Minori: “Ho perso mia figlia, burocrazia sorda a Giustizia”, il racconto di un padre

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Roma, 16 giu. (Adnkronos) – “Ho perso mia figlia. C’è ancora un filo che ci lega ma è legato all’anima. Io di lei non so più nulla”. Sono le parole di A.M., un padre accusato dall’ex compagna di avere abusato della figlia minorenne, prosciolto dalle accuse infamanti già in sede di indagini e pure ancora oggi lontano dalla sua bambina e solo contro una provincia ostile, “sorda alla Giustizia”, “anarchica” che gli nega di esercitare i suoi diritti e doveri genitoriali “ancora in stallo”. Vittima di “un silenzio assordante”, A.M. subisce da anni la ritrosia dei servizi sociali e dei vertici comunali all’esecuzione delle decisioni dei Tribunali. “Come se ci fosse qualcosa di più forte della Giustizia; come se fossimo in uno stato anarchico”.

Oggi a Lecce presso l’Hotel 8+ alle ore 15 i suoi legali denunceranno in conferenza stampa la mancata esecuzione delle sentenze dei Tribunali e l’ostruzionismo burocratico subito da A.M. “Hanno sequestrato mia figlia – denuncia il padre all’Adnkronos – ogni giorno che passa è sempre più devastante, perché ho perso tre anni di vita con lei. Mi sento impotente ma voglio restare in un contesto di legalità per proteggerla. Non c’è più tempo da perdere. O qualcuno interviene o io non la vedrò mai più”.

A.M. racconta il migliaio di giorni di silenzio in cui “nessuno mi comunica nulla, mi racconta nulla”. In cui per condividere un attimo di routine di vita della bambina seppur a distanza, “ho dovuto assumere degli investigatori. Almeno – quasi si giustifica – per sapere a che scuola andasse”. Lieve consolazione dato che “nel frattempo il nostro rapporto si sta distruggendo del tutto”. Perché? “Mia figlia è una bambina realmente abusata – risponde – ma non da me. Le è stato sottratto il diritto di avere un padre”.

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