Postiglione (Marco Post), ‘noi centri estetici ancora discriminati da nuovo dpcm’

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Roma, 19 gen. (Labitalia) – “E’ difficile descrivere il senso di rabbia e incredulità che proviamo di fronte al nuovo dpcm che discrimina noi centri estetici, ancora una volta, impedendoci di lavorare nelle zone rosse”. E’ questo il commento di Marco Postiglione, fondatore e presidente di Marco Post, la prima rete in Europa di centri estetici specializzati in antiage senza bisturi con oltre 80 punti vendita attivi sul territorio nazionale, in merito alle decisioni disposte dal governo fino al 5 marzo.

“Mentre siamo costretti – spiega – a rimanere chiusi senza nessuna risposta da parte delle istituzioni e senza motivazioni oggettive, barbieri e acconciatori continuano a essere classificati come servizi alla persona senza rischio e rimangono aperti. Online e sui social network si stanno anche moltiplicando le loro offerte relative a trattamenti come manicure, pedicure ed epilazione: servizi che non sono autorizzati ad erogare, essendo riservati esclusivamente agli estetisti come previsto dal codice di attività Ateco”.

Una visione condivisa “anche da migliaia di operatrici che hanno appoggiato la protesta del fondatore di Marco Post e persino da Confestetica. L’associazione più rappresentativa delle estetiste, infatti, ha citato per danni lo Stato Italiano a causa della disparità di trattamento tra la categoria dei barbieri e parrucchieri e quella centri estetici”.

Marco Postiglione pone l’accento su un aspetto poco considerato, quello legato al mondo degli abusivi e ai potenziali rischi per la salute collettiva.

“Il risultato – prosegue il fondatore di Marco Post – dell’ennesima chiusura dei centri estetici non può che essere il dilagare dell’abusivismo con tutto ciò che ne consegue. Da un lato lavoro nero che crea concorrenza sleale verso le tantissime imprenditrici donne che operano in modo professionale, dall’altro un rischio sanitario che può avere effetti devastanti durante una pandemia. Mentre i centri estetici garantiscono per loro natura altissimi standard di sicurezza, grazie a sanificazioni continue e ad un tipo di lavoro che non presuppone assembramenti, altrettanto non si può dire per chi opera nelle case private senza il minimo controllo”.

“Non c’è alcun dubbio – commenta – sul fatto che tenere i centri estetici aperti sia la scelta più sicura in assoluto. Al governo chiediamo delle spiegazioni ufficiali, che ad oggi non sono mai arrivate, e di poter continuare a lavorare in totale sicurezza anche nelle zone rosse come è stato consentito a barbieri e parrucchieri”.

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