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Mafia: Mauro Rostagno, il sociologo ucciso perché dava fastidio ai boss/Adnkronos (2)

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(Adnkronos) – I sicari lo stavano aspettando in un punto buio della strada di campagna, un budello stretto. All’improvviso fu colpito da decine di colpi. Gridò alla giovane di nascondersi dietro il sedile. Nessuno ha sentito nulla. Nessuno ha sentito quei colpi di mitraglietta e di lupara.

Ma chi era Mauro Rostagno? Il sociologo arrivò a Trapani per creare la comunità di recupero tossicodipendenti Saman. Subito dopo iniziò a collaborare con Rtc, una televisione locale di cui divenne il principale animatore, discutendo di mafia e malaffare, con nomi e cognomi. Ecco come la figlia, Maddalena, che non si è mai rassegnata alla mancata verità sulla morte del padre, lo descrisse in aula, durante il processo di primo grado: “Mio padre voleva fare il terapeuta di Trapani”. In altre parole, Rostagno avrebbe voluto prendersi cura dei trapanesi. Una città difficile, dove c’era la corruzione. E dove era forte la presenza della mafia. Quella stessa mafia che la sera del 26 settembre di 32 anni decise di uccidere Mauro Rostagno. Come hanno stabilito i giudici della Corte d’assise di Trapani prima e della Corte d’assise d’appello di Palermo dopo. Per il collegio d’appello fu, insomma, un delitto di mafia, ma restano ancora molti punti oscuri, che tanti anni di indagini non hanno ancora chiarito. Vincenzo Sinacori, fino agli anni 90 capo della famiglia di Mazara del Vallo, ha detto: “Rostagno è morto per le sue trasmissioni televisive, non perdeva occasione di attaccare Cosa nostra”.

La sentenza di primo grado è stata riformata solo in parte con i giudici della Corte d’Assise d’Appello che, evidentemente, non avevano ritenuto sufficienti per una condanna le analisi delle impronte genetiche trovate sui resti del fucile a canne mozze rinvenuti per terra sul luogo del delitto (la canna di legno si ruppe al momento dell’esplosione dei primi colpi), effettuati dai periti della Corte d’Assise di Trapani Paola De Simone, Elena Carra e Silvano Presciuttini. Su questo punto la difesa di Mazzara aveva tentato di far riaprire l’istruttoria dibattimentale e di produrre una nuova perizia sul Dna, richiesta che però non è stata accolta dai giudici d’Appello.

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