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Iran, Trump lancia ‘Project Freedom’ a Hormuz: Teheran alza livello dello scontro

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(Adnkronos) –
Gli Stati Uniti lanciano l'Operazione 'Project Freedom' per sbloccare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e garantire il passaggio delle navi commerciali, ma l'iniziativa annunciata dal presidente, Donald Trump, si è scontrata subito con la dura reazione dell'Iran, che rivendica di aver impedito l'ingresso di unità navali Usa e attacchi contro navi americane, mentre restano forti criticità operative e di sicurezza in un teatro dove da settimane continua il braccio di ferro tra Teheran e Washington. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato su X che il sostegno militare all'operazione includerà "cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli, piattaforme multidominio", sia aeree sia marittime, per sorveglianza, ricognizione o intervento rapido in caso di minacce e "15mila militari". Secondo un funzionario americano citato dalla Cnn, tuttavia, la missione non prevede la scorta diretta delle navi nello stretto. Nel dettaglio, tra gli assetti impiegati figurano i cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, considerati la spina dorsale della flotta Usa, alcuni dei quali già presenti nella regione. Queste unità, finora utilizzate per operazioni nel Mar Arabico, potrebbero avere un ruolo limitato nello stretto, soprattutto con funzioni di difesa aerea. Dispiegati anche elicotteri armati per contrastare eventuali imbarcazioni ostili e aerei d'attacco come gli A-10, impiegabili contro bersagli navali o batterie missilistiche costiere. Secondo l'ex ufficiale della Marina australiana Jennifer Parker, analista del Lowy Institute, "sembra trattarsi di un'operazione che non mira tanto a fornire protezione diretta a una o due navi, quanto piuttosto a cercare di modificare la situazione nello stretto" affinché le navi "si sentano al sicuro". Restano però numerose incognite su come questi assetti verranno concretamente utilizzati per riattivare il traffico nello stretto, in un contesto molto complesso. L'Agenzia di sicurezza marittima britannica Ukmto, collegata alla Royal Navy, ha definito "critiche" le minacce, segnalando la presenza di mine navali e definendo "estremamente complesso" il transito lungo le rotte designate. 
Teheran ha reagito con fermezza e ancora più esplicita è stata la risposta dei militari. "In seguito a un avvertimento deciso e rapido da parte della Marina, è stato impedito ai cacciatorpediniere americani nemici di entrare nello Stretto di Hormuz", ha annunciato Artesh, secondo quanto riferito da Press Tv. Secondo l'agenzia iraniana Fars, due missili avrebbero colpito una fregata Usa, dopo che la nave avrebbe tentato di entrare nello stretto "ignorando l'avvertimento della Marina". La nave Usa sarebbe stata costretta a ritirarsi dalla zona, ma un funzionario statunitense, citato da Axios, ha negato che la nave sia stata colpita. 
Trump, dal canto suo, in un lungo post su Truth Social ha definito l'Operazione 'Project Freedom' un "gesto umanitario", spiegando che numerosi Paesi hanno chiesto l'intervento degli Stati Uniti per liberare le loro navi bloccate nello stretto. "Sono semplicemente spettatori neutrali e innocenti", ha scritto, aggiungendo che Washington guiderà le imbarcazioni "in modo che possa riprendere liberamente le loro attività". Dall'inizio della guerra in Medio Oriente, si stima che circa 20mila marittimi siano rimasti bloccati nell'area, con crescenti preoccupazioni per le scorte e le condizioni di vita a bordo. 
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