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Gip Matassa: “Vicenda Palamara non si potrà concludere con una sentenza’

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Palermo, 23 feb. (Adnkronos) – “Perché ho deciso di firmare la lettera aperta al Capo dello Stato? Potrei risponderle con un’altra domanda che è in sé una risposta. ‘Perché questa lettera non è stata firmata da tutti i magistrati di buona volontà che hanno a cuore il futuro della Giustizia nel nostro Paese?’. Dando una risposta a questa domanda si comprenderà il punto nodale dello stato delle cose”. A parlare, in una intervista esclusiva all’Adnkronos, è il gip del Tribunale di Palermo, Lorenzo Matassa, uno dei 67 magistrati che hanno firmato l’appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui chiedono che sia “intrapreso il cammino per l’eliminazione dei fattori distorsivi dell’imparzialità e buon andamento della funzione di autogoverno, ripristinando la legalità delle sue dinamiche”. I giudici chiedono, tra le altre cose, anche il sorteggio per la selezione dei magistrati al Csm e la rotazione degli incarichi direttivi. Oltre alla istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sullo scandalo Palamara.

“Ho più di un dubbio che la magistratura, nel suo complesso, accetti il radicale cambiamento – dice ancora Matassa – Ne ho avuto prova alle ultime elezioni dell’Anm, nell’ottobre 2020, momento questo in cui 1.212 elettori hanno votato per la corrente di ‘Unità per la Costituzione’ indicata dal suo capo storico come lo strumento di una serie infinita di azioni non trasparenti se non illecite”. “Si potrebbe obiettare: ‘È il ‘Sistema’ democratico, bellezza!’ – continua il gip Matassa -Già… però mi chiedo se questo metodo, che si definisce democratico, non nasconda shakespearianamente la sua stessa cieca follia…”.

Sulla richiesta della istituzione di una commissione di inchiesta, Lorenzo Matassa spiega: “Quando un fenomeno patologico eccede l’alveo di una sua possibile soluzione giudiziaria e si manifesta in una ampia ed endemica complessità, occorre che vi sia data proporzionata risposta collettiva”. “Se un paragone si vuol fare con l’attuale situazione pandemica, una cosa è avere l’influenza e curarla dal medico di base; un’altra è affrontare una epidemia che può salvare il singolo solo se salva anche la collettività”. “In altre più semplici parole, la vicenda Palamara non è qualcosa che potrà risolvere l’ufficio giudiziario di Perugia con una sentenza”, dice.

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