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Asma e sibili? Dipendono dai nostri geni

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Secondo un recente studio presentato a Philadelphia in occasione della Infectious Diseases Week, l’asma e i sibili di origine bronchiale avrebbero una causa genetica

L’asma e i sibili di origine bronchiale avrebbero una causa genetica. E’ quanto afferma uno studio condotto dalla Dott.ssa Susanna Esposito, direttore dell’unità di Pediatria ad alta intensità di cura del Policlinico di Milano e Presidente del ‘Waidid’ (World association for infectious diseases and immunological disorders).

Lo studio, presentato recentemente a Philadelphia in occasione della terza edizione della ‘Infectious Diseases Week’ (e che ha visto riuniti i massimi esperti internazionali nel campo delle malattie infettive), ha dimostrato come, durante i primi anni di vita del bambino, il ‘wheezing’, o respiro sibilante/fischio, rappresenti una patologia molto comune che si manifesta almeno una volta nella maggior parte dei bambini, soprattutto tra i 2 e i 5 anni. Di questi, sempre secondo la ricerca, solo il 30% svilupperà asma bronchiale, mentre nel 60% dei casi, il problema è destinato a risolversi entro l’età scolare.

La ricerca della Dott.ssa Esposito si è in particolare concentrata sulle potenziali correlazioni tra il rischio di ‘wheezing’ ricorrente in età pediatrica e la presenza di specifiche variazioni di alcuni geni che regolano le funzioni del sistema immunitario. In questo modo è stato possibile analizzare il ruolo che hanno i diversi virus in associazione con variazioni genetiche e la loro importanza nel determinare la ricorrenza degli episodi di wheezing. Andando ancora più nel dettaglio, sono stati presi in esame 119 bambini non affetti da patologie croniche, ricoverati per il primo episodio di bronchiolite (74 dei quali hanno poi presentato wheezing ricorrente) e altri 119 coetanei sono stati raggruppati dopo un’anamnesi silente per patologia respiratoria, selezionati all’interno di un campione di pazienti ambulatoriali durante il periodo dello studio. Entrambi i gruppi sono stati poi seguiti per due anni. In generale, ciò che è stato riscontrato nei ‘pazienti’ osservati, ha riguardato le differenze relative al loro decorso infettivo: alcuni individui non si sono mai ammalati di una forma infettiva cronica, altri invece sono andati rapidamente incontro a guarigione, altri ancora si sono ammalati spesso e, in caso di guarigione, hanno avuto un decorso clinico problematico.

‘Oggi sappiamo che queste differenze – ha sottolineato la Dott.ssa Esposito – che, più frequentemente trovano spiegazione in moltissime variabili, possono anche dipendere da diversità strutturali di certi geni.’

(ml)

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