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Pesca, il settore risente della crisi e i pescatori attendono risposte

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Sono diversi i problemi che affliggono il settore della pesca. Gli addetti ai lavori soffrono ancora di più per una crisi da tempo irrisolta. Bisogna cambiare rotta e adottare politiche stabili di sviluppo

Italia, popolo di santi, navigatori e… pescatori. Sì, perché il nostro Paese basa gran parte della sua economia sul mare, essendo praticamente “immerso” nel Mediterraneo. Ma il comparto, così come quello agricolo, presenta numerose criticità: i problemi del commercio del pescato, le limitazioni, i divieti e le regole che vengono concordate (talvolta imposte) con l’Unione europea. I pescatori soffrono la concorrenza – manco a dirlo – dei Paesi esteri e hanno bisogno di sostegno, soprattutto economico. Necessitano, inoltre, di una linea politica che guidi il comparto e permetta al settore di crescere.

 

Di tutte queste problematiche si discute quando i nostri Ministri vanno a Bruxelles per incontrare il Commissario europeo di riferimento, in questo caso la titolare degli Affari marittimi e della Pesca, la greca Maria Damanaki. Ieri il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, l’ha incontrata per fare il punto della situazione. Soprattutto, però, i due si sono visti per discutere della Pcp, la Politica comune della pesca. In pratica la normativa comunitaria generale in attesa di essere riformata. Così come accaduto per la Pac, la Politica agricola comune, anche per la pesca si partirà con una fase di trattative. La leva su cui fa forza l’Italia per scongiurare il rischio – soprattutto a causa di ipotetici minori contributi che arrivano da Bruxelles a Roma – di vedere danneggiata la propria filiera della pesca è quella della specificità del proprio territorio e del proprio pescato: come le altre produzioni anche quella del pesce va tutelata, visto che mira a standard qualitativi molto elevati e a produzioni super-controllate.

Inoltre, la questione su cui l’Italia insiste riguarda gli aiuti europei per sostenere il “fermo-pesca”, lo stop forzato alle attività in mare per permettere alla fauna e alla flora ittiche di ripristinare condizioni ottimali. I pescatori attendono fiduciosi. Del resto l’Italia non può proprio permettersi di lasciarli indietro.

Giacomo Gallo

bruxelles, catania, Damanaki, mercato ittico, pesca, Ue

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