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Una rete da traino per scovare le microplastiche

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Babylegs è un modo economico ed educativo per monitorare l’inquinamento marino da plastica

Plastiche e microplastiche sono uno degli argomenti più frequenti per quanto riguarda il danneggiamento del pianeta (marino e non solo) causato dagli uomini. Soprattutto le microplastiche sono molto discusse perché, non essendo visibili a occhio nudo, sono molto difficili da individuare e recuperare. Per questo è stato ideato Babylegs, una rete da traino e raccolta che permette di raccogliere campioni da tutti i corsi d’acqua per capire se le microplastiche sono presenti o meno.

Attualmente in finanziamento sul sito di crowdfunding Kickstarter, Babylegs è stato inventato dal Civic Laboratory for Environmental Action Research (CLEAR), un collettivo che si autodefinisce un laboratorio anticoloniale e femminista, specializzato nel monitoraggio delle plastiche oceaniche. Per questo specifico progetto, il CLEAR sta collaborando con un’altra organizzazione, che si chiama Public Lab, una comunità che sviluppa strumenti open source, nella speranza di motivare il coinvolgimento delle persone.

Questi due gruppi, insieme, hanno cercato di creare un dispositivo che le persone possono utilizzare per aiutare a raccogliere più informazioni possibili sui problemi di qualità ambientale, quindi non per fare profitto. Nel caso di Babylegs, inoltre, visto che si tratta anche di uno strumento creato con materiali economici e riciclati (è un kit fai-da-te che si mette insieme prima dell’uso), può essere costruito da chiunque: bastano calze da bambini, una bottiglia vuota, carta vetrata, un trapano, delle forbici, una corda, un morsetto da idraulico e un cacciavite. 

Seguendo le indicazioni, si può fabbricare lo strumento e dirigersi verso il corso d’acqua più vicino per prelevare e valutare campioni attraverso i quali sarà possibile creare un database il più ampio possibile sulla situazione della plastica nelle acque mondiali.
In questo modo, oltre a monitorare, si informa e si educa.

Sapete che la plastica in mare potrebbe trasformarsi in carburante per le barche? Scoprite di più su questa curiosa ecoinvenzione.

 

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