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**Mafia: processo Trattativa, pm ‘scelte politica criminale e verità inconfessabili /Adnkronos** (5)

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(Adnkronos) – E ha evidenziato come sia “doveroso rappresentare anche in questo giudizio le doglianze rimaste senza risposta nel parallelo giudizio definito con il rito abbreviato… le motivazioni del giudice di primo grado del processo Mannino sono approssimative e confuse anche nella ricostruzione del percorso argomentativo dell’accusa, mentre quelle dell’appello sembrano più che altro incentrate a enfatizzare ogni possibile criticità, a volte con evidente travisamento dei fatti, piuttosto che valutare la coerenza del ragionamento dell’organo requirente”. Per la Provura generale vi è una “motivazione illogica con travisamento del fatto, con riferimento alla verosimile consapevolezza e alla verosimile approvazione da parte del dottor Paolo Borsellino dell’iniziativa dei carabinieri Mori e De Donno di agganciare Vito Ciancimino”, ma anche “un travisamento della prova con riferimento alle dichiarazioni rese da Agnese Borsellino in merito a quanto riferitogli dal marito pochi giorni prima di essere ucciso sul fatto che il generale Subranni ‘era punciutu'”.

“In questo diverso procedimento – si legge nella memoria dell’accusa – proprio a causa della separazione della posizione dell’uomo politico che temeva di essere ucciso da Cosa nostra, ciò che costituisce l’antefatto alla contestata trattativa e, cioè, l’attivismo di Mannino che per le minacce ricevute si rivolge a Bruno Contrada e ad Antonio Subranni, non sempre è stato esplorato in modo compiuto”.

Un accordo, tra Stato e mafia, che secondo l’accusa sarebbe proseguito anche dopo l’arresto “di Riina e dei fratelli Graviano”, con le stesse persone che avrebbero “garantito una latitanza protetta per lo ‘zio’, Bernardo Provenzano”. E Dell’Utri? Quale sarebbe stato il suo ruolo, secondo l’accusa? “Proprio mentre tutto ciò accadeva nasceva Forza Italia” con Dell’Utri che “ha ricoperto un ruolo decisivo in questa situazione di convivenza gattopardesca”, “curando la tessitura dei rapporti tra Cosa nostra e ‘ndrangheta con il potere politico”, sostiene l’accusa. Non solo. “Lo stesso Silvio Berlusconi, chiamato a testimoniare sull’argomento quando era premier, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un suo diritto, certo, ma ci si aspettava un contributo diverso”. Ombre e sospetti, insomma, su apparati dello Stato deviati che per la Procura generale sono confermati anche dai “due dossier su mafia e appalti” compilati dai Carabinieri del Ros tra il 1991 e il 1992.

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