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Matera

MATERA, Capitale Europea della Cultura 2019

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Matera

Matera, non solo città dei Sassi, ma luogo dalle antiche atmosfere

Unica e particolare. Matera, territorio magico della Basilicata, toglie il fiato a chiunque la visiti per la prima volta.

Così originale e preziosa da essere incoronata Capitale europea della Cultura 2019. Un evento che ha reso l’Italia ancora più orgogliosa delle sue città, esclusive ed incomparabili allo stesso modo.

Uno scenario incantevole si apre davanti agli occhi.

Sono i celebri Sassi di Matera, piccoli nuclei abitativi che si sono insediati attorno a luoghi di culto e si sono sviluppati oltre le mura che circondavano la Civita, antico centro istituzionale, religioso e commerciale della città.

Un agglomerato urbano che si divide in due anfiteatri scavati dall’uomo, grazie alla presenza di una roccia facile da lavorare, la calcarenite, e destinati a diversi usi e funzioni. Il Caveoso, composto soprattutto da grotte, e il Barisano, costituito da abitazioni realizzate secondo tecniche costruttive più complesse.

Viuzze e scale, archi e ballatoi, ampie terrazze e campanili di chiese ipogee costituiscono l’antico nucleo urbano di Matera. Un grande paesaggio emotivo e culturale da scoprire e percorrere fino a diventarne parte.

Il modo migliore per comprendere queste strutture abitative rupestri è visitare almeno una delle case grotta presenti nei Sassi, arredate così come erano negli anni ‘50, esempi dell’organizzazione dello spazio abitativo, con cucina, zona letto, stalla e cisterna.

Nell’area dei Sassi ci si imbatte in luoghi di culto, le chiese di Matera, dalle notevoli architetture, in cui sono custoditi elementi preziosi come tele, statue ed elementi sacri di straordinaria bellezza.

L’originalità di Matera, infatti, non si riduce alla sola presenza dei Sassi. Particolari edifici religiosi e contenitori culturali di grande valore sono altri elementi che caratterizzano un luogo  dalle antiche atmosfere come questo.

A partire da Piazza San Pietro Caveoso, dove si trova l’omonima chiesa, una delle poche  interamente costruite all’interno dei Sassi.

Nonostante i dettagli relativi alla sua fondazione siano poco noti, probabilmente attorno al 1218, visitare la Chiesa di San Pietro Caveoso  suscita forti emozioni.

Le numerose modifiche hanno alterato la struttura della chiesa, rendendola molto diversa da quella originaria. Le ristrutturazioni più significative sono avvenute nel XVII secolo, quando si decise di trasformare la facciata di accesso, costruire il campanile ed ingrandire l’ambiente interno aggiungendo delle cappelle laterali.

La facciata è costruita in stile barocco e presenta tre portali con una semplice cornice nella parte superiore. Su ciascun portale sorgono delle nicchie con le statue della Madonna della Misericordia su quello centrale, mentre rispettivamente sul portale di sinistra e su quello di destra trovano spazio le statue di  San Paolo e San Pietro.

Al suo interno la chiesa presenta tre navate con transetto, ornata da pitture rappresentanti “Cristo che affida il futuro della chiesa a San Pietro”, la Madonna del Confalone e la conversione di San Paolo. Nella struttura originaria della chiesa erano presenti otto cappelle, di cui solo quattro nella parte sinistra della chiesa sono ancora visibili.

La prima cappella a sinistra è dedicata alla Vergine Addolorata, con affreschi  che risalgono molto probabilmente XV secolo. Qui è presente anche una tela seicentesca con la Pietà, realizzata dal pittore Alessandro Fracanzano. Sempre a sinistra, nella seconda cappella, dopo i lavori di restauro sono riapparsi due gruppi di affreschi seicenteschi realizzati da Martino Deghello.

La terza cappella, dedicata a Sant’Antonio, ospita sei pannelli in tufo datati 1531 e realizzati dallo scultore Altobello Persio e due dipinti seicenteschi raffiguranti una Madonna con Bambino e Sant’Antonio. La fonte battesimale del XIII secolo è presente nella quarta cappella a sinistra, dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

L’altare settecentesco è dominato da un polittico in legno del 1540, uno degli elementi più interessanti presenti all’interno della chiesa. Un ‘opera che raffigura la Madonna con Bambino tra i Santi Pietro e Paolo, realizzata da un ignoto artista materano.

La scoperta di Matera prosegue attraversando i numerosi vicinati e le  piazzette su cui si affacciano le varie strutture dei Sassi e dove gli abitanti condividevano la vita di tutti i giorni.

Nel Sasso Caveoso è quasi impossibile non accorgersi del Monterrone, imponente sperone roccioso, al cui interno sono state scavate alcune chiese rupestri, luoghi mistici e austeri, ricchi di affreschi e di stili e tratti orientali che convivono insieme.

Uno dei primi esempi è la Chiesa rupestre Santa Maria De Idris che si presenta a pianta irregolare, con una parte scavata nella roccia ed un’altra costruita.

L’edificazione della chiesa si attesta tra il XIV ed il XV secolo, mentre la facciata, realizzata in tufo nel XV secolo, fu rifatta a seguito di un crollo avvenuto nel Quattrocento. Accanto alla facciata è presente un piccolo, ma raffinato campanile a vela che conferisce alla chiesa un aspetto elegante.

L’interno della chiesa è completamente diverso rispetto alla struttura originaria per via dei continui restauri che si sono verificati nei secoli. Sull’altare ottocentesco è presente una Madonna con Bambino dipinta a tempera e risalente al XVII secolo, mentre a destra si trova la conversione di Sant’Eustachio, la Sacra Famiglia e Sant’Antonio del XVII secolo.

Altro notevole esempio di architettura religiosa rupestre è la chiesa di Santa Lucia e Sant’Agata alle Malve.

Particolarissima chiesa rupestre che comprende anche il Monastero Benedettino femminile del IX secolo.

Costruita alla fine del VII secolo, la chiesa è formata da Laure, piccole celle dove risiedevano le monache benedettine rimaste a Matera fino al 1283. La comunità monastica è stata parte integrante nella vita e nello sviluppo storico-urbanistico della città di Matera nel corso di un millennio.

A destra del complesso, blocchi squadrati di tufo delineano l’entrata della chiesa e terminano con un arco acuto che sul fondo, all’interno di una lunetta, contengono il calice con i due occhi, simbolo liturgico di Santa Lucia.

La chiesa è a tre navate e l’unica ancora accessibile è quella di destra, ingresso attuale della chiesa sempre rimasta aperta al culto. L’interno è ornato da affreschi molto ben conservati che vanno dal XII al XV secolo.

Nella parte sinistra è raffigurata una Madonna col Bambino risalente al XVI secolo. In un altro dipinto del XIV secolo sono raffigurati San Benedetto e Santa Scolastica, entrambi fondatori dei grandi ordini monastici del periodo.

Nella navata destra pitture raffigurano la Deposizione del Cristo dalla Croce, San Nicola e l’Incoronazione della Madonna con San Giovanni Battista. In quella centrale, invece, una raffigurazione di Sant’Agata e, subito dopo, della Madonna delle Grazie e San Michele Arcangelo.

Percorrendo l’unica strada carrabile dei rioni Sassi, via Madonna delle Virtù, si arriva nel Sasso Barisano. Anche in questo rione si presentano ulteriori e ampie zone scavate, tra cui Casa Cava, uno straordinario esempio di riutilizzo moderno di un ambiente dei Sassi.

Spazio per concerti, spettacoli, incontri, convegni, Casa Cava è l’unico centro culturale ipogeo al mondo, prestigioso simbolo della parabola storica e della rinascita culturale di Matera.

Un auditorium e centro culturale polifunzionale, un tempo cava per estrazione di tufo nel cuore della città. Un luogo davvero unico e suggestivo in cui vivere un’esperienza che racconta con nuovi linguaggi il patrimonio culturale di Matera e della Basilicata.

Accanto a Casa Cava si trova la chiesa di San Pietro Barisano, la più grande tra le chiese rupestri presenti nei Sassi.

La sua prima edificazione risale intorno all’anno Mille, ma nel corso della sua storia  ha subito diverse ristrutturazioni intorno al XV e XVIII secolo.

La facciata, costruita con conci di tufo, risale al 1755 e ha uno stile architettonico molto semplice che la rende particolarmente elegante. All’interno la chiesa è suddivisa in tre navate delle quali la più importante è senza dubbio quella centrale in cui si trova l’altare maggiore.

Lungo la navata destra, dall’entrata, si distinguono l’altare della Madonna della Consolazione, con l’immagine in tufo della Madonna con Bambino incoronata dagli angeli, e l’altare del Santissimo Sacramento con il pavimento in maiolica.

Tra gli anni ’50 e 70′del Novecento molte opere furono danneggiate o trafugate, tra tutte la tela dell’altare centrale. La chiesa rupestre, tuttavia, vanta ancora oggi la presenza di diversi oggetti e tele di notevole importanza, tra cui l’incoronazione della Beata Vergine, con gli Apostoli Pietro e Paolo, il Cristo nel Sepolcro e l’altare dell’Annunciazione.

Un’altra architettura degna di nota è  la chiesa rupestre di Santa Barbara, tra le più importanti e belle opere rupestri di Matera, dall’influenza tipicamente bizantina, formata da un’unica navata ed abbellita da numerosi affreschi.

Scavata tra il X e XI secolo interamente nella roccia, è caratterizzata da una facciata con due accessi, un ingresso che porta ad un piccolo ambiente secondario e l’entrata principale, impreziosita da due colonne con capitelli.

Sono presenti due altari, uno collocato nell’area sopraelevata cui si accede attraverso piccoli scalini, l’altro a sinistra addossato al muro della navata. Al suo interno la chiesa è divisa in  tre ambienti, mentre all’esterno trovano spazio alcune tombe antiche scavate nella roccia.

La sua struttura architettonica richiama la tradizione liturgica bizantina e le decorazioni pittoriche presenti all’interno sono di notevole pregio. La principale testimonianza artistica della chiesa rupestre di Santa Barbara è rappresentata dall’immagine della Madonna con Bambino.

Di grande interesse anche i cinque pannelli che ritraggono Santa Barbara, raffigurata con capelli biondi tenuti insieme da un diadema, sul corpo una veste bianca con manto rosso, mentre con una mano regge la palma del martirio e con l’altra la torre simbolo della Trinità.

Un fascino tutto particolare viene offerto dalla Cripta del Peccato Originale, una delle chiese rupestri più interessanti presenti sul territorio materano.

Questa cavità naturale nella campagna materana si raggiunge attraversando il sentiero di Pietrapenta, ed è la più antica testimonianza dell’arte rupestre del Mezzogiorno d’Italia.

Una grotta adibita a chiesa nel IX secolo dai monaci benedettini, scelta come luogo ideale per la meditazione e per la preghiera.

L’inestimabile importanza storica ed artistica dei pregevoli affreschi in stile longobardo-benedettino presenti all’interno hanno consentito alla cripta di essere definita “La Cappella Sistina dell’arte rupestre”, anche se, nella memoria locale, la cripta viene indicata come “Grotta dei Cento Santi”, dati i numerosi Santi raffigurati negli affreschi sulle pareti.

Il complesso di affreschi presente sul muro illustra numerose scene del vecchio testamento tratte dalla Genesi, in particolare della Creazione e del Peccato Originale, a cui la chiesa deve la denominazione. Le pitture presentano sullo sfondo distese di fiori, realizzati da un ignoto artista materano soprannominato “Il pittore dei fiori”.

La chiesa rupestre presenta un solo ambiente in cui trovano posto tre nicchie absidali. La prima è dedicata a San Pietro, Sant’Andrea e San Giovanni, nella seconda è raffigurata una Madonna con Bambino con due Vergini ai lati e infine nella terza sono presenti gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

La Cripta del Peccato Originale ha subito diversi secoli di abbandono prima di essere ritrovata, all’inizio del XX secolo, in circostanze tanto casuali quanto curiose.  Recentemente la cripta è stata restaurata e gli affreschi risplendono in un contesto di luci e suoni, ricreando così  l’atmosfera di preghiera che più di mille anni fa vivevano in prima persona i  monaci benedettini.

La città di Matera offre interessanti luoghi da visitare anche al di fuori dei famosi rioni Sassi.

Un’area molto suggestiva è il cosiddetto Piano, la zona pianeggiante di sviluppo urbano più recente, che incornicia il margine superiore dei Sassi.

Qui si fa tappa in Piazzetta Giovanni Pascoli, nota ai materani come Piazza del Liceo. Un importante spazio cittadino in cui si trova Palazzo Lanfranchi, prima grande costruzione del Piano. Nato come seminario per volontà dell’Arcivescovo Vincenzo Lanfranchi, divenne in seguito sede del liceo classico della città, in cui proprio Pascoli insegnò latino e greco fra il 1882 e il 1884.

Oggi Palazzo Lanfranchi ospita il Museo Nazionale d’Arte medievale e moderna della Basilicata.

Nelle dodici sale al primo piano dello splendido edificio, propone un percorso espositivo articolato nelle sezioni Arte Sacra, Collezionismo e Arte Contemporanea. Al piano terra si viene accolti dal grande dipinto “Lucania ’61”, lungo 18 metri e realizzato da Carlo Levi in occasione del centenario dell’Unità d’Italia.

La sezione Arte Sacra espone dipinti murali provenienti dalle chiese rupestri di Matera, sculture in legno, tele e preziosi manufatti in cartapesta che documentano, dal Medioevo al Settecento, il percorso culturale e artistico della Basilicata.

Le sale del Collezionismo accolgono un’ampia selezione di dipinti su tela appartenenti alla raccolta di opere messa insieme da Camillo d’Errico di Palazzo San Gervasio, uno dei più consistenti esempi di collezionismo privato ottocentesco dell’Italia meridionale. Le tele esposte, raffiguranti scene sacre e mitologiche, paesaggi, nature morte e ritratti, offrono una sintesi della cultura figurativa napoletana del Seicento e del Settecento.

La sezione di Arte Contemporanea mostra una ricca selezione di dipinti di Carlo Levi,  alcune opere dell’artista materano Luigi Guerricchio e le fotografie di Mario Cresci, artista e designer tra i più importanti interpreti della ricerca fotografica in Italia negli ultimi quattro decenni del XX secolo.

Sempre in Piazzetta Pascoli, splendido panorama con vista sui Sassi, la chiesetta della Madonna del Carmine è un gioiello sacro da visitare. La sua storia è strettamente legata a Palazzo Lanfranchi, situato alla sua sinistra.

Costruita nei primi anni del ‘600, su iniziativa dei membri dell’ordine dei Carmelitani che vivevano nella città di Matera, la chiesetta della Madonna del Carmine venne poi inglobata nel Seminario Lanfranchi edificato nel 1684.

Una volta sul posto, lo sguardo si sofferma subito sul raffinato portale in legno al di sopra del quale spicca una nicchia con una statua della Madonna attribuibile a Stefano da Putignano, mentre le due nicchie laterali ospitano due sculture raffiguranti, a sinistra, San Nicola, a destra, San Filippo Neri. La sua unica navata oggi è sede di interessanti eventi di carattere culturale.

Percorrendo via Ridola, invece, si raggiunge il Museo Archeologico Nazionale.

Ospitato nell’ex convento barocco di santa Chiara, fu istituito nel 1911, quando il medico e archeologo locale, Domenico Ridola, a cui il Museo è intitolato, donò allo Stato le sue collezioni, risultato di importanti ricerche effettuate nel territorio materano. A Domenico Ridola è anche intitolata l’omonima sala nel museo che conserva documenti delle sue attività di medico, parlamentare e archeologo.

Il museo custodisce al suo interno numerosissimi reperti rinvenuti nei dintorni di Matera. Le testimonianze rinvenute vanno dal Paleolitico inferiore, circa 10.000 anni fa, principalmente con oggetti in pietra levigata, fino al Neolitico, con utensili sempre più lavorati, come raschiatoi, punte, grattatoi in selce o calcare.

All’interno del museo suscitano particolare interesse due sezioni dedicate alla Preistoria: la prima consiste in una riproduzione di una cavità carsica, le cui pareti mostrano esempi di arte parietale, la seconda propone una capanna neolitica in scala reale, compresa di recinto per gli armenti, focolare esterno e forno per la cottura della ceramica. Nell’area dedicata alla Magna Grecia sono presenti  numerosi reperti funerari ed oggetti votivi rinvenuti sulle alture che dominano le vallate fluviali

Continuando lungo via Ridola, si raggiunge Piazza del Sedile, situata in posizione centrale tra i due Sassi, Caveoso a sud e Barisano a nord, era il cuore politico ed economico della città nel XVI secolo. Sede dell’omonimo Palazzo del Sedile, allora palazzo comunale, oggi ospita il Conservatorio di musica intitolato al musicista materano Egidio Romualdo Duni.

Palazzo del Sedile si raggiunge dopo aver oltrepassato la chiesa di San Francesco di Assisi, edificata nel 1218 sulla chiesa ipogea dei SS. Pietro e Paolo  a cui si accede attraverso una botola dalla terza cappella sulla sinistra.

Rinnovata nel 1670 per volere dell’arcivescovo Lanfranchi, presenta una struttura attuale frutto di alcuni lavori di ampliamento datati XV e XVII secolo, che l’hanno dotata del convento e della facciata in stile barocco-pugliese,  impreziosita, in alto, dalle statue della Madonna Immacolata con San Francesco d’Assisi a sinistra e Sant’Antonio da Padova a destra.

Al suo interno, la chiesa presenta una pianta ad una sola navata e tante piccole nicchie dedicate ai nobili materani, ad esclusione della prima nicchia a sinistra, nella quale sono collocate le statue della Madonna della Bruna e Sant’Eustachio, patroni di Matera.

A questi ultimi è dedicata la Cattedrale di Matera.

Situata in Piazza Duomo e costruita nel XIII secolo in tipico stile romanico pugliese sullo sperone più alto della Civita, che divide i due rioni Sassi, Barisano e Caveoso.

Il Duomo di Matera,  uno dei più importanti edifici di culto della città,  presenta un portale molto decorato su cui risalta un rosone formato da sedici raggi che simboleggia la vita intesa come una ruota.

Costruito interamente in blocchi di calcarenite, è suddiviso all’interno in tre navate che si presentano oggi in stile barocco in seguito alle varie modifiche fra XVII e XVIII secolo. Alcuni elementi dell’originaria decorazione della struttura medievale si possono ancora ammirare come, per esempio, l’affresco del Giudizio universale e quello della Madonna della Bruna, attribuiti a Rinaldo da Taranto e risalenti al 1270.

Sempre all’interno del Duomo è possibile osservare anche un presepe realizzato interamente in pietra nel 1534 da Giulio Persio, vero e proprio esempio di arte popolare che fa rivivere la magia dei Sassi.

Ad opera dello stesso artista la cinquecentesca Cappella dell’Annunciazione ornata con sculture in pietra policroma e particolarmente degna di attenzione tra gli arredi interni della Cattedrale.

A fianco al Duomo si trova il Museo Diocesano, suddiviso in tre ampie sale  e caratterizzato da un percorso che si  articola in un viaggio che parte dai giorni nostri e giunge alle origini della Chiesa materana.

A pochi passi dal Duomo, immersa nei vicoli della Civita, ecco Casa Noha, antica dimora che ospita il racconto emozionante della storia di Matera.

Una casa diventata centro culturale nel cuore dei Sassi che riassume il percorso della città di Matera e delle storiche case grotta.

A Casa Noha si viene coinvolti in un inedito e avvincente viaggio multimediale che narra il territorio da diverse prospettive : dall’architettura alla storia dell’arte, dall’archeologia alla storia del cinema e offre una ricostruzione completa della storia della città dalle origini a oggi.

Con la sua struttura in tufo, i soffitti a volta, i delicati intagli e le cornici, l’edificio rappresenta un esempio di architettura privata dei Sassi, mentre una scala esterna conduce dall’ariosa corte ai cinque ambienti interni, proprietà, un tempo, della nobile famiglia Noha.

Percorrendo in discesa via Duomo si arriva in via delle Beccherie che conduce in Piazza Vittorio Veneto, spazio principale e salotto della città di Matera. Da qui, e precisamente dal belvedere Guerricchio, si possono ammirare la bellezza del Sasso Barisano e della Civita, l’area alla cui sommità si innalza la Cattedrale.

Proprio a sinistra dei tre archi che offrono un affaccio sui Sassi da Piazza Vittorio Veneto si presenta  la graziosa Chiesa di Materdomini. Secondo fonti locali, la sua edificazione risale al 1680 commissionata da Silvio Zurla, commendatore dei Cavalieri di Malta.

L’attuale chiesa, infatti, apparteneva ai Cavalieri di Malta e nacque molto probabilmente per svolgere funzioni civili, diventando in seguito edificio religioso

La parte superiore del portale è decorata da una statua della Madonna con Bambino, mentre la facciata presenta un loggiato su cui sorge un campanile a torre piatta con al centro gli stemmi dei Cavalieri di Malta e della famiglia Zurla. Un solo e accogliente spazio caratterizza l’interno, di cui si possono ammirare l’altare maggiore, dedicato all’Annunziata, e le statue in pietra policroma dell’Arcangelo Gabriele e della Madonna.

Da Piazza Vittorio Veneto, percorrendo via San Biagio, si raggiunge Piazza San Giovanni in cui è imperdibile la visita alla suggestiva Chiesa di San Giovanni Battista.

Uno dei migliori esempi di stile romanico pugliese presenti a Matera.

Costruita al di fuori delle antiche mura della città e dei Sassi, la sua edificazione risale agli inizi del XIII secolo e si presenta come uno degli edifici architettonici medievali più importanti del sud Italia.

Durante il medioevo, infatti, la chiesa si imponeva già come tesoro architettonico per l’eleganza strutturale e la raffinata decorazione. Un particolare, questo, che si può dedurre dal portale finemente intagliato e  sormontato da una piccola nicchia che ospita una statua in pietra policroma di San Giovanni Battista.

L’attuale nome si deve a Monsignor Del Ryos, che la riaprì al culto nel 1695, mentre l’ affascinante architettura interna è opera dell’abate Marcello Morelli, che nei primi decenni del Novecento decise di rimuovere la copertura settecentesca.

Un’atmosfera intima si respira all’interno, con pianta a croce latina, in cui sono presenti tre navate separate da otto pilastri con capitelli e decorazioni zoomorfe che dividono le tre navate e sorreggono grandi arcate trasversali che formano enormi volte a crociera.

La navata sinistra è arricchita da diversi elementi, tra cui una prima cappella dove è presente un affresco raffigurante la Madonna delle Nove  risalente al XVI secolo, ed una seconda cappella  dedicata ai Santi Medici Cosimo e Damiano con statue lignee e i caratteristici mantelli rosso e verde.

Un’eccezionale opportunità per ripercorrere la storia e la cultura di Matera viene offerta anche dal Museo Laboratorio della Civiltà Contadina.

Proiettati nei luoghi e nei mestieri di un passato mai tramontato, qui si rivive lo stile di vita dei cittadini materani fino agli anni ’50, quando gli abitanti degli antichi rioni furono trasferiti nei nuovi quartieri della città moderna.

Una serie di abitazioni collegate tra loro ed un’estensione di oltre 500 metri quadri rendono il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina un luogo unico nel suo genere ed uno degli spazi espositivi più grandi del sud Italia.

Proprio per garantire una ricostruzione di ambienti il più possibile fedele alla realtà, l’allestimento delle sale espositive è stato preceduto da anni di raccolta mirata degli oggetti di uso quotidiano e degli attrezzi di vari mestieri alla base della vita economica e sociale della città dei Sassi.

La fase operativa dell’allestimento è stata animata da antiche ed originali  testimonianze ricche di particolari derivanti da esperienze personali, mentre di recente è stato attivato un vero e proprio laboratorio artistico, finalizzato alla produzione di materiale grafico-pittorico, decorazione di ceramica e lavorazione di argilla e legno.

Un tocco più moderno viene illustrato dal MUSMA- Museo della Scultura Contemporanea di Matera, che racconta la storia della scultura italiana e internazionale dalla fine del 1800 ad oggi. Unico museo in grotta al mondo, dove si sperimenta una perfetta simbiosi tra le sculture e alcuni tra i più caratteristici luoghi scolpiti nei Sassi di Matera.

L’originale museo ha sede nello splendido Palazzo Pomarici, o Palazzo delle Cento Stanze, che domina sul Sasso Caveoso.

I suoi spazi espositivi coprono non solo le aree edificate del Palazzo, ma anche gli ampi ipogei scavati.

Al piano superiore dell’edificio il percorso si articola in dieci sale, mentre al piano inferiore le opere sono disposte in tre cortili, in sette grotte scavate nel tufo e nelle Sale della Caccia, in modo da consentire la sperimentazione di una straordinaria integrazione tra gli ambienti secolari “cavati” dall’uomo e la scultura contemporanea.

Le particolari atmosfere di Matera la rendono un luogo ideale per eventi speciali. Festività come Pasqua o Natale qui assumono un valore ancora più forte dal punto di vista emotivo. Esperienze che difficilmente si possono ripetere altrove, data la conformazione del territorio molto simile all’originale e l’intensità in cui vengono rievocati questi momenti.

Nella Mater Sacra Pasqua, ad esempio, il senso religioso della festività è vissuto ancora con l’entusiasmo di un tempo.

La Mater Sacra ricorda quella che fu la passione di Cristo, un evento carico di significato, che a partire dal Giovedì Santo si svolge a ridosso dei Sassi.

A seguire, il Venerdì, le suggestive letture e narrazioni sacre si fondono nell’affascinante  paesaggio  e il racconto della Passione avviene per mezzo di rievocazioni storiche e processioni. Nel coinvolgimento emotivo, l’evento del Venerdì Santo culmina nell’emozionante Via Crucis, mentre durante la Domenica di Pasqua le manifestazioni, gli eventi e le rappresentazioni si intensificano anche con installazioni scenografiche teatrali e molte cerimonie liturgiche in tutte le chiese.

La Pasqua a Matera assume una valenza del tutto particolare, ma anche le festività natalizie sono cariche di suggestione. Durante il Natale materano, la rappresentazione più rilevante è il Presepe Vivente, una vera e propria manifestazione sacra teatrale che riporta alla mente scenari tipici di 2000 anni fa. Momenti di approfondimento religioso ricchi di atmosfera mistica e coinvolgimento, sia per gli abitanti che per i molti turisti del periodo.

Ma oltre alle due festività più importanti Matera celebra anche la sua patrona con la Festa della Madonna della Bruna, un altro evento molto sentito in città, che si svolge ogni anno il 2 Luglio.

Festa antichissima le cui origini risalgono alla fine del 1300, è considerata  il giorno più lungo per i materani, poiché le celebrazioni iniziano alle 4 del mattino e proseguono fino a notte fonda.

Al tramonto si svolge un’altra processione con un carro di cartapesta dipinta che trasporta la Madonna. Il carro, alla fine della processione, viene preso letteralmente d’assalto dai materani, che cercano ad ogni costo di accaparrarsi un pezzo dello stesso, sperando che porti fortuna.

Festività religiose, ma anche tradizioni popolari come le celebri sagre, occasione ideale per conoscere le realtà tipiche di Matera e delle zone circostanti. La più famosa fra queste è la Sagra della Crapiata. Considerata la festa dell’estate, ha luogo il 1° agosto e nasce come rituale per celebrare il buon raccolto.

Il momento centrale della sagra è proprio la preparazione della  crapiata, piatto a base di legumi e cereali, che viene preparata in piazza, in grandi pentoloni, dove cuoce con molta calma assistita dalle donne materane. Nel frattempo, la città si riempie di bancarelle, concerti di musica folkloristica, allegria e colori, in un convivio che unisce abitanti e turisti, in una vera grande festa popolare.

E restando in tema di sapori non resta che parlare della tradizione gastronomica materana.

La cucina dei Sassi fa parte di una tradizione culinaria molto antica. Sebbene pietanze di una cultura povera, racchiudono tutta la storia della vita rupestre offrendo prodotti unici dal gusto autentico.

Nessun piatto può essere apprezzato come merita senza il gustoso Pane di Matera. Profumo, sapore e  fragranza di un prodotto di semola di grano duro proposto nelle forme a cornetto o a pane alto, che rimanda alla conformazione del paesaggio materano.

Vero simbolo gastronomico della città, spesso è ingrediente indispensabile anche nella preparazione di piatti tipici. La Ciallèd, infatti, ne rappresenta l’esempio principale. Un piatto povero a base di pane raffermo lasciato indurire per circa due settimane e condito con patate, cipolla ed erbette della Murgia.

Spazio poi alla pasta fatta in casa con innumerevoli varianti nel condimento tra cime di rapa, broccoli, funghi cardoncelli. Una pasta tipica della zona materna è quella di grano arso, il grano duro che si bruciava, quando dopo il raccolto si dava fuoco alle stoppie, e da cui si ottiene una pasta dal sapore unico e squisito.

Le Gnmmred risaltano tra i secondi piatti, preparati con frattaglie miste di agnello o capretto da latte (fegato, polmone e rognone),strette all’interno del loro stesso budello, insieme a foglie di prezzemolo e semi di finocchio selvatico. Cucinati in prevalenza alla griglia vengono poi serviti al piatto o, più raramente, in un panino.

Un’altra antichissima e fiera tradizione gastronomica lucana è la Pignata.

In una piccola pentola di terracotta, chiamata appunto pignata, vengono cucinati e farciti strati di carne di pecora assieme a patate, cipolle, sedano, pomodori a cui si aggiungono parti di salame o soppressata.

Le pietanze tipiche vengono accompagnate da ottimi vini. E sulle tavole materane non manca  di certo la scelta, dai rossi come l’Aglianico, ai bianchi come il Greco di Matera, la Malvasia e il Moscato.

Tra i dolcilo sporcamuso è famoso per la sua golosità. Un dolce di notevoli dimensioni che si presenta con due strati di tenera sfogliata e al centro una parte rigonfia di crema pasticcera. Al primo morso è molto difficile non sporcarsi il viso.

Poi le celebri strazzate materane, piccoli biscotti tipici preparati con albume d’uovo e mandorle dolci a cui seguono u’ cartddet, le cartellate, uno dei principali dolci natalizi dalla forma accartocciata e preparate con farina, fritte e cosparse di abbondante miele.

Alessandro Campa

 

 

 

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