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Valotta (Virgin Active): “Settore fitness abbandonato dal Governo, Draghi ci aiuti”

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Palermo, 3 mar. (Adnkronos) – “Siamo molto preoccupati, il Coronoavirus si è abbattuto come un uragano anche su tutto il settore del fitness. Un settore che ha avuto, purtroppo, pochissimi ristori e poca attenzione da parte del Governo. Siamo stati abbandonati a noi stessi. C’è molto scetticismo e siamo demotivati. Mi auguro che questo scetticismo si trasformi in una sorpresa positiva e che si torni a parlare di prevenzione e corretti stili di vita perché il paese intero ne ha bisogno”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Luca Valotta, presidente e direttore generale di Virgin Active Europe. Trentasette club solo in Italia, oltre 167.000 soci e uno staff di 3.000 persone “di cui 1.100 in cassa integrazione”. Luca Valotta ci tiene subito a sottolineare che la situazione pandemica “è molto difficile” e che è giusto “pensare innanzitutto a debellare il virus”. Ma ribadisce anche che il settore del fitness, che “in un anno ha avuto un calo medio del 45 per cento del fatturato”, è stato “totalmente dimenticato”.

Nei giorni scorsi, il Presidente della Fit.Comm, l’Associazione Fitness Imprese Commerciali, ha mandato una lettera al neo premier Mario Draghi in cui esprime la sua “preoccupazione” e la sua “frustrazione” dei “principali operatori del fitness e dell’esercizio fisico”. L’associazione Fitness ha ribadito che il tasso di contagio nelle palestre italiane “è dello 0,01 per cento, come comunicato ufficialmente dal Dipartimento dello Sport al Cts già nell’ottobre scorso”. Fit.Comm. chiede, quindi, al Governo di aiutare il settore a “rimettere in movimento il nostro mondo” e auspica un “confronto”.

“In questi mesi – dice Luca Valotta – abbiamo fatto delle precise richieste al Governo. Speriamo che possano essere prese in considerazione, anche in vista della definizione del recovery plan. Speriamo che il presidente del Consiglio Draghi legga la lettera e ci risponda”. La prima cosa che chiede Valotta a Draghi è “di ascoltare il settore” perché “è mancata fin dall’inizio la fase dell’ascolto”. “Bisogna creare un protocollo”, anche se ribadisce “ovviamente oggi non è attuale” perché “siamo in un momento di ripresa di contagi”. Ma “bisogna ascoltare il settore e le associazioni di categoria per potere programmare una ripartenza del settore con un protocollo che tenga conto dell’evoluzione vaccinale – avverte – Nessuno pensa di tornare alla normalità in poche settimane, perché dovremo affrontare un periodo di distanziamento sociale e di protocolli di sicurezza e lavorare per mettere insieme, tra i temi importanti, anche i corretti stili di vita, senza l’arroganza e la presunzione”.

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