secondo le stime dei ricercatori, sostituire l’industria tradizionale del mattone con materiali derivati dalla bagassa potrebbe far risparmiare circa 1,08 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 3% delle emissioni globali.



