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**Ucraina: produttore bunker, ‘richieste mai calate e spesso ho dovuto fare da psicologo’**

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Milano, 22 set.(Adnkronos) – “Le ultime dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, sull’utilizzo di armi nucleari nella guerra contro l’Ucraina, non hanno determinato grossi cambiamenti nella richiesta di rifugi da parte degli italiani; la notizia, semmai, è che dall’inizio del conflitto, quando i centralini dell’azienda sembravano impazziti, la richiesta non è mai diminuita”. A parlare all’Adnkronos è Giulio Cavicchioli, amministratore delegato della società Minus Energie di Bagnolo San Vito, nel mantovano, specializzata nella costruzione di bunker e rifugi in Italia.

Nelle prime fasi della guerra, quando il presidente russo ha iniziato a paventare il ricorso alle armi nucleari contro gli occidentali, “nei nostri uffici si è scatenato un vero e proprio delirio -ricorda Cavicchioli-; ricevevamo talmente tante richieste da non riuscire ad avere un attimo per respirare. Ma erano richieste più che altro ‘emotive’, dettate dalla paura, dall’ansia; la gente chiamava noi perché voleva parlare, capire. Come se noi avessimo delle risposte sulla guerra. Sono rimasto impressionato; alcune di queste telefonate facevano venire la pelle d’oca”.

Molte chiamate, poi, erano per chiedermi semplicemente “che cosa pensavo su come sarebbe potuta andare a finire questa storia”. E “in un caso, pur rendendomi conto che non avrei chiuso alcun contratto, mi sono sentito di andare fin nei pressi di Bergamo per un ‘cliente’ che mi aveva detto di avere le figlie talmente scioccate da non riuscire più a dormire. Sono andato là per cercare di tranquillizzarle, ho cercato di dare a tutta la famiglia un supporto morale”.

Con il passare del tempo, “pian piano la richiesta si è ‘asciugata’ e le richieste sono diventate più concrete”. Oggi “chi ci contatta vuole analizzare il progetto, valutare se sia possibile ad esempio ricavare il rifugio dalla cantina, conoscere i costi. Nel mese di marzo, quindi, abbiamo avuto circa un migliaio di richieste da tutta Italia, prevalentemente da Piemonte e Lazio. Tante anche dalla Lombardia, che è stata la regione dove, peraltro, maggiore è stata la effettiva realizzazione dei rifugi”.

“In Italia, tuttavia -osserva Cavicchioli- manca una cultura della prevenzione, non esiste. Nel nostro Paese si sono costruite intere città su fianchi di vulcani, su letti di fiumi interrati, su pareti fin troppo scoscese; siamo un popolo totalmente fatalista”. Dunque, “non c’è una vera e propria esigenza, un desiderio di sentirsi protetti”. Qualcuno però c’è: “Sì, e il rifugio se lo è fatto costruire già in tempi passati. Altri lo stanno facendo ora. Altri ancora, molti per la verità, sono quelli che vorrebbero, ma non possono portare a termine il progetto per questioni burocratiche”. Per realizzare una struttura del genere, infatti, sono necessarie concessioni, permessi, autorizzazioni che certifichino la agibilità del locale. “Tra tutti gli altri -conclude il manager- c’è un clima di maggiore rassegnazione. O meglio di accettazione, nella convinzione che, comunque, a prevalere sarà il buonsenso”.