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Economia circolare oggi: possibili modelli sostenibili di business

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Agroecologia e processi di produzione virtuosi per un nuovo progetto a sud di Milano attraverso un caso studio del Politecnico

È pensabile immaginare una nuova maniera di creare prodotti poco impattanti, equi e ad alto valore sociale e territoriale?

Seguendo i principi dell’ “economia circolare”, sì.

Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation «è un termine generico per definire un’economia ideata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera».
Infatti, il modello economico attuale di tipo lineare, basato sulla catena produzione-consumo-scarto (“take-make-dispose”), non è più sostenibile e lo sarà sempre meno nell’imminente futuro, se non si comincia sin da ora un’inversione di rotta.
Ma la transizione verso un modello economico di tipo circolare richiede un cambiamento strutturale, un ripensamento delle strategie, dei modelli di mercato e delle normative – come afferma un recente documento congiunto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero dello Sviluppo Economico. Inoltre, la questione è anche culturale e investe ciascuno di noi, in qualità di consumatori.

Da questo presupposto sono partiti i due ricercatori della School of Management del Politecnico di Milano, Pedro Pereira e Shivam Batra, che con la loro tesi di MBA si sono occupati di un particolare caso studio “L’agroecologia e l’economia circolare per un nuovo progetto nel sud di Milano”, partito a gennaio di quest’anno, a cura di quattro realtà che lavorano in rete nella periferia sud-est milanese: una cooperativa sociale – Nocetum, un’azienda agricola d’impresa sociale – CasciNet, un’associazione di volontariato storica di tutela del patrimonio culturale e dell’ambiente – Italia Nostra e, infine, una ONG che si occupa di agricoltura organica e rigenerativa – DEAFAL.

Per raggiungere questi obiettivi, Nocetum con gli altri tre partner – DEAFAL, CasciNet e Italia Nostra – ha deciso di istituire un sistema integrato agroforestale-ambientale, che dovrebbe contribuire all’espansione del settore dei prodotti freschi nella regione e consolidare il processo “dal campo alla tavola”, riducendo il più possibile un impatto negativo sull’ambiente. Il progetto collaborativo e ri-generativo risponde anche a diverse problematiche socio-economiche che stanno interessando le aree circostanti il Parco della Vettabbia, quella di Porto di Mare, il borgo di Chiaravalle con la sua importante Abbazia, il Parco Agricolo Sud Milano e il noto “bosco di Rogoredo”.

Ri-generare un territorio anche attraverso i suoi abitanti e fruitori, esistenti e potenziali. Ma le regole del mercato non sono per nulla indulgenti. E allora, i due esperti si sono avvalsi della loro esperienza personale e accademica per fare luce, oltre che sui pro, sui contro dell’applicazione di un modello economico circolare. Il risultato, oltre che di analisi dei dati e dei modelli teorici, è stato sorprendente per le “evidenze umane” del lato commerciale di un progetto simile: i due consulenti propongono di coinvolgere direttamente il consumatore nel processo produttivo (coltivazione, preparazione delle conserve, dei piatti della ristorazione che poi possono essere consumati in modo conviviale in luoghi belli e naturali, anche se prossimi alla città), non solo nell’acquisto finale di un prodotto. È la vera e importante leva di aggancio per i clienti, che solo così diventano realmente fidelizzati e anche promotori verso altri e che, in questo modo, contribuiscono maggiormente in termini economici.

Quali, dunque, i vincoli maggiori per far sì che tutto ciò possa espandersi e replicarsi positivamente? Le limitazioni, neanche a dirlo, sono principalmente di tipo finanziario e comunicativo: il cerchio, per definizione, non avendo un principio e una fine, permette un flusso continuo. Così dev’essere pure per le informazioni, soprattutto quelle di tipo economico-gestionale. Chissà, dunque, che l’avvento delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale non possano dare una spinta allo sviluppo dei modelli di Circular Economy.

 

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