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Coronavirus: a Bergamo 30-40% pazienti cirrotici ha visto peggiorare malattia

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Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) – “I nostri pazienti cirrotici, tra il 30 e il 40%, durante l’emergenza Covid hanno mostrato una progressione della malattia e adesso dobbiamo farci carico di tutte queste persone e gestire la situazione”. Lo sottolinea Stefano Fagiuoli, direttore Usc Gastroenterologia ed Epatologia e Trapiantologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei relatori del corso in streaming ‘Covid 19 e malattie epatiche: Cosa è cambiato con la pandemia?’, un evento organizzato con il contributo di Gilead Sciences.

“Nel corso della pandemia l’impatto sui pazienti con malattie epatiche è stato sicuramente rilevante – aggiunge – Tutte le attività ambulatoriali non urgenti sono state sospese e ci siamo dedicati solo ai pazienti urgenti, con scompenso di malattia o con situazioni neoplastiche. L’impatto quindi è stato importante e ha riguardato anche i pazienti in lista d’attesa perché ne abbiamo sospesi 21 su 87, e in dieci casi le sospensioni erano direttamente legate al problema Covid. Ci sono stati un paio di pazienti che hanno avuto paura di venire in ospedale e sono stati sospesi, abbiamo avuto purtroppo tre pazienti con progressione della malattia neoplastica durante la pandemia. Abbiamo interrotto – prosegue il direttore – tutte le attività di inizio trattamento per epatite B e C e abbiamo continuato l’erogazione dei farmaci ai pazienti già in trattamento”.

Ora la sfida dei medici a Bergamo, una delle zone più colpite dal coronavirus, è la fase 3. “Si tratta di riorganizzare i processi, quello che abbiamo fatto è stato individuare i pazienti le cui prenotazioni e appuntamenti erano saltati e inquadrare chi avesse più necessità. A loro abbiamo dato altri slot e appuntamenti per la ripresa dell’attività – evidenzia Fagiuoli – Stiamo spostando visite ed esami per liberare lo spazio per i pazienti più urgenti e poi abbiamo messo in campo la telemedicina, una più grezza ovvero usiamo il telefono e le mail per ricontattare, ma anche una più evoluta con le visite da remoto degli specialisti”.

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