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Per flotte aziendali sì a mobilità elettrica, dubbi su infrastrutture e tempi ricarica

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Roma, 31 mag. (Labitalia) – L’atteggiamento delle imprese verso la mobilità elettrica resta attendista. Cresce la propensione dei fleet manager, così come la quota dei veicoli alla spina in flotta, ma permangono ostacoli pratici e culturali, che ne frenano una più ampia diffusione. Sono questi i principali spunti di interesse emersi dalla survey ‘La carica del 102’, promossa dall’Osservatorio sulla mobilità aziendale Top Thousand (composto da Fleet e Mobility Manager di grandi aziende) e dalla rivista Fleet Magazine. L’indagine è stata condotta su un ampio campione di 102 aziende di ogni dimensione (grandi, medie, pmi) e di diversi settori merceologici (farmaceutica, tour operator, banche, logistica, compagnie aeree, assicurazioni, consulenza, etc…), per un parco totale gestito di 118.439 veicoli, di cui 106.654 a noleggio e 3.612 unità elettriche (2.480 delle quali assegnate, il resto in pool).

La ricerca arriva a due anni di distanza da un precedente studio condotto sempre dall’Osservatorio per verificare la sensibilità delle imprese per le alimentazioni elettriche. Se nel 2019 l’e-mobility era ancora una prospettiva lontana, oggi siamo di fronte a una realtà, seppur ancora in divenire e non priva di ostacoli da superare. Nel mix delle alimentazioni delle flotte il diesel mantiene saldamente la leadership, la benzina conferma il suo ruolo di rilievo specie negli spostamenti cittadini e sui segmenti più piccoli, ma ibrido ed elettrico stanno prendendo gradualmente quota.

Lo studio parte da un dato decisivo nella scelta delle alimentazioni delle flotte: il 57% dei veicoli aziendali percorre meno di 100 km al giorno, un indicatore che conferma come i veicoli alla spina possano essere una soluzione praticabile già nell’immediato. “Ad eccezione di pochissime aziende – osserva Riccardo Vitelli, senior founder dell’Osservatorio Top Thousand – l’atteggiamento dei fleet manager nei confronti dell’auto elettrica è oggi ancora attendista. L’interesse è cresciuto negli ultimi mesi, così come il numero degli Electric Vehicles all’interno dei parchi auto, ma sono ancora molte le aziende che stanno portando avanti sperimentazioni o quelle che rilevano l’incompatibilità di questi veicoli con gli spostamenti dei propri driver”.

Chi sceglie l’elettrico lo fa soprattutto per ragioni di responsabilità sociale d’impresa (indicata da quasi metà del campione), e per ridurre la media di emissioni del proprio parco (44% delle risposte), oltre che per beneficiare delle agevolazioni nella circolazione (37%). Allo stesso tempo anche la crescente autonomia (18%), gli incentivi governativi per questi veicoli (16%) e i vantaggi fiscali, in primis l’esenzione dal bollo (16%), stanno incidendo in maniera concreta su questa transizione.

Un punto di svolta è segnato dal fatto che l’utilizzo delle auto a zero emissioni al tubo di scarico non è più solo urbano: nel 55% dei casi, infatti, vengono utilizzate anche fuori dall’ambito cittadino, anche se con percorrenze giornaliere al di sotto dei 100 km. Solo il 7% dei fleet manager infatti ha dichiarato che sono stati effettuati viaggi di oltre 200 km a bordo di auto elettriche, la maggior parte (65%) non ha superato i 120 km.

La propensione dei driver verso queste auto rimane bassa: la maggior parte dei gestori delle flotte riferisce che la percentuale di loro colleghi disposti a passare all’elettrico non supera il 10%. Tra i motivi che ne frenano la diffusione, oltre alla scarsa capillarità dei punti di ricarica, ci sono i tempi di rifornimento troppo lunghi e la difficoltà nel dover pianificare in anticipo ogni dettaglio del viaggio. Senza contare il fattore culturale, con una forte ritrosia da parte di molti utilizzatori a cambiare abitudini, unita ad un’ancora scarsa conoscenza della motorizzazione elettrica.

E guardando all’immediato futuro il quadro cambia? Sì, ma più lentamente rispetto all’ibrido: 55 intervistati su 102 hanno dichiarato che non incrementeranno la quota delle elettriche nelle loro flotte. Nonostante questo, la previsione di inserimento degli EV nei parchi auto nei prossimi 12 mesi indicata dal campione è significativa, 4.440 veicoli, anche se occorre sottolineare che, a parte alcuni casi eccezionali, in media la restante parte delle aziende stima una crescita complessiva di poco superiore alle dieci unità. La diffusione delle motorizzazioni elettriche dipenderà anche molto dalla vantaggiosità dei canoni e dalla consulenza da parte delle società di noleggio. Sul primo punto, un terzo dei fleet manager rileva che i canoni, rispetto a due anni fa, sono diminuiti, grazie al miglioramento dei valori residui a fine noleggio (35% del campione), alla maggiore disponibilità di modelli (32%), ai bassi costi di manutenzione, ma anche agli incentivi statali.

Un aspetto da migliorare riguarda invece la consulenza dei noleggiatori: se quasi un terzo del campione ha riscontrato un up-grade rispetto a due anni fa, la maggioranza dei voti su questa voce specifica resta tra l’insufficiente e l’appena sufficiente. Gli sforzi dei player sono apprezzati, ma agli occhi degli intervistati ancora non bastano per affrontare una transizione così importante.

“L’elettrificazione delle flotte aziendali – avverte Vitelli – seguirà un percorso graduale: serve tempo, ma soprattutto occorre usufruire della giusta consulenza e di soluzioni tecnologiche che consentano di analizzare puntualmente lo status del parco auto, per studiare caratteristiche, chilometraggi e tipologie di spostamenti e, di conseguenza, trovare il giusto mix di alimentazioni, in base alle reali esigenze dei propri driver. La telematica di bordo può costituire uno strumento fondamentale per gestire al meglio la transizione energetica dei veicoli aziendali”.

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