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Ucraina, una scuola il primo obiettivo dei missili a Kiev, la direttrice: “Non è un caso”

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Roma, 17 mar. (Adnkronos) – E’ stata una scuola il primo obiettivo dei missili russi a Kyiev. E non una scuola qualunque: il Cambridge club, il più grande centro di esame autorizzato per le certificazioni di lingua inglese di tutta l’Ucraina. “Il primo missile ha colpito noi, la nostra sede, il palazzo che ci ospitava”. Nadiia Prystupa, direttrice e proprietaria del centro Cambridge, moglie di un colonnello dell’esercito ucraino al fronte, non ha dubbi: “i russi non fanno mai nulla per caso. Il primo missile russo lanciato contro Kiev era destinato alla mia scuola e alla costruzione che la ospita. Così come quello che ieri hanno mandato contro il teatro di Mariupol era destinato lì”.

Nadiia, contattata telefonicamente dall’Adnkronos, ricorda i giorni in cui da Chernivtsi, luogo relativamente sicuro ad ovest del paese, si è precipitata a a Kiev per raggiungere i due figli, di 20 e 4 anni. “Kiev era un inferno. Dalla base militare in cui normalmente abitiamo, ci siamo spostati nei sotterranei della stazione metro, dove abbiamo vissuto per tre giorni. Il 27 verso le 5 del mattino la nostra scuola è stata bombardata. Fortunatamente non c’era nessuno. Quindi mi sono trasferita a Lviv”. Da allora, a Lviv, Nadiia organizza i pulmann che trasportano gli sfollati di Kyiev. La figlia è invece in Italia dove è arrivata dalla Polonia: “inizialmente la avevo portata lì, poi la ho affidata ad amici che la hanno condotta in Italia ed io sono tornata qui a Lviv. Sono la moglie di un ufficiale la mia famiglia è bersaglio dei russi – ci tiene a sottolineare – Mio figlio è ancora qui in Ucraina, studia in un’università internazionale di Varsavia a distanza perché non può allontanarsi dal Paese, potrebbe essere chiamato alle armi e mio marito invece….non ho idea di dove sia adesso, so solo che è vivo”.

E la sua scuola? “Le lezioni sono ripartite lunedì scorso on line con alcuni professori in Germania, Moldovia, Polonia, gli altri a Lviv. Ma solo il 30% degli studenti ha ricominciato. Consideri che gestiamo a Kiev 300 studenti e sugli altri 50 centri in Ucraina 3000 candidati ai test finali complessivi all’anno. Il punto è – spiega – che per quanto riguarda le lezioni, frequenta solo chi sta in posti sicuri ed ha possibilità di pagare. E’ un relativo sollievo il fatto che per il momento abbiamo sospeso le rette”. E come gestite adesso senza rette il pagamento degli stipendi ai professori? “Abbiamo un’autonomia di due mesi…Abbiamo anche ricevuto aiuti dall’Italia e confidiamo che allora sia tutto finito”. “Ma c’è un altro aspetto – conclude la Dirigente dell’Istituto – legato alla salute fisica e mentale: Molti pensano solo alla guerra, sono depressi, noi neanche più sappiamo dove si trovino”.

(di Roberta Lanzara)

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