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Governo, Confindustria: “Nomi non ci interessano, massima fiducia in Draghi”

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Roma, 11 feb. (Labitalia) – Massima fiducia in Mario Draghi, che saprà scegliere i nomi giusti per la squadra di governo e bene anche la scelta di istituire un ministero dedicato alla Transizione energetica. Dalle espressioni territoriali di Confindustria, interpellate da Adnkronos/Labitalia, arriva il disco verde al nuovo esecutivo che sta per nascere.

“I nomi del prossimo governo sono appannaggio del presidente del Consiglio, e Mario Draghi ha la nostra massima fiducia: l’importante è che si faccia presto, non abbiamo più tempo, non possiamo più aspettare” dice Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, aggiungendo: “Ieri il presidente di Confindustria Bonomi ha parlato con il presidente del Consiglio incaricato di quelle che per noi sono le priorità nelle azioni del governo: sanità e vaccinazioni, lavoro, industria. Tre fattori chiave per difendere la competitività delle imprese italiane e per riavviare lo sviluppo del Paese”. Anche il presidente di Confindustria Umbria , Antonio Alunni concorda: “I nomi della squadra di governo? La posizione di Confindustria è molto chiara: per noi il più importante è il primo, quello del presidente del Consiglio incaricato, nel quale riponiamo la massima fiducia”. A insistere sul cambio di rotta non politico ma meritocratico è Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia che spiega: “Lo ha chiarito bene anche il presidente Bonomi nel colloquio con Draghi: la parola chiave in questo momento è ‘merito’, i nomi non ci interessano. Ora è il momento di dare spazio al merito perché non è vero che ‘uno vale uno’, questo va bene alle elezioni dove il mio voto vale quanto quello di un altro. Ma se io come amministratore delegato di un’azienda devo dare un incarico, cerco e scelgo una persona che abbia merito e competenze”. E all’Italia queste risorse non mancano: “Le aspettative rispetto all’operato del nuovo governo sono elevate, -osserva Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana Nord che riunisce tre associazioni di Prato, Lucca e Pistoia- perché alto è il profilo del presidente incaricato Draghi, e sono moltissime le esigenze del Paese, che non può più attendere. Quindi, occorre agire rapidamente e con buona politica: in Italia esistono persone preparatissime e serie, che saranno il valore aggiunto di un governo chiamato a gestire la fase più dura della storia recente del Paese; e, si spera, a fornirgli gli strumenti per una rinascita”.

Anche la novità che si sta prospettando di un ministero per la Transizione energetica, trova il favore degli industriali italiani. “Quello della transizione energetica è uno dei grandi temi sui quali occorre avere grande attenzione: un ministero dedicato a questo tema non solo vuol dire accelerare, catalizzare azioni e investimenti per lo sviluppo sostenibile, ma è anche una dimensione iconica. Ribadisce e sottolinea, cioè, la volontà di occuparsi dell’ambiente e dello sviluppo insieme” commenta Antonio Alunni. “Sulla transizione energetica non solo le imprese ci stanno già lavorando, -conferma Sergio Fontana- ma gran parte del programma Next Generation Eu riguarda l’ambiente e lo sviluppo sostenibile e nelle aziende non si potrà più produrre a discapito dell’ambiente. Sarà importantissimo per il nostro futuro, il futuro di tutti, gestire bene questa volontà anche europea. Che ci sia un ministero dedicato o che non ci sia, l’importante è che ci sia nel nuovo governo una grande attenzione al tema della sostenibilità”. Per la Puglia, in particolare, il tema ha un rilievo di prim’ordine: “Abbiamo ancora una centrale a carbone nel brindisino che deve essere riconvertita e dove lavorano parecchi addetti e abbiamo l’Ilva che va a carbone, dove la transizione energetica è molto complicata da gestire. Ma andrà fatta perché non possiamo rinunciare all’acciaio”, dice ancora Fontana. Anche per Giulio Grossi “l’istituzione di un ministero della Transizione ecologica di per sé è buona cosa per il Paese. Potrebbe in effetti essere lo strumento con cui l’Italia affronta le tematiche del Green New Deal, e non potrà ignorare la voce dell’industria”. Infine per Marco Bonometti, “il ministero per la Transizione energetica non è una novità: l’importante è che ci siano le competenze giuste perché noi stiamo pagando in termini economici e ambientali le scelte non fatte o le ideologie degli anni precedenti, con forti ritardi rispetto ad altri Paesi europei”. “Il problema ambientale -ricorda il presidente degli industriali lombardi- è un problema trasversale a tutte le attività: dal turismo alla cultura, all’industria e come Confindustria Lombardia già nel 2019 abbiamo firmato un protocollo d’intesa con la Regione” (di Mariangela Pani).

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