**Mafia: processo Trattativa, pm ‘scelte politica criminale e verità inconfessabili /Adnkronos** (3)

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(Adnkronos) – Il primo che ha raccontato degli incontri avvenuti nel 1992 con esponenti dei Servizi segreti per parlare delle stragi. Il secondo, invece, sentito nel settembre 2019, ha raccontato di come “Dell’Utri fosse in contatto con i servizi e disse ai Graviano dove trovare il pentito Contorno” il dato che “dal carcere il boss Mangano scriveva telegrammi a Berlusconi”. “C’è qualcuno in quest’aula che, dopo avere letto e sentito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, gli atti su via D’Amelio, dubiti dell’esistenza di soggetti che hanno agito nell’ombra?”, ribadì più volte l’accusa durante la requisitoria. “Nessuno, riteniamo noi, dubita dell’esistenza di menti raffinatissime, di pupari che hanno agito nell’ombra con evidenti gravi condotte che appaiono non comprensibili e certamente non giustificabili”.

A rendere difficile la ricostruzione dei fatti non solo il trascorrere del tempo, ma anche l’operato di chi, secondo Fici, ha “agito al di fuori degli schemi ritardando e distruggendo le prove, falsificando le prove, favorendo e depistando. Sono decine gli inviti a tentare di fare chiarezza, basta ricordare l’intervista fatta ieri (in occasione delle commemorazioni per la strage di Capaci, ndr) dal vicequestore aggiunto Manfredi Borsellino, figlio del giudice Paolo Borsellino”. “Ma a distanza di decenni – ha evidenziato – chi sa continua a tacere e a testimoniare il falso, perché? Se tutto è stato fatto a fin di bene perché tacere, perché negare l’evidenza dei fatti? Il dubbio, che però è diventato certezza, è che si continua a tacere e a non spiegare, perché si tratta di verità inconfessabili, si preferisce tacere rischiando di essere incriminati per falsa testimonianza, piuttosto che raccontare i fatti nella loro crudezza”.

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