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Vaccino Covid, Di Naro (Adienne): “Produzione Sputnik non da luglio, non sappiamo quando partirà”

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Roma, 10 mar. (Labitalia) – “Noi abbiamo firmato un mese fa questo accordo con il Fondo di investimento russo. Ora siamo in una fase di trasferimento tecnologico pertanto non siamo in grado di dire quando inizierà la produzione e per quali quantità. Tutte le informazioni che circolano sui media che Adienne a luglio produrrà 10 milioni di dosi sono balle”. Così con Adnkronos/Labitalia, Antonio Di Naro, presidente e fondatore di Adienne Pharma e Biotech, la società farmaceutica che ha raggiunto l’accordo con il fondo sovrano russo per la produzione in Brianza del vaccino russo anti Covid-19 Sputnik, in particolare nel proprio stabilimento di Caponago vicino Monza in Lombardia.

E al riguardo Di Naro chiarisce che i tempi per arrivare alla produzione sono ancora lunghi. “Stiamo importando ancora la ‘ricetta’, dobbiamo fare i batch, chiamare le autorità per fargli vedere i risultati di questi batch, farci ispezionare, attendere una loro risposta, e poi se la loro risposta sarà positiva inizieremo a produrre dei lotti commerciali. Non so quando inizieremo a produrre questi lotti commerciali. E’ mio obiettivo comunque riuscire ad arrivare entro la fine dell’anno e avere già avuto l’ispezione”, sottolinea il numero uno dell’azienda.

Azienda che, come chiarisce Di Naro, è stata messa “in contatto tramite la Camera di commercio Italo-Russa con il fondo sovrano russo. Ci siamo conosciuti, stavano cercando un produttore in Europa, c’erano altri candidati e siamo stati selezionati noi. La produzione? Se iniziamo a produrre Sputnik le linee saranno impegnate con Sputnik. Il fondo sovrano vuole che si lavori su turni di 24 ore”, aggiunge.

E Di Naro chiarisce che i russi sono stati “i primi a cercarci per la produzione di un vaccino nel nostro stabilimento. Se ci avessero cercato altri? Certo, saremmo stati disponibili a produrre anche altri vaccini nel nostro stabilimento”, sottolinea. Dopo l’accordo con i russi per Adienne sarebbe possibile “in teoria prendere la produzione di altri vaccini ma si devono studiare bene i tempi di produzione di questi altri vaccini perché non si devono accavallare con i tempi di Sputnik”, avverte.

Secondo Di Naro a regime “produrremo milioni di dosi di Sputnik ma non so quante di preciso, perchè ancora non conosco la resa”. E sugli investimenti per la produzione del farmaco nello stabilimento in Brianza sottolinea: “L’azienda non è quotata, è posseduta esclusivamente dal sottoscritto, è profittevole da quando è nata, e cioè da 16 anni consecutivi. Non ci sono grossi investimenti da fare, solo di ampliamento perchè è un prodotto in più che arriva. I bioreattori già li abbiamo. Attualmente siamo circa 80 persone, ne prenderemo una decina in più”, aggiunge.

Ma il vaccino Sputnik prodotto in Italia sarà anche distribuito nel nostro Paese? Al momento Di Naro non ha una risposta a questa domanda e spiega perchè. “Dove andrà -sottolinea- il vaccino Sputnik che noi produrremo, se in Italia o in altri Paesi, ancora non è stato deciso. Per l’Italia può essere distribuito solo se l’Ema dà parere positivo al dossier. Se invece l’Ema darà parere negativo ma io come sito, come stabilimento, sono ispezionato dall’Aifa che mi dice ‘tu hai fatto un buon lavoro’, posso mandare il prodotto ad esempio in Argentina e in tutti quegli stati che lo accettano”, sottolinea l’imprenditore.

Anche perchè sottolinea Di Naro “se Sputnik non entra nella campagna vaccinale europea, buon per l’Europa, vuol dire che ne abbiamo. Ci sono tanti altri Paesi che hanno bisogno del vaccino, non c’è solo l’Europa”, aggiunge.

E per Di Naro la scelta del fondo russo di affidarsi alla sua azienda è di grande orgoglio. “Oggi noi siamo un’azienda che si occupa di farmaci ‘orfani’, quindi per malattie rare, abbiamo dei prodotti registrati per il trattamento nei trapianti di midollo”, aggiunge.

“E siamo un’azienda che ha prodotti che brevetta, che porta dalla ricerca allo sviluppo, con un manufaturing tutto interno. E sono molto orgoglioso di questa attività perchè sono partito da zero, da solo, e ho costruito tutto questo da solo, in 16 anni”, conclude Di Naro.

(di Fabio Paluccio)

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