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Ex poliziotto: “Quando Elisabetta insistette per andare a Capaci”

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Palermo, 9 set. (Adnkronos) – “Ricordo perfettamente quei momenti convulsi, quando, pochi giorni dopo la strage di Capaci, chiamò in Questura la Prefettura dicendo che avevano fatto sapere dal Ministero degli Esteri che la Regina Elisabetta voleva recarsi personalmente sul luogo della strage. Noi cercammo in tutti i modi di sconsigliare quella visita. Ma non ci fu nulla da fare. Volle andarci”. A raccontare all’Adnkronos questo aneddoto è Gioacchino Genchi, ex vicequestore aggiunto, oggi avvocato, che il 28 maggio del 1992 organizzò, con la Prefettura, la visita della Regina Elisabetta sul luogo della strage di Capaci. La Regina Elisabetta II e il duca Filippo d’Edimburgo quel giorno resero omaggio alle vittime della strage mafiosa del 23 maggio 1992 fermandosi per alcuni minuti sul luogo dell’eccidio nel tragitto compiuto fra lo scalo aereo di Punta Raisi e il porto di Palermo. Per espresso volere dei reali d’Inghilterra il lungo corteo, composto da una cinquantina di automobili, si fermò per poco meno di dieci minuti al quarto chilometro dell’autostrada. Elisabetta ed il principe consorte si soffermarono per qualche istante in raccoglimento, poi il duca Filippo pose alcune domande chiedendo dei chiarimenti al prefetto di allora Mario Jovine, quindi, senza rilasciare alcuna dichiarazione, i reali d’Inghilterra risalirono in macchina e andarono a Palermo.

“Il corteo quel giorno transitò sopra il ponte provvisorio costruito dai genieri dell’esercito, che consentiva al traffico automobilistico di oltrepassare il tratto di autostrada gravemente danneggiato e che presentava la voragine causata dall’esplosione”, racconta Gioacchino Genchi all’Adnkronos. Ma i giorni che precedettero quella visita furono difficili. Come ricorda lo stesso ex poliziotto.

“Noi avevamo sconsigliato quella visita sul luogo della strage per vari motivi – ricorda Genchi – Intanto, perché i luoghi non erano accessibili, in particolare per una sovrana, una donna che era solita camminare con le scarpe coi tacchi. E lì era tutto distrutto, devastato dall’esplosione. E poi, avevamo in corso degli accertamenti su tutta l’area del cratere per il repertamento di tutti gli elementi che poi sono risultati utili alle indagini. Come gli esami degli alberi tagliati, le cicche di sigarette, il famoso bigliettino con l’appunto del cellulare dei servizi segreti da portare in assistenza. E altri elementi su cui poi si sono fondate le indagini e i processi, processi ancora in corso a Caltanissetta”. All’epoca Genchi era uno stretto collaboratore del questore Arnaldo La Barbera.

“Dalla Prefettura ci fecero sapere che la Regina insisteva per andarci – ricorda ancora Genchi – e il cerimoniale britannico aveva fatto sapere che la Regina intendeva assolutamente rendere omaggio sul luogo della strage in cui vennero uccisi il giudice Falcone, la moglie e ei tre agenti di scorta”. “Peraltro – racconta ancora Genchi – Giovanni Falcone intratteneva ottimi rapporti con Scotland Yard e aveva collaborato anche con l’Fbi nelle indagini degli anni precedenti sul’indagine internazionale Pizza connection”. “Ricordo ancora l’imbarazzo del Prefetto di allora Mario Jovine che mi chiamò e mi chiese di andare in Prefettura per una riunione – ricorda Genchi – Io ero l’unico funzionario di Polizia presente in Prefettura per cercare di organizzare al meglio il servizio per consentire alla Sovrana di Inghilterra di raggiungere la zona dell’attentato fermandosi a rendere omaggio nel punto terminale della carreggiata autostradale ancora transitabile”.

Secondo il racconto dell’epoca, le uniche parole che furono pronunciate dalla Regina Elisabetta sul luogo della strage furono “Incredibile, incredibile”. Dette quasi sottovoce, davanti a quel cratere. La Regina Elisabetta era atterrata poco prima, alle 14.25 del 28 maggio, sulla pista dell’aeroporto di Palermo.

Il corteo era composto da una cinquantina di auto e i sovrani erano su una Lancia Thema blu. Fu deposta una corona di fiori accanto a quella del Presidente italiano Oscar Luigi Scalfaro. Poi un piccolo inchino di rispetto per le vittime. E, infine, il viaggio verso il porto di Palermo. Ma quella visita rimase nel ricordo di tante persone. (di Elvira Terranova)