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Covid: primario Niguarda Milano, ‘aumentano ricoveri intensiva, 80% non vaccinati’

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Milano, 3 dic. (Adnkronos) – “Il numero di ricoverati in terapia intensiva in Lombardia sta aumentando, parliamo di 7-10 pazienti al giorno”. Lo afferma Roberto Fumagalli, direttore della terapia intensiva dell’ospedale Niguarda di Milano, contattato dall’Adnkronos. “Contestualmente – sottolinea – stanno per essere attivati tutti gli hub ai quali si faceva riferimento nella delibera regionale, circa 18. Ciascuno ha a disposizione circa 8 posti letto. Abbiamo ancora posti letto disponibili, non molti, per altri eventuali pazienti”. Tutti gli ospedali lombardi, rimarca il primario “stanno aprendo letti per pazienti di degenza ordinaria Covid”.

A impensierire Fumagalli è anche la nuova variante Omicron “Preoccupazione c’è – afferma – i numeri aumentano e lo vediamo, ma l’impressione è che l’aumento sia un po’ più graduale rispetto alle altre volte e che gli ospedali riescono a organizzarsi e aprire posti letto dedicati, questa è la cosa importante”. L’identikit del ricoverato vaccinato oggi, sottolinea Fumagalli, è quello di una persona “anziana e in genere con più comorbilità” mentre il vaccinato che finisce in terapia intensiva è “giovane e meno comorbilità” mentre il tasso di mortalità dei ricoverati si è ridotto rispetto alla prima ondata: “eravamo al 42% ora al 34% – rimarca il primario – mentre il numero di soggetti non vaccinati è dell’80% e del 20% i vaccinati senza booster. Al Niguarda nessuno dei ricoverati finora aveva fatto la terza dose”.

Quanto all’ipotesi di un lockdown per i non vaccinati come soluzione per alleggerire il peso sugli ospedali, Fumagalli osserva: “Potrebbe essere una soluzione ma penso che forse bisognerebbe continuare con l’opera di convinzione che viene favorita dall’obbligo del green pass e dalle nuove regole del governo”. Per il primario arrivare a un lockdown così categorico “non so” se sarebbe la cosa giusta, “preferirei si convincessero le persone, non vorrei interrompere il canale di comunicazione con loro ma far capire quanto stanno rischiando”. Già adesso, conclude, “vediamo che qualche no vax va in giro a dire che forse si è sbagliato, magari non deve farlo in modo clamoroso e con questa esposizione mediatica ma se il no vax pentito riesce a trasmettere lo stesso messaggio agli altri, anche in maniera privata, ecco, credo che sarebbe utile”.

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