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Piccoli schiavi, 243 violazioni per occupazione irregolare di minori in Italia

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Roma, 1 mar. (Labitalia) – “Piccoli schiavi invisibili” li ha chiamati Save The Children, vittime di sfruttamento sessuale, lavorativo o accattonaggio forzato. Tutti aspetti, comunque, di un fenomeno che spesso (ma non sempre) si incrocia con la tratta di esseri umani. Un fenomeno che rimane largamente sommerso, presente nei Paesi più avanzati, come l’Italia, e del quale è difficile dare un conto esatto.

Come spiega il Rapporto 2020 di Save The Children, l’organizzazione che dal 1999 è impegnata in Italia e nel resto del mondo a dare ai bambini l’opportunità di crescere sani, ricevere un’educazione ed essere protetti, in Italia sono stati registrati 243 illeciti riguardanti l’occupazione irregolare di bambini e adolescenti, sia italiani che stranieri (dati 2019 dell’Ispettorato nazionale del lavoro, gli ultimi disponibili). La maggioranza delle violazioni riguarda il settore terziario (210), seguono settore secondario (20) e settore primario (13).

“Ma la parola chiave per capire il fenomeno del lavoro minorile è ‘sommerso’ -spiega ad Adnkronos/Labitalia Antonella Inverno, responsabile Policy and Law di Save The Children- perché si riferiscono a pochi accertamenti di violazione, mentre sappiamo che il lavoro minorile è fenomeno più ampio e interessa sia stranieri che italiano”. E la pandemia da Covid 19 può peggiorare le cose. “Temiamo molto -aggiunge Inverno- un peggioramento della situazione: con molte scuole chiuse e molte famiglie cadute in una condizione di povertà, lo sfruttamento dei minori può aumentare”. In più, aggiunge l’esponente di Save The Children, “lo scenario diventa ancora più preoccupante con la fine del blocco dei licenziamenti”. La scuola è il primo presidio a tutela dei bambini, sostiene Inverno: “Laddove le scuole rimangono aperte contrastano i rischi che i minori in situazione di disagio possono correre: e non si tratta solo di poter essere sfruttati in lavori pesanti, ma anche di finire nelle mani della criminalità”, dice.

I bambini intercettati dall’Ispettorato del lavoro erano impiegati in maniera illecita per la gran parte nei servizi di alloggio e ristorazione (142 violazioni ), mentre 36 violazioni riguardavano il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, 17 nell’attività artistica, sportiva, di intrattenimento e divertimento, 16 nella manifattura, 13 nel settore agricolo, 4 nell’edilizia (il restante in varie attività). L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo sulla gestione della filiera agricola e agroalimentare, facendo emergere con più forza che in passato la condizione di sfruttamento lavorativo a cui sono sottoposti i migranti nelle campagne italiane. Si tratta di persone giovani, che da anni versano in condizioni di sfruttamento nel settore agricolo e sono esposti alle dinamiche di intermediazione illecita (cosiddetto caporalato).

“Il settore della ristorazione -dice ancora Inverno- andrebbe attenzionato così come quelli dell’agricoltura e dell’edilizia. Perché anche se i casi ufficiali sono pochissimi sappiamo che sono invece moltissime le violazioni che sfuggono ai radar dei controlli”. “In particolare, per quanto riguarda l’agricoltura -conclude Inverno- c’è da rivedere il Piano nazionale contro il caporalato, ancora troppo poco focalizzato sui minori”. Il Piano è stato adottato, sulla base degli orientamenti strategici definiti a livello europeo, dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a gennaio 2020. Quattro le direttrici: prevenzione; vigilanza e contrasto; protezione e assistenza; reintegrazione socio-lavorativa. Save The Children rileva che, “sebbene sia stato adottato un approccio di genere che tiene in debito conto le esigenze delle donne, mancano rilevazioni specifiche su alcune categorie vulnerabili, quali i minorenni, siano essi non accompagnati o, più frequentemente, accompagnati, quando messi a lavorare con le rispettive famiglie”.

Sempre Save The Children ci dice che nel 2019 (dati ufficiali del Dipartimento per le Pari Opportunità – presidenza del Consiglio dei ministri e del Sistema informatizzato per la raccolta delle informazioni sulla tratta Sirit), nel 2019 risultano in carico al sistema anti-tratta ben 161 minorenni, il 7,9% del totale delle vittime prese in carico dal sistema anti-tratta (2.033). Per il 95% si tratta di ragazze (153), mentre per il 5% sono ragazzi (8).

Con riguardo all’età, rispetto al totale, il 95% ha un età compresa tra i 15 e i 17 anni. Alcune sono poco più che bambine/i: il 5% ha un’età compresa tra i 13 e i 14 anni. Per lo più vengono dalla Nigeria (87%), seguite dai gruppi di origine ivoriana (2,5%) e tunisina (1,9%). Per quanto riguarda i minorenni, la regione principale di emersione è la Sicilia (29,8%), seguita da Liguria (14,3%), Piemonte (13,7%) e Campania (9,3%). La maggioranza delle segnalazioni è stata presentata dagli enti del privato sociale (17,4%) e dai servizi sociali (12,4%).

“La pandemia Covid-19 ha scoperchiato un vaso di Pandora -si legge nel Rapporto Save The Children- sul quale in tanti, da tempo, richiedevano alla politica di intervenire. Nel nostro Paese sono state numerose le inchieste e le denunce, anche da parte del mondo del Terzo settore, sulle condizioni di sfruttamento lavorativo a cui sono sottoposte queste persone, costrette a vivere nel degrado dei cosiddetti ghetti, occupazioni informali, luoghi sovraffollati e le cui condizioni di vita spesso vanno oltre il limite della dignità umana”. “La necessità di intervenire nei confronti di queste persone, spesso con un permesso di soggiorno scaduto o con un diniego di riconoscimento della protezione internazionale, è stata tanto urgente da spingere il Governo ad adoperarsi nel merito e non solo limitatamente al settore agricolo”, spiega il rapporto facendo riferimento al dl Rilancio di luglio 2020 che ha consentito a cittadini stranieri e italiani di regolarizzare i loro eventuali rapporti di lavoro irregolari o di formalizzare nuove assunzioni.

Per quanto riguarda il profilo dei minorenni vittime di sfruttamento lavorativo, i ragazzi provengono generalmente da Paesi dell’Africa sub-Sahariana, Tunisia (Sfax), Marocco (Banimalal e altre città) ed Egitto (dalle zone di Al Gharbeya, Minia e Assiut). Questi ragazzi sono poco scolarizzati e inseriti in attività a bassa specializzazione sin dall’infanzia, quali agricoltura, pastorizia ed edilizia. In Italia sono occupati o meglio sfruttati presso attività commerciali, manifatturiere, ristorazione e servizi. Sono noti i casi degli autolavaggi o mercati, magazzini o negozi ortofrutticoli aperte h24 nelle grandi città in cui lavorano ragazzi originari del Nord Africa o provenienti dal Bangladesh. Non sono rari i casi in cui ragazzi di origine albanese e dell’Est Europa sono sfruttati nell’edilizia o ristorazione. (di Mariangela Pani)

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