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Riforme, Celotto: “Fondamentali perché governi durano troppo poco, ma difficili da realizzare”

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Roma, 11 mag. (Adnkronos/Labitalia) – “Le riforme sono fondamentali perchè noi in 75 anni di Repubblica abbiamo avuto 69 governi. Abbiamo governi che durano 14 mesi. In questo modo, quanto governi realmente? E’ chiaro che i governi fanno poco. E il nostro sistema parlamentare sta creando sfiducia nei cittadini, perchè la repubblica parlamentare non risponde direttamente ai cittadini ma al Parlamento. Ma le riforme sono difficili da realizzare perchè vanno messi tutti d’accordo, serve un’ampia convergenza. E non si è mai riusciti perchè le riforme affondano nella palude dei veti politici incrociati”. Così Alfonso Celotto, professore ordinario di diritto costituzionale a Roma Tre, intervenendo a ‘Forum civica – uno sguardo ai valori etici, morali e civici che guidano la pubblica amministrazione’, in corso al Monastero di Camaldoli.

“I costituenti ci riuscirono -continua Celotto- perchè dovevano liberarci dal fascismo, dalla povertà, dalla monarchia, avevano un pressione enorme e non potevano fallire. Una situazione che oggi non c’è perchè la repubblica parlamentare funziona maluccio ma andiamo avanti. Ma se avessimo un governo che funziona meglio riusciremmo a fare più cose”, conclude.

“Non c’era twitter, non c’era instagram, e il 30% degli italiani era analfabeta. E allora serviva una Costituzione chiara, comprensibile agli italiani. Serviva una Costituzione chiara. Ci pensò Concetto Marchesi, costituente e già partigiano e rettore universitario. Diceva che servono tre regole per scrivere un italiano semplice: frasi di non più di 20 parole, mai più di una subordinata per frase, parole semplici che si capiscano. La Costituzione aveva due scopi che guardavano lontano: fondare una salda democrazia in un’Italia unita e poi riconoscere i diritti ma riconoscendolo devi fare una rivoluzione: l’articolo 3 secondo comma che è la più grande promessa che ci ha fatto il Costituente. E’ la promessa che ci fa lo Stato di trasformare il Paese: che questa Italia fatta di poveri e ignoranti possa ricrescere. E questo viene fatto coi diritti sociali. E la promessa è stata mantenuta, l’Italia di oggi è molto diversa rispetto a quella del ’46 al di là dei problemi, e questo proprio grazie ai diritti sociali”. Conclude Celotto.