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Rider, il giuslavorista Fusani: “Questione da affrontare con soluzioni innovative”

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Milano, 11 feb. (Labitalia) – Si torna a parlare di rider, dopo la recente notizia dell’intenzione di Just Eat di iniziare ad assumere come dipendenti i rider che effettuano le consegne (per il momento a Monza 50 persone) e dopo i tentativi di regolamentazione legislativa (legge 128/2019), e dopo discussi accordi sindacali come quello tra Assodelivery e Ugl di settembre 2020. “Il dibattito torna a riaccendersi -commenta con Adnkronos/Labitalia Mario Fusani, giuslavorista, titolare insieme a Cristina Gandolfi dello studio GF Legal con sede a Milano, Roma e Londra, e che da oltre 30 anni opera nell’ambito del diritto del lavoro, sindacale e delle relazioni industriali- sottolineando, ancora una volta, i limiti che derivano nel voler affrontare aspetti, per certi versi nuovi, del mercato del lavoro secondo schemi del passato”. “Uno spunto -propone Fusani- potrebbe nascere cercando di contemperare, sia pure con trattamenti differenziati e chiaramente condizionati, la contemporanea presenza di lavoratori autonomi e subordinati”.

Ci sono già esperienze in questo senso: “Alcuni esempi sono ravvisabili -ricorda Fusani- negli accordi per i lavoratori del cineaudiovisivo e delle Tlc. Nell’accordo del settore del cineaudiovisivo (Protocollo accordo 31 luglio 2018), ad esempio, sono determinate le differenze in funzione della continuità di rapporto con la stessa impresa e il livello di compenso su base annua. Una ulteriore alternativa potrebbe riguardare il numero dei lavoratori assunti a tempo determinato. Le parti stipulanti hanno convenuto sulla possibilità di ricorrere senza alcun limite quantitativo ai contratti a tempo determinato, in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente”.

“Mentre gli accordi per i lavoratori delle Tlc -spiega ancora il giuslavorista- determinano le condizioni per gli operatori di call center, in funzione dell’attività materialmente svolta differenziando gli operatori outbound (che possono avere un rapporto di natura autonoma) da quelli inbound (che avranno un rapporto di natura subordinata)”. “Si tratta di due elementi innovativi, che potrebbero trovare ragioni di applicabilità anche nei rapporti fra gestori di piattaforme e riders ad esempio -prosegue Fusani- valutando il carattere non continuativo delle attività svolte (studenti o soggetti che svolgano tale attività in modo saltuario ed a propria discrezione), da coloro che, invece, intendano tale lavoro come continuativo e prioritario per il sostentamento proprio e della propria famiglia”, conclude l’avvocato.

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