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**Tv: Vespa, ‘in 25 anni a Porta a Porta Kissinger e il Papa, ma il mio mestiere resta il cronista’** (2)

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(Adnkronos) – Tre i momenti che resteranno per sempre scolpiti nella memoria del conduttore. “Uno, anche emotivamente parlando, è il terremoto dell’Aquila -ricorda il conduttore- Noi aquilani siamo abituati ai terremoti, ma quando ho visto dall’elicottero che crollavano campanili e chiese che avevano resistito al terremoto del 1703, che era stato quello a memoria storicamente più devastante, lì veramente ho capito che era successo qualcosa di straordinario. L’altro le torri gemelle: non immaginavo che potesse accadere una cosa del genere con tale chirurgica precisione. Se andiamo a ripensare a freddo all’addestramento militare che hanno avuto quelli, c’è da rimanere veramente impressionati. Il terzo, è senz’altro la pandemia. Quando mai avremmo immaginato di vivere una cosa simile?”.

Il personaggio che lo ha stupito di più “è difficile. Forse però, trascurando il coté politico, mi ricordo quando Gianni Agnelli nel centenario della Fiat mi presentò i suoi nipoti, Lapo e Jaki (John Elkann, ndr). Lui seduto sulla prima automobile del nonno e i nipoti che intimiditi assistevano all’intervista in un angolino, come un passaggio di testimone. Mi colpì moltissimo”, è l’aneddoto del giornalista.

Che, nonostante sia al timone di un format che ha mantenuto la stessa formula vincente da un quarto di secolo, non ha dubbi: “Il cronista resta il mio mestiere principale. Sono tornato cronista con il Covid, con il terremoto, questa è la base del nostro mestiere. Se tu non sei cronista, non sei niente. Poi puoi commentare, puoi parlarne, ma la base è conoscere direttamente le cose, e documentarsi. Questo è anche il successo di ‘Porta a Porta’”, spiega Vespa. Che ammette di non avere realizzato ancora tutti i suoi ‘sogni’: “Qualche piccolo desiderio sugli ospiti da avere in studio mi è rimasto, sì… ma non si fanno nomi”, chiude scaramanticamente col sorriso il giornalista.

(di Ilaria Floris)

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