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**Mafia: processo Borsellino quater, domani la Cassazione metterà la parola fine/Adnkronos** (3)

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(Adnkronos) – “È lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento ad alcuni elementi”. Come facevano i suggeritori a sapere la storia della 126? “È del tutto logico ritenere — scrivono ora i giudici — che tali circostanze siano state suggerite a Scarantino da altri soggetti, i quali, a loro volta, le avevano apprese da ulteriori fonti rimaste occulte”. Dunque, chi ispirò i suggeritori? La Corte d’assise parla nella sentenza di “un insieme di fattori” che “avrebbe logicamente consigliato un atteggiamento di particolare cautela e rigore nella valutazione delle dichiarazioni di Scarantino, con una minuziosa ricerca di tutti gli elementi di riscontro, secondo le migliori esperienze maturate nel contrasto alla criminalità organizzata”. E viene ricordato che due pm, Ilda Boccassini e Roberto Sajeva, avevano scritto una nota ai colleghi per segnalare “l’inattendibilità delle dichiarazioni rese da Scarantino su via D’Amelio”. Ma restarono inascoltati. Anzi, a nessun magistrato della procura nissena sembrò strano che “La Barbera facesse dei colloqui investigativi con Scarantino nonostante avesse iniziato a collaborare con la giustizia”.

“L’attività istruttoria compiuta nel dibattimento di primo grado – scrive la corte d’assise d’appello di Caltanissetta – ha consentito di acquisire elementi in base ai quali ritenere che, fin dall’inizio, le indagini condotte per pervenire all’accertamento dei responsabili della strage hanno subito condizionamenti esterni e indebiti da parte di taluni degli stessi inquirenti che hanno forzato le dichiarazioni dei primi collaboratori di giustizia, in modo da confermare una verità preconfezionata e pre-esistente alle stesse dichiarazioni, pur rimanendo ignote le finalità perseguite”. La Corte definisce la ricostruzione della vicenda un “mosaico che nel suo complesso continua a rimanere in ombra in alcune sue parti”. Come la “scomparsa dell’agenda rossa e la ricomparsa della borsa del magistrato in circostanze non chiarite nella stanza dell’ex capo della Mobile Arnaldo La Barbera, la presenza di uomini sconosciuti sulla scena del delitto e nell’immediatezza dello stesso” e di una persona estranea a Cosa nostra mentre veniva imbottita di tritolo la 126 usata per l’attentato.

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