Granchio blu nuotatore: pescato in Sardegna il primo esemplare (ed è una terza specie diversa dal granchio blu)
di Redazione Ecoseven – 25/06/2026

Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (Portunus segnis), una specie aliena diversa dal ormai noto granchio blu. L’esemplare — un maschio con carapace di circa 15 centimetri — è stato catturato nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, dai pescatori della laguna, e identificato dai ricercatori dell’Università di Sassari attraverso analisi morfologiche e genetiche. Si tratta dell’esemplare più occidentale mai registrato nel Mediterraneo per questa specie, arrivata dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Per ora è un solo individuo e non indica un’invasione in corso, ma gli studiosi invitano alla prudenza: come il granchio blu, anche questa specie può crescere di dimensioni, riprodursi rapidamente e diffondersi. Ecco cosa significa la scoperta e perché il Mediterraneo si sta “tropicalizzando”.
C’è un nuovo arrivato nei mari sardi, e la sua comparsa racconta molto di come stanno cambiando il Mediterraneo e la sua fauna. Non è il famigerato granchio blu — quello c’è già da anni — ma un suo “cugino” dal nome simile e dall’origine completamente diversa. La scoperta, avvenuta nello Stagno di Tortolì, è un caso scientifico interessante e un segnale ambientale che merita attenzione, senza allarmismi. Vediamo di cosa si tratta, distinguendo bene le specie in gioco.
Cosa è stato trovato a Tortolì
I pescatori dello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, sono abituati a catturare il granchio blu, ormai comune nelle lagune sarde. Tra gli esemplari, però, ne hanno notato uno dall’aspetto leggermente diverso: più affusolato e con chele più sottili. Hanno fatto la cosa giusta — lo hanno consegnato agli studiosi.
Si trattava di un maschio di Portunus segnis, con un carapace largo circa 15 centimetri e un peso di 230 grammi. L’identificazione è stata effettuata dall’Università di Sassari: l’analisi morfologica dalla dottoressa Noemi Pascale, confermata poi dagli esami genetici della professoressa Daria Sanna, del Dipartimento di Scienze Biomediche. L’esemplare era stato ricevuto dai ricercatori alla fine di settembre 2025.
La scoperta è avvenuta nell’ambito di un progetto di ricerca e monitoraggio sulle specie aliene invasive nelle lagune sarde, finanziato dalla Regione Sardegna e coordinato, per l’Università di Sassari, dal professor Marco Casu, docente di Zoologia marina. Un dato rende il ritrovamento particolarmente significativo: l’esemplare sardo è il più occidentale mai registrato nel Mediterraneo per questa specie.
Attenzione a non confondersi: tre granchi diversi
Qui serve chiarezza, perché i nomi si somigliano e la confusione è dietro l’angolo — al punto che gli stessi pescatori possono sbagliarsi. Nel Mediterraneo oggi convivono almeno tre granchi della stessa famiglia (i Portunidae, i “granchi nuotatori”), ma con storie diverse:
- Il granchio blu americano (Callinectes sapidus): è quello noto alle cronache, arrivato dalle coste atlantiche del Nord America con le acque di zavorra delle navi. In Sardegna è presente dal 2017 ed è ormai diffuso in quasi tutte le lagune.
- Il granchio blu nuotatore (Portunus segnis): è il protagonista di questa notizia, appena comparso a Tortolì. Viene dal Mar Rosso ed è entrato nel Mediterraneo dal Canale di Suez.
- Il granchio nuotatore o “rosso” (Gonioinfradens giardi): un’altra specie lessepsiana, segnalata di recente in Sicilia orientale, anch’essa in espansione verso ovest.
Il nome “granchio blu nuotatore” deriva dalla conformazione dell’ultimo paio di zampe, particolarmente sviluppate e appiattite a forma di paletta: una caratteristica comune ai Portunidae che permette a questi crostacei di nuotare attivamente e di diffondersi con facilità, anche su lunghe distanze. È proprio questa somiglianza a rendere difficile il riconoscimento immediato e a richiedere, spesso, la conferma genetica.
Da dove arriva: la migrazione lessepsiana
L’origine del Portunus segnis è il punto che lo distingue nettamente dal granchio blu americano, e racconta un fenomeno più ampio.
Mentre il Callinectes sapidus è arrivato dall’Atlantico attraverso le acque di zavorra delle navi, il granchio blu nuotatore è una specie lessepsiana: è cioè penetrato nel Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, la stessa via seguita da molte altre specie tropicali negli ultimi decenni. Il termine deriva da Ferdinand de Lesseps, l’ingegnere che progettò il canale.
La prima segnalazione ufficiale di Portunus segnis nelle acque italiane risale all’agosto 2023, nell’Adriatico. L’esemplare sardo, ricevuto a fine settembre 2025, segna ora il punto più occidentale della sua avanzata nel bacino.
Perché preoccupa (ma senza allarmismi)
Qui serve equilibrio, ed è ciò che gli stessi studiosi raccomandano. Un solo esemplare non fa un’invasione: come ha spiegato il professor Marco Casu, il ritrovamento di un singolo animale non indica, al momento, una presenza massiccia della specie.
Tuttavia, il fenomeno va seguito con attenzione per una ragione precisa: il Portunus segnis condivide diverse caratteristiche con il granchio blu, quelle che hanno reso quest’ultimo così invasivo. Può raggiungere dimensioni considerevoli (il carapace arriva fino a circa 25 centimetri di larghezza), ha un’elevata capacità riproduttiva e si muove con grande facilità, sia nella fase larvale sia da adulto. Gli esemplari adulti possono compiere spostamenti in mare anche di un centinaio di chilometri, conquistando progressivamente nuove aree.
È inoltre dotato di chele potenti, capaci di provocare ferite, e potrebbe in futuro rappresentare un rischio per la biodiversità marina e per la pesca: come il granchio blu, potrebbe danneggiare le specie di interesse commerciale e rovinare le attrezzature da pesca.
L’esperienza recente invita alla prudenza proprio per questo. Come ricorda Casu, nel 2017 in Sardegna il granchio blu americano era stato segnalato con pochissimi individui nella Laguna di S’Ena Arrubia; nove anni dopo è ormai diffuso in quasi tutte le aree salmastre dell’isola. Una crescita della popolazione del nuovo arrivato potrebbe quindi svilupparsi inizialmente senza essere percepita.
Cosa significa concretamente
Tradotto in implicazioni pratiche, ecco i risvolti della scoperta.
Per i pescatori, diventa cruciale saper riconoscere il Portunus segnis e distinguerlo dal granchio blu, vista la forte somiglianza. Per questo i ricercatori puntano a rafforzare i monitoraggi e a fornire agli operatori delle lagune gli strumenti per identificare la specie. Chi pesca potrà segnalare gli esemplari sospetti alle Università di Sassari e Cagliari, entrambe coinvolte nel progetto regionale sul granchio blu.
Per la biodiversità, la presenza contemporanea di specie originariamente lontanissime — il granchio blu atlantico e quello nuotatore indo-pacifico, un tempo separati da oceani — apre interrogativi nuovi. Gli studiosi considerano difficile un’ibridazione tra le due specie, perché nei crostacei gli apparati riproduttivi devono essere perfettamente compatibili; ma, appartenendo alla stessa famiglia, una certa compatibilità nelle zone di contatto non è del tutto da escludere.
Per il clima, infine, questa storia è un indicatore. L’arrivo del granchio blu nuotatore è un ulteriore segnale della cosiddetta tropicalizzazione del Mediterraneo: l’aumento delle temperature delle acque ha reso il bacino ospitale per specie tropicali che un secolo fa, in un mare più freddo, non sarebbero riuscite a sopravvivere e a colonizzarlo. Il monitoraggio degli organismi marini diventa così anche un modo per leggere i cambiamenti climatici in corso.
FAQ – Domande frequenti
Cos’è il granchio blu nuotatore?
È il Portunus segnis, una specie di granchio della famiglia dei Portunidae originaria del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano. Il nome deriva dall’ultimo paio di zampe appiattite a forma di paletta, che gli permettono di nuotare attivamente. È stato pescato per la prima volta in Sardegna nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra.
Che differenza c’è tra il granchio blu nuotatore e il granchio blu?
Sono due specie diverse, pur appartenendo alla stessa famiglia. Il granchio blu (Callinectes sapidus) è originario delle coste atlantiche americane ed è arrivato con le acque di zavorra delle navi; è già diffuso in Sardegna dal 2017. Il granchio blu nuotatore (Portunus segnis) viene invece dal Mar Rosso ed è entrato nel Mediterraneo dal Canale di Suez. Si somigliano molto e possono essere facilmente confusi.
Il granchio blu nuotatore è pericoloso?
Al momento è stato trovato un solo esemplare, quindi non si può parlare di invasione. Tuttavia gli studiosi raccomandano attenzione perché la specie può raggiungere grandi dimensioni (fino a 25 cm di carapace), riprodursi rapidamente e diffondersi su lunghe distanze, con possibili rischi futuri per la biodiversità marina e per la pesca, simili a quelli causati dal granchio blu.
Come è arrivato in Sardegna?
Il Portunus segnis è una specie lessepsiana, cioè entrata nel Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. La prima segnalazione italiana risale all’agosto 2023, nell’Adriatico. L’esemplare sardo, ricevuto dai ricercatori a fine settembre 2025, rappresenta il punto più occidentale finora raggiunto dalla specie nel Mediterraneo.
Cosa c’entra il cambiamento climatico?
Molto. L’arrivo di specie tropicali come il granchio blu nuotatore è favorito dall’aumento delle temperature del Mediterraneo, un fenomeno chiamato “tropicalizzazione”. Acque più calde rendono il bacino ospitale per organismi che un tempo non vi sarebbero sopravvissuti. Secondo i ricercatori, agli inizi del secolo scorso, in un mare più freddo, questa specie probabilmente non sarebbe riuscita a colonizzare le nostre acque.
In breve
Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (Portunus segnis), nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra. Attenzione a non confonderlo con il granchio blu (Callinectes sapidus), già diffuso nell’isola: sono due specie diverse della stessa famiglia, con origini opposte (atlantica l’una, indo-pacifica l’altra). L’esemplare, un maschio di circa 15 cm di carapace, è stato identificato dall’Università di Sassari con analisi morfologiche e genetiche e rappresenta il punto più occidentale mai raggiunto dalla specie nel Mediterraneo. Per ora è un solo individuo e non indica un’invasione, ma gli studiosi invitano alla prudenza: come il granchio blu, può crescere molto, riprodursi rapidamente e spostarsi su lunghe distanze. La scoperta è un segnale della “tropicalizzazione” del Mediterraneo: il riscaldamento delle acque sta rendendo il nostro mare ospitale per specie tropicali un tempo impossibilitate a sopravvivervi. La parola d’ordine, per ora, è monitoraggio.
Questo articolo si basa sulla notizia riportata da La Nuova Sardegna (22 giugno 2026) e sulle dichiarazioni dei ricercatori coinvolti. Fonti principali: Università di Sassari (identificazione a cura della dott.ssa Noemi Pascale e della prof.ssa Daria Sanna; progetto coordinato dal prof. Marco Casu, docente di Zoologia marina); progetto “Granchio blu R.A.S.” finanziato dalla Regione Sardegna, con il coinvolgimento delle Università di Sassari e Cagliari. I dati sulla distribuzione e sulla biologia della specie sono soggetti ad aggiornamento con il progredire della ricerca.
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