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**Ucraina: Biloslavo (inviato Mediaset), ‘Kiev città fantasma, sembra Sarajevo prima dell’assedio’**

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Roma, 3 mar. (Adnkronos) – Kiev “è diventata ormai una città fantasma, disseminata di posti di blocco, sul lungo fiume ci sono gli autobus gialli messi di traverso in mezzo alla strada ei copertoni di pneumatici per diminuire la larghezza delle carreggiate per quando dovessero arrivare i carri. L’impressione che mi ha dato, come poco prima dell’assedio di Sarajevo, che ricordo molto bene”. A raccontarlo all’Adnkronos è Fausto Biloslavo, cronista inviato in Ucraina per conto di Mediaset, che fotografa la situazione nella capitale Kiev, dove si trova attualmente. “Ci sono barricate, posti di blocco ovunque, poca gente per strada, file lunghissime nei pochissimi negozi aperti, benzina ormai introvabile e file interminabili nei pochi benzinai che ancora hanno diesel”, spiega Biloslavo.

“Ieri c’è un assalto alla stazione e si è creato il panico. Facevano salire prima le donne e i bambini, gli uomini per ultimi e quindi c’era molta paura e tensione -racconta l’inviato- i treni sono pochi… insomma la situazione non è delle migliori”. A Kiev la militarizzazione è ormai sempre più marcata. “Ci sono controlli continui, temono i sabotatori -dice- Io ho assistito all’arresto di uno di questi, o un uomo che loro credevano fosse un sabotatore russo, e gli sono saltati addosso, alla Rambo maniera, insomma i nervi sono a fior di pelle”.

I civili sono sempre più coinvolti nella lotta. “Da ieri per la prima volta ho visto civili armati che presidiano le barricate, controllano le macchine -dice Biloslavo- quindi non più solo con le molotov ma si sono organizzati anche in questo senso, soprattutto nelle zone da dove dovrebbero arrivare i russi. Stanno arrivando diversi stranieri, ho incrociato dei canadesi professionisti, un russo, un bielorusso, tutti si arruolano armati fino ai denti, e arrivano da tutte le parti per resistere”.

E dovendo fare una previsione sulle prossime ore, l’inviato osserva: “Non posso mettere la mano sul fuoco su cosa accadrà, ma è chiaro che quella colonna di mezzi russi lunga 63 chilometri che sta a venti chilometri da qua e che sta giungendo qualcosa farà, o tornerà a casa o marcerà su Kiev”. I giorni sono duri anche per i giornalisti di tutto il mondo che stanno raccontando questa guerra. “La paura, la tensione c’è sempre, tanti anni di esperienza aiutano a tenere sotto controllo la situazione, si lavora tanto si dorme poco”, dice Biloslavo. “I viveri scarseggiano perché sono pochi i negozi aperti e poi si va avanti a pane, acqua, e poco altro”.

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