WaveSpring: la “molla negativa” che triplica l’energia dalle onde del mare
di Redazione Ecoseven – 24/06/2026

WaveSpring è una tecnologia brevettata sviluppata dall’azienda svedese CorPower Ocean per i suoi convertitori di energia dalle onde. Funziona come una “molla negativa”: invece di opporsi al movimento della boa galleggiante, lo asseconda e lo amplifica, facendola entrare in risonanza con le onde. Il risultato è fino a tre volte più energia prodotta a parità di dimensioni della boa. Ancora più sorprendente è il rovescio della medaglia: quando arriva una tempesta, lo stesso sistema fa diventare la boa quasi “trasparente” alle onde, permettendole di sopravvivere a mareggiate con onde fino a 18,5 metri. L’idea è ispirata al funzionamento del cuore umano. Ecco come funziona e perché potrebbe sbloccare una fonte di energia rimasta finora inutilizzata.
L’energia delle onde è uno dei grandi paradossi delle rinnovabili: è enorme, costante e prevedibile, eppure è rimasta per decenni quasi del tutto inutilizzata. Il motivo è tecnico, e per certi versi spietato: il mare che fornisce l’energia è lo stesso che distrugge i dispositivi mandati a raccoglierla. WaveSpring affronta esattamente questo dilemma, con un’idea controintuitiva. Vediamo di cosa si tratta.
Cos’è WaveSpring e chi l’ha sviluppata
WaveSpring è una tecnologia di controllo di fase brevettata sviluppata da CorPower Ocean, azienda con sede a Stoccolma, in Svezia. È il componente chiave dei suoi convertitori di energia dalle onde (in inglese WEC, Wave Energy Converter), dispositivi che trasformano il movimento del mare in elettricità.
Il sistema CorPower appartiene alla famiglia dei cosiddetti “point absorber”: una boa galleggiante che oscilla sulla superficie, ancorata al fondale marino tramite un sistema di ormeggio in tensione. Salendo e scendendo con le onde, la boa muove un meccanismo interno che genera elettricità. WaveSpring è ciò che rende questo movimento molto più efficiente del normale.
La tecnologia ha radici accademiche solide: il principio della molla negativa è stato concepito alla NTNU (l’Università norvegese di scienza e tecnologia) e si fonda su circa quarant’anni di ricerca sull’idrodinamica delle onde.
Il principio della “molla negativa”, spiegato semplice
Qui sta il cuore dell’invenzione, ed è un’idea elegante che vale la pena capire.
Una molla normale fa una cosa intuitiva: se la sposti dalla posizione di riposo, ti spinge indietro, opponendosi al movimento. Una boa che galleggia si comporta in modo simile: la sua spinta di galleggiamento tende a riportarla in posizione, resistendo all’oscillazione. Questa resistenza naturale limita quanto la boa può muoversi — e meno si muove, meno energia cattura.
WaveSpring fa l’opposto: agisce come una molla “negativa”, cioè applica una forza nella stessa direzione dello spostamento. Quando la boa si muove, invece di frenarla, la asseconda. Questo annulla la resistenza naturale della boa e le permette di entrare in risonanza con le onde, amplificandone fortemente il movimento. Lo stesso principio per cui spingere un’altalena al momento giusto la fa andare sempre più in alto.
Il risultato, misurato sia in laboratorio sia in mare, è un aumento fino a tre volte dell’energia prodotta a parità di dimensioni della boa. Tradotto: più energia, meno materiale, costi più bassi.
L’ispirazione: il cuore umano
C’è un’analogia che CorPower usa per spiegare il funzionamento, e che rende l’idea concreta. Il sistema si ispira al principio di pompaggio del cuore umano.
Il cuore non spende energia muscolare per muoversi in entrambe le direzioni: usa la pressione idraulica immagazzinata per fornire la forza del movimento di ritorno, così i muscoli devono pompare in una sola direzione. Allo stesso modo, il convertitore di CorPower usa un sistema di pre-tensione pneumatico che tira la boa verso il basso: le onde la spingono in su, mentre la pressione immagazzinata fornisce la forza per riportarla giù. Il risultato è una produzione di energia equilibrata in entrambe le direzioni e una boa leggera, che non ha bisogno di una grande massa per bilanciarsi.
Il vero colpo di genio: sopravvivere alle tempeste
Qui la tecnologia rivela il suo aspetto più ingegnoso, perché risolve il problema che ha ucciso decenni di tentativi nel settore.
Il dramma dell’energia dalle onde è sempre stato questo: per catturare molta energia serve un dispositivo che si muova molto, ma un dispositivo che si muove molto viene distrutto dalle tempeste. WaveSpring scioglie il paradosso perché può regolare la “sintonia” della boa con le onde, un po’ come le moderne turbine eoliche orientano le pale per gestire il vento.
In condizioni normali, il sistema amplifica la risonanza per catturare il massimo dell’energia. Ma quando i sensori rilevano l’arrivo di una tempesta, il dispositivo si “de-sintonizza” (in inglese detuning): smette di rispondere alle onde e diventa quasi trasparente alla loro forza, riducendo drasticamente gli sforzi sulla struttura. È, di fatto, lo stato naturale del sistema, quello a cui torna in assenza di controllo attivo.
I numeri di questa capacità sono notevoli. Durante la prima fase operativa al largo del Portogallo, il dispositivo C4 di CorPower ha attraversato quattro grandi tempeste, riprendendo a produrre elettricità dopo ciascuna. Il momento più estremo è stato la tempesta Domingos del 4 novembre 2023, con onde alte fino a 18,5 metri — un record storico per la regione settentrionale del Portogallo, secondo l’Istituto Idrografico portoghese. Pur con lo scafo che si immergeva completamente sotto i picchi d’onda, il movimento del macchinario è rimasto nell’ordine di pochi decimetri: quasi cento volte inferiore all’altezza delle onde incidenti.
Cosa significa concretamente
Tradotto in implicazioni pratiche, ecco perché questa tecnologia conta.
Per le rinnovabili, l’energia dalle onde offre qualcosa che solare ed eolico non hanno: costanza e prevedibilità. Le onde ci sono anche quando non c’è vento o sole, spesso in momenti complementari. Una fonte affidabile come questa può ridurre la volatilità del sistema elettrico e la necessità di sovracapacità, contribuendo a un mix rinnovabile più stabile.
Per i costi, il principio “tre volte più energia a parità di boa” attacca il problema storico che ha reso l’energia dalle onde anti-economica: il rapporto tra ricavi e costi. Una boa leggera, costruita con scafi compositi sferici prodotti localmente, riduce materiali, emissioni di trasporto e infrastrutture dedicate.
Per il territorio, progetti come questo generano energia locale dal mare, rafforzando la sicurezza energetica nazionale e creando competenze e posti di lavoro nei porti e nella filiera. Il caso portoghese, con la prospettiva del parco VianaWave, va in questa direzione.
I limiti reali: a che punto è davvero
Serve la consueta onestà, perché l’energia dalle onde ha alle spalle una lunga storia di promesse non mantenute, e questo impone prudenza.
Il primo punto è la maturità. Il dispositivo C4 ha dimostrato il principio a scala commerciale, ma siamo ancora nella fase di validazione: CorPower segue un processo strutturato di verifica in cinque stadi, avviato nel 2012, e prevede di installare le macchine di nuova generazione (C5) puntando alla certificazione e alla maturità commerciale industriale verso il 2027. Non è ancora una tecnologia diffusa su larga scala.
Il secondo è la scala economica. Una cosa è far funzionare un singolo dispositivo, un’altra è costruire parchi da decine di megawatt a costi competitivi con eolico e solare. Il progetto VianaWave, pensato per diventare uno dei primi parchi al mondo nell’ordine dei 10 MW, è il banco di prova che dirà se la promessa regge sul piano industriale.
Il terzo è la storica difficoltà del settore: molti dispositivi per l’energia dalle onde sono stati testati in passato senza mai arrivare al mercato. Il risultato di CorPower è incoraggiante proprio perché affronta i due ostacoli che hanno fermato gli altri — sopravvivenza alle tempeste ed efficienza nelle onde normali — ma la conferma definitiva arriverà solo con anni di funzionamento su vasta scala.
In sintesi: WaveSpring è una delle idee più solide e concrete viste finora per sbloccare l’energia delle onde, sostenuta da risultati reali in mare aperto. Non è ancora una rivoluzione compiuta, ma è esattamente il tipo di ingegno — trasformare il nemico (il movimento estremo del mare) in alleato — da cui possono nascere le svolte.
FAQ – Domande frequenti
Cos’è la tecnologia WaveSpring?
È una tecnologia di controllo di fase brevettata, sviluppata dall’azienda svedese CorPower Ocean, per i suoi convertitori di energia dalle onde. Funziona come una “molla negativa”: amplifica il movimento della boa galleggiante facendola entrare in risonanza con le onde, aumentando fino a tre volte l’energia prodotta a parità di dimensioni.
Cosa significa “molla negativa”?
Una molla normale si oppone al movimento, riportando un oggetto alla posizione di riposo. Una molla negativa fa l’opposto: applica una forza nella stessa direzione dello spostamento, assecondando il movimento. Applicata a una boa che cattura energia dalle onde, questa forza annulla la resistenza naturale della boa e ne amplifica l’oscillazione, aumentando l’energia catturata.
Come fa il dispositivo a sopravvivere alle tempeste?
Grazie alla capacità di “de-sintonizzarsi”. In condizioni normali il sistema amplifica la risonanza per catturare il massimo dell’energia; quando i sensori rilevano una tempesta, il dispositivo smette di rispondere alle onde e diventa quasi “trasparente” alla loro forza, riducendo gli sforzi sulla struttura. Il dispositivo C4 di CorPower ha così resistito a onde fino a 18,5 metri al largo del Portogallo.
Perché l’energia dalle onde è considerata interessante?
Perché, a differenza di solare ed eolico, è più costante e prevedibile: le onde ci sono anche quando manca il vento o il sole. Questo la rende una fonte preziosa per stabilizzare il mix rinnovabile, riducendo la volatilità della rete e la necessità di sovracapacità. Il suo potenziale globale è enorme, ma è rimasta finora poco sfruttata per le difficoltà tecniche.
La tecnologia WaveSpring è già in uso su larga scala?
Non ancora. Il dispositivo C4 ha dimostrato il principio a scala commerciale al largo del Portogallo, ma la tecnologia è in fase di validazione: CorPower punta alla maturità commerciale industriale verso il 2027 con le macchine di nuova generazione C5, e a parchi più grandi come VianaWave. La conferma definitiva arriverà con anni di funzionamento su vasta scala.
In breve
WaveSpring è una tecnologia brevettata di CorPower Ocean (Svezia) che sblocca una delle fonti rinnovabili più promettenti e meno sfruttate: l’energia delle onde. Funziona come una “molla negativa”, assecondando e amplificando il movimento della boa galleggiante invece di opporvisi, così da farla entrare in risonanza con le onde e triplicare l’energia prodotta a parità di dimensioni. L’idea è ispirata al cuore umano, che usa la pressione immagazzinata per il movimento di ritorno. Il colpo di genio è la sopravvivenza alle tempeste: lo stesso sistema può “de-sintonizzare” la boa, rendendola trasparente alle onde estreme — il dispositivo C4 ha resistito a mareggiate con onde fino a 18,5 metri al largo del Portogallo. È una delle soluzioni più concrete mai viste per l’energia dalle onde, ma resta in fase di validazione: la maturità commerciale industriale è attesa verso il 2027, e la prova decisiva saranno i primi parchi su scala come VianaWave.
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Le prestazioni descritte si basano su dati dell’azienda e su pubblicazioni tecniche e accademiche; trattandosi di una tecnologia in fase di sviluppo e validazione commerciale, i risultati sono soggetti a conferma su larga scala. Fonti principali: CorPower Ocean (documentazione tecnica e comunicati ufficiali, 2024-2026); brevetto “Wave energy converter with negative spring” (USPTO); pubblicazioni accademiche di Chalmers University of Technology e NTNU sui test del convertitore CorPower; EIT InnoEnergy. Il principio della molla negativa è stato concepito presso la NTNU (Norwegian University of Science and Technology).
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