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Itinerari Previdenziali: Italia 3° peggior Paese tra 30 in lotta pandemia, altro che modello

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Roma, 9 dic. (Labitalia) – “Modello Italia” nella lotta con successo al Covid-19? Non si direbbe, stando all’indice elaborato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali fondato e presieduto da Alberto Brambilla e che Adnkronos/Labitalia è in grado di anticipare: l’Italia si è classificata come terzo peggior Paese tra i 30 presi in considerazione. I motivi? Il nostro Paese ha fatto più deficit, ha perso più ricchezza, ha aumentato molto il debito pubblico e nonostante tutto ciò ha avuto molti morti.

Lo studio condotto da Brambilla ha elaborato un indice sintetico che misura la capacità e il successo di un governo nella lotta al virus, analizzando la situazione di 30 Paesi in base a 5 parametri sanitari e economici, e sulla base di un semplice ragionamento: un governo che ha fatto tanto lockdown, e quindi ha perso molto Pil, e ha fatto tanto debito per “ristorare” chi ha perso lavoro o reddito, e dunque ha aumentato il debito pubblico, dovrebbe avere ottenuto ottimi risultati sanitari e meno decessi; viceversa, chi ha “chiuso” meno, e quindi ha perso meno Pil, fatto meno deficit e debito dovrebbe avere più morti da Covid-19. Più l’indice è alto e peggiore è il risultato ottenuto. L’Italia già nella prima analisi con dati aggiornati al 18 novembre scorso, si era classificata al poco onorevole quarto posto (subito dopo il Regno Unito).

E nell’aggiornamento formulato sui dati diffusi il 4 dicembre dalla John Hopkins University, l’Italia è – dopo la Grecia – il Paese che nel periodo dal 18 novembre al 4 dicembre, peggiora di più tra i 30 presi in considerazione, scavalcando nella classifica generale il Regno Unito, divenendo così il terzo peggior Paese nella lotta alla pandemia, preceduto solo da Belgio e Spagna. Insomma, evidenzia Itinerari Previdenziali, “altro che “modello Italia” nella lotta pandemica, come ha voluto spesso far credere il governo: questi dati sono impietosi e fotografano una situazione gestita in ritardo e in modo approssimativo senza un piano né pandemico né economico; solo tanto debito e molti decessi”.

C’è innanzitutto, spiega, “l’aumento del rapporto debito/Pil di ben 27 punti percentuali frutto di una decisione politica, presa in consapevolezza del già negativo punto di partenza. Su questo parametro il confronto con gli altri Paesi è abbastanza impietoso, tanto che solo due governi hanno generato un peggioramento del rapporto debito/Pil maggiore del nostro: il Giappone che, oltre a registrare risultare risultati infinitamente migliori, dal punto di vista della gestione sanitaria, ha visto il suo Pil subire una contrazione di circa la metà, e la Spagna che comunque partiva da un rapporto debito/Pil decisamente migliore e veniva da anni di ripresa economica, ripresa molto più robusta della nostra. Per quanto riguarda i decessi siamo, poi, riusciti a far molto peggio pure di Grecia e Portogallo”.

“Quanto alla mortalità sul numero dei contagiati si è data la colpa all’alta densità abitativa, all’inquinamento o all’età particolarmente elevata della nostra popolazione. Giustificazioni che cadono se prendiamo come riferimento il Giappone che, tra le prime trenta città del mondo per densità abitativa ne ha due, Yokohama e Tokyo (non ci sono città italiane), le quali certamente non hanno minore inquinamento, ma hanno sicuramente una percentuale di persone con 65 anni o più maggiore di quella italiana (28,1% Giappone e 22,7% da noi), eppure la mortalità da loro è di 1,7 morti ogni 100mila abitanti contro i 96 dell’Italia”, sottolinea lo studio.

Nel periodo in esame (dal 21 febbraio al 4 dicembre) l’unica variabile a essere mutata rispetto alla prima rilevazione è l’indice di mortalità, ossia il numero di decessi su 100mila abitanti, dato rispetto al quale l’Italia, a parte il Belgio, è peggiorata più di tutti gli altri, sfiorando giovedì 3 dicembre i 1.000 decessi in 24 ore. Non solo, considerando che la seconda ondata è arrivata da noi in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, è probabile che il trend relativo alla mortalità diminuisca più lentamente che altrove, con conseguente peggioramento del prossimo indice di performance.

“Nella lotta a Covid-19 non esiste un “modello Italia”, anzi. Nel contrasto alla pandemia da Sars-CoV-2, media e governo hanno spesso parlato di ‘modello Italia’, cioè di una strategia vincente messa in campo dalla politica nella lotta al virus. Ma, vedendo la situazione complessiva del nostro Paese, possiamo definirci un modello? Per verificarlo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha dato la parola ai numeri esaminando le variabili sia sanitarie sia economiche. Il ragionamento è semplice: è un modello quel Paese che ha il minor numero di decessi in rapporto alla popolazione e al contempo chiude meno l’economia”. Lo dichiara, ad Adnkronos/Labitalia, Alberto Brambilla, fondatore e presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, che ha elaborato un indice della gestione della pandemia, in base al quale l’Italia è risultata il terzo peggior Paese tra 30 presi in considerazione, nella gestione della lotta alla pandemia.

“Per misurare i comportamenti di 30 tra i principali Paesi sono stati quindi presi in esame 4 parametri: il numero di decessi ogni 100mila abitanti; la perdita di Pil causata dalla pandemia ma soprattutto dalle misure adottate dai vari governi; il deficit del bilancio 2020; la previsione del rapporto debito pubblico/Pil a fine 2020”, spiega Brambilla che conclude: “Infine, un’ultima variabile: il numero dei decessi sul totale dei contagiati. Se guardando ai dati dello scorso 18 novembre, il nostro Paese già si classificava tra i peggiori quattro nella gestione dell’emergenza tra gli Stati esaminati, tenendo conto delle rilevazioni sulla mortalità riferite allo scorso 4 dicembre sale invece addirittura al terzo posto, preceduto solo da Belgio e Spagna. Altro che modello!”. (di Mariangela Pani)

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