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“M5S burattini, Casaleggio sovrano assoluto”, lo stop dei Verdi a Strasburgo

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Roma, 27 ott. (Adnkronos) – di Ileana SciarraUno schiaffo in pieno volto, capace di falcidiare qualsiasi tentativo di alleanza. E’ il documento con cui i Verdi, nel settembre 2019, misero nero su bianco i dubbi sul Movimento 5 stelle. Un paper interno, un’informativa a disposizione dell’intero gruppo per tirare le somme su un’eventuale intesa all’Europarlamento. Nove pagine di stroncatura -in possesso dell’Adnkronos insieme a un nuovo documento datato gennaio 2020 in cui si rispolvera la stessa biografia, dunque gli stessi concetti – dove nel mirino finisce soprattutto Davide Casaleggio. Ma dove arrivano fendenti e affondi per tutti: per Roma, “governata da una società con sede a Milano”, per Beppe Grillo, Luigi Di Maio ma anche Alessandro Di Battista, per le idee sulle politiche migratorie che hanno portato “un Paese tradizionalmente accogliente e filo-europeista sull’orlo del fascismo nel 2019”.

Il documento torna attuale nel momento in cui il gruppo di Strasburgo sembra a un passo dalla scissione, con i cosiddetti dissidenti -Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato, Eleonora Evi, tutti firmatari del documento per gli Stati generali dei ‘dibattistiani’ che menziona esplicitamente Rousseau- che strizzano l’occhio ai Verdi votando contro la Pac e rischiando di fatto l’espulsione dal Movimento. Un voto in dissenso, il loro, guardato con interesse dal copresidente del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, Philippe Lamberts, che oggi, in un’intervista all’Adnkronos, ha ammesso che il voto ha mostrato che alcuni grillini sono “più vicini: aspettiamo gli Stati generali e vediamo se evolvono”, ma in molti fanno notare la contraddizione di questa mossa politica: i dissidenti che vorrebbero la svolta ‘verde’ sono anche quelli più vicini a Casaleggio e a Rousseau.

Di certo, stando almeno al documento visionato dall’Adnkronos, l’evoluzione per passare ai Verdi e contare di più in Europa -attualmente i grillini figurano tra i ‘non iscritti’- deve essere in chiave decisamente anti-Casaleggio. Il presidente dell’associazione Rousseau viene infatti definito il “Sovrano assoluto” di un Movimento in cui gli eletti “sono burattini”, perché le decisioni vengono prese da Casaleggio, a volte affiancato da Beppe Grillo.

“Sfatare un mito – esordisce infatti il dossier -: il Movimento 5 Stelle non è né democratico, né un movimento governato dalla base. E’ stato creato ed è ancora gestito da un imprenditore di internet con l’aiuto di un popolare comico come figurante”. Dunque si ripercorre tutta la storia del M5S, in parte anche della Casaleggio associati, l’azienda sorta cinque anni prima del Movimento ma ad esso legata a doppio filo. I ‘Vaffa-day’, l’alleanza tra Grillo e Casaleggio, la nascita del Movimento e gli attacchi alla stampa, vissuti come il grande nemico al pari dei partiti tradizionali.

E se il Movimento inizialmente si muove, nel 2009, su temi ambientali e tradizionalmente ad appannaggio dei Verdi, adotta in seguito -riporta il documento- politiche anti-migratorie e posizioni antieuropee: “Il Movimento 5 Stelle è stato determinante – si legge – nello spostare l’elettorato italiano verso posizioni di destra ben prima di entrare in una coalizione di governo con la Lega”. Per i Verdi, infatti, il M5S “è uno strumento” nelle mani di Casaleggio, “ciò che conta non è il suo contenuto (non ideologico), ma la sua forma. Si tratta di uno scheletro a cui può essere allegato qualsiasi contenuto”.

“Le posizioni politiche seguiranno la convenienza e il potere o gli interessi economici del proprietario”, viene messo nero su bianco, mentre si lamenta l’assenza di democrazia interna: “le decisioni importanti nel Movimento 5 Stelle non sono prese né dalla base del partito, né da parte del Parlamento o del governo, ma da Davide Casaleggio, titolare della Casaleggio Associati Srl e della banca dati Rousseau”.

Dunque nel paper ci si sofferma sul meccanismo delle espulsioni, sulla selezione dei candidati organizzata sulla piattaforma Rousseau, dove, “se ai proprietari non piacciono i risultati, i vincitori vengono semplicemente espulsi dal partito”, l’accusa mossa dagli autori del dossier -pare che capofila sia la tedesca Alexandra Geese- che tirano in ballo il famoso caso di Marika Cassimatis, che ha vinto le primarie online per candidarsi come candidato sindaco dei Cinque Stelle Genova, “ma è stato cacciato dal partito con generiche accuse di ‘tradimento”.

Dunque una delle frasi più dure dell’intero documento, ovvero l’accusa che “i membri eletti del Parlamento sono burattini”, “considerati solo messaggeri della volontà del Movimento” che “fondamentalmente coincide con gli interessi dei proprietari”, per i Verdi Davide Casaleggio.

Nel paper anche il rapporto con Nigel Farage, e la scelta, calata dall’alto, di formare un gruppo con la sua Ukip: “I deputati avrebbero voluto aderire al gruppo dei Verdi”, ma “Grillo e Casaleggio hanno invece negoziato” con l’uomo della Brexit. Il dossier ne ha anche per Roma, si sofferma sul contratto della sindaca Virginia Raggi con il M5S: “l’orgogliosa città di Roma – sentenzia – è governata da una società per azioni con sede a Milano”. Non può mancare un passaggio sull’uso dei dati da parte della piattaforma Rousseau, le violazioni degli hacker durante le votazioni e i dubbi avanzati dal Garante della Privacy.

C’è poi un’intero paragrafo dedicato al difficile tema della migrazione, da sempre divisivo per il Movimento. Nel dossier si sottolinea come “le posizioni anti-migranti e anti-Ong di solito attribuite a Matteo Salvini sono state espresse anche da molti politici Cinque Stelle”, dunque vengono riportate alcune affermazioni di Grillo, le prese di posizioni del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, del ministro Di Maio nonché di Di Battista.

In particolare, viene ricordata l’infelice frase di Grillo sui topi e i clandestini, “tecniche di pubblicità virale e targeting e profilazione – si legge nel documento – hanno contribuito a trasferire questi messaggi in ampie fasce del popolazione” e “ciò ha contribuito a trasformare un paese precedentemente accogliente, aperto e filo-europeista come l’Italia sull’orlo del fascismo nell’estate 2019”.

Nel documento, ci si aspetta dal governo Conte II un “atteggiamento pro europeo e cooperativo”, rispetto a quello “palesemente razzista” dell’esecutivo gialloverde. “Tuttavia è interessante notare – si legge – che Di Maio e i 5 Stelle hanno fortemente insistito per mantenere i decreti sicurezza che erano stati approvati dall’ex governo e che prevedevano enormi multe per le navi di soccorso e per il loro personale nel Mediterraneo”.

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