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Caso Denise: ex pm Angioni, ‘era terreno minato, così fui bloccata durante l’inchiesta’/Adnkronos (3)

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(Adnkronos) – Poi torna a parlare della sua indagine. In particolare sulla “rete di protezione” che ci sarebbe stata attorno ai Corona. “Ognuno è libero, con la sua intelligenza, di pensare ciò che vuole – spiega – ma ricordo che un pm è pagato per sospettare e non per rabbonirsi”. E racconta: “Io mi sono trovata di fronte a cose che non andavano bene”. E fa un esempio: “Il verbale di Claudio Corona, fratello di Anna Corona. Ricordo che lui rispose in modo strafottente e basta. E chi ha preso il verbale non è andato avanti. Diede una risposta tipo. ‘E che ne so io?’. Da restare a bocca aperta. Una cosa scandalosa. E quel verbale fu chiuso così, senza alcuna ulteriore spiegazione”. “Me ne sono capitate talmente tante, di stranezze, che nemmeno me le ricordo”, dice oggi Angioni. “Mi ero data una spiegazione – ricorda ancora su Claudio Corona – ma non ho avuto la dimostrazione. Io, sinceramente, pensavo che qualcuno della famiglia Corona fosse un confidente della Polizia, con il Commissariato di Mazara del Vallo e, come si sa, i confidenti si tende a proteggerli”.

Poi aggiunge: “Qui c’è una confusione di intenti, magari chi lo proteggeva forse pensava: ‘tanto non è coinvolto’, ma evidentemente non fa il suo dovere, che è di cercare gli indizi. Non sono state rispettate le regole e quando questo accade il pm si spaventa”. In quel periodo Maria Angioni aveva “un po’ di preoccupazione – racconta oggi – ero un po’ spaventata, nel senso che le preoccupazioni erano tantissime”. E poi rivela, per la prima volta, quanto accadde un giorno a Ragusa: “Gli ultimi giorni, prima di andare via dalla Procura di Marsala per trasferirmi a Cagliari decisi di andare a fare una attività a Ragusa. Dovevamo farla solo con la Sezione di Pg di cui mi fidavo e che ubbidivano alle mie direttive. Ma, invece, all’improvviso, dopo essere partiti con la solita squadretta, scoprii che sono venuti tutti con noi, a partire dagli uomini del Commissariato di Mazara fino al Comando dei Carabinieri, che non avevo chiesto. Eravamo una cinquantina di persone in tutto, dalle iniziali cinque”. Ma perché si aggiunsero tutti questi poliziotti e carabinieri? “Perché quando abbiamo avvisato i colleghi di Ragusa che saremmo andati, allora lo hanno fatto sapere ai comandi di Carabinieri e Polizia e anche loro volevano essere con noi. E lì mi successe una cosa stranissima che mi ha molto inquietato.

Ecco la rivelazione: “Ci sono stati degli elementi di disturbo in una importante attività di indagine”. E specifica: “Avevamo sentito una intercettazione, che ritenevamo molto importante davvero inquietante- spiega – Così andammo a Ragusa a sentire alcune persone”. Era il 22 luglio del 2005. Il giorno prima dell’addio di Maria Angioni alla Procura di Marsala. “Una intera famiglia era stata sottoposta a una intercettazione, in particolare due donne – dice sempre all’Adnkronos – Ma ecco che mentre stavo sentendo a sommarie informazioni una persona, arriva – in maniera inopportuna – un esponente delle forze dell’ordine, diverso dalla mia squadra di Polizia Giudiziaria, che mi interruppe e dicendo delle cose che avrebbe dovuto dire in separata sede, e così ha bloccato di fatto anche il flusso di informazioni che stava provenendo dalla persona interrogata. E quell’attività è morta lì. Ero incavolata nera”.

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