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Fulco Pratesi si racconta a Ecoseven: il WWF, l’ambientalismo e la difesa dei bamboccioni

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Leggi l’intervista al fondatore del WWF, quando ha deciso di dedicarsi all’ambientalismo, i primi passi del WWF in Italia, le battaglie per un ambientalismo concreto, i Parchi nazionali, e una proposta controcorrente sui ‘bamboccioni’: lasciamoli a casa dai genitori, si consuma meno!

“Nel 1964 era il terzo anno che mi recavo in Turchia, in Anatolia, per una battuta di caccia e passò davanti a me, ad una distanza di 20 o 30 metri una bellissima orsa con tre piccoli davanti, ricordo ancora la scena: ero in questa faggeta dove c’erano licheni dorati, un contesto bellissimo, per me quello è stato un momento – lo dico senza voler esagerare – simile a quello di Paolo di Tarso, una sorta di conversione che poi mi ha illuminato per tutta la vita”.

Se vuoi capire chi è Fulco Pratesi, devi per forza tornare a quella giornata dell’autunno del 1964, quando gli scatta dentro la molla e Pratesi, che sarebbe poi diventato il fondatore del Wwf in Italia, smette di fare il cacciatore (e l’architetto) per dare vita – qualche anno più tardi, nel 1966, in una stanzetta del suo studio con altri venti amici – al Wwf. “Mi ricordo che versammo venti mila lire a testa e con gli amici prendemmo in  affitto subito dopo il Lago di Burano”.

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Quello del Wwf è "un ambientalismo concreto fatto non solo di denuncia ma di fatti concreti, ci siamo occupati sin dall’inizio delle paludi dove sostavano gli uccelli migartori, oggi in Italia ci sono molte zone protette per fortuna”. Quanto è merito del Wwf? "Noi ci abbiamo lavorato moltissimo specialmente sui Parchi nazionali e sulla natura, inizialmente i Parchi nazionali erano solo 4, oggi ce ne sono 23”. Quali battaglie ricordi con gioia e con dispiacere? “Con gioia ricordo la vittoria del ’No’ al nucleare, campagna nella quale ci impegnammo anche finanziariamente. La sconfitta più brutta invece quella del referendum sulla caccia, quella mi brucia ancora”.

Una proposta provocatoria oggi per consumare di meno e meglio la fa controcorrente sui cosiddetti bamboccioni, cioè coloro che vivono ancora in famiglia, con i genitori  "la considero una cosa anacronistica, perché chi resta in casa, giovane o adulto che sia, abita in una sola abitazione, e per questo consuma meno perché si costruiscono meno case e si usa meno cemento. Poi usi gli stessi elettrodomestici e magari la stessa automobile; e poi, a parte tutto, in un’epoca segnata dalla solitudine un gesto concreto è quello di preservare davvero il senso di famiglia, la famiglia è questa. Non smembriamola”. (michele guerriero)

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