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Tumori, Pellacani (Sidemast): “Contro il melanoma proteggersi dal sole tutto l’anno”

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(Adnkronos) – Il melanoma "non ha un'età precisa di insorgenza": può comparire teoricamente in qualsiasi fase della vita. "Tuttavia, esistono alcune fasce di età a cui si presta maggiore attenzione. E' estremamente raro nell'infanzia e quasi impossibile negli adolescenti, a meno di condizioni particolari come la presenza di un nevo congenito gigante o di rarissime forme di melanoma (ad esempio il melanoma spitzoide a crescita nodulare). Nel giovane adulto, invece, il melanoma può comparire, con una distribuzione simile tra uomini e donne. Il picco principale di incidenza si registra intorno ai 50-55 anni. Esiste poi un melanoma dell'anziano, generalmente meno aggressivo, che interessa soprattutto le aree del corpo cronicamente esposte al sole, come il viso, ed è legato a un'esposizione solare prolungata nel tempo. Per questo motivo occorre proteggersi con filtri solari tutto l'anno, non solo d'estate". Lo spiega all'Adnkronos Salute Giovanni Pellacani, presidente della Sidemast (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse), commentando il Ddl per la prevenzione del melanoma approvato in Senato il 27 gennaio scorso e ora alla Camera per l'approvazione definitiva.  "Il sole è senza dubbio il principale fattore di rischio per il melanoma, anche se non è responsabile di tutti i casi di melanoma – ricorda il presidente di Sidemast – Il Ddl non lo menziona esplicitamente, ma lo include nel concetto di prevenzione, che comprende sia la prevenzione secondaria (diagnosi precoce) – ovvero guardarsi la pelle, segnalare al medico una lesione strana – sia la prevenzione primaria, cioè l'evitare i fattori di rischio".  L'esposizione solare agisce attraverso due meccanismi differenti. "Il primo è l'esposizione intermittente: scottature e lampade abbronzanti, che sono vere e proprie scottature concentrate. Questo tipo di esposizione – sottolinea Pellacani – è fortemente associato al melanoma che colpisce giovani e adulti, soprattutto se le scottature avvengono prima dell'adolescenza. Bambini e adolescenti non dovrebbero mai scottarsi, ma proprio in questa fascia d'età il rischio è più frequente". Il secondo meccanismo, prosegue l'esperto, "è l'esposizione cronica al sole che riguarda soprattutto il melanoma dell'anziano, meno aggressivo, tipico di chi ha passato tutta la vita all'aperto, per lavoro o per sport. In ogni caso, è fondamentale proteggere la pelle: usare filtri solari adeguati, cercare l'ombra e ridurre il tempo di esposizione diretta, soprattutto per chi vive o lavora molto all'aperto".  Il Ddl, che istituisce la Giornata di prevenzione del melanoma, per i dermatologi ha un ruolo molto importante perché per la prima volta, attraverso un decreto legge – quindi una legge dello Stato – viene posta un'attenzione formale e istituzionale sulla prevenzione di un tumore rilevante, ad alta incidenza e che colpisce anche persone giovani. Il melanoma, infatti, ha un'incidenza elevata. "Per incidenza si intende il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno: in Italia si registrano circa 16 nuovi casi ogni 100mila abitanti all'anno – ricorda Pellacani – Un elemento positivo rispetto ad altri tumori è la relativamente bassa mortalità. Questo non significa che il melanoma non sia aggressivo dal punto di vista biologico, ma che se diagnosticato precocemente può essere asportato senza conseguenze per il paziente. Oggi esistono anche terapie efficaci nelle fasi più avanzate della malattia, ma l'obiettivo resta sempre quello di evitare di arrivare a questi trattamenti, che pur non essendo 'costosi' sono comunque impegnativi per il paziente". Il grande vantaggio del melanoma "è che compare sulla pelle: quindi si può vedere e riconoscere – precisa il presidente Sidemast – Il dermatologo è in grado di diagnosticarlo anche nelle fasi iniziali e precoci, ma spesso è lo stesso paziente a segnalarlo, oppure il medico di medicina generale o un altro specialista che visita il paziente per altri motivi. La Giornata di prevenzione ha quindi lo scopo di aumentare l'attenzione sia tra tutti gli operatori sanitari sia nella popolazione generale, per favorire l'identificazione del melanoma il più possibile nelle fasi iniziali".  La Giornata della prevenzione del melanoma si basa innanzitutto sull'informazione: spiegare cos'è il melanoma, renderlo noto, portare attenzione mediatica e sociale sul tema. "Questo può aiutare chi ancora non sa di essere paziente a riconoscere una lesione sospetta e può facilitare anche il lavoro dei medici durante le visite. Accanto all'informazione – rimarca Pellacani – le Regioni possono organizzare campagne di prevenzione e screening, che devono coinvolgere la medicina generale, i servizi di prevenzione e la medicina del territorio, oltre ovviamente al dermatologo che è lo specialista con maggiore esperienza diagnostica. La diagnosi del melanoma nelle fasi iniziali, infatti, non si fa di solito a occhio nudo, ma richiede strumenti specifici. La prevenzione del melanoma è fondamentale per la diagnosi precoce e dovrebbe iniziare in autonomia, con l'auto-osservazione della propria pelle, già dall'adolescenza". "Se una persona nota un neo insolito o una lesione nuova che prima non c'era – forme asimmetriche, più colori, margini irregolari – è importante segnalarlo e farlo valutare da un medico", avverte Pellacani. Anche "l'autoesame e l'auto-prevenzione sono più importanti di un controllo dermatologico annuale fatto in modo indiscriminato. Tuttavia, non tutta la popolazione deve fare una visita dermatologica ogni anno. E' sufficiente osservarsi e, in caso di dubbio, rivolgersi al medico di medicina generale che potrà eventualmente indirizzare al dermatologo".  Ma chi deve fare i controlli? "Esiste una piccola fascia di popolazione a maggior rischio composta da persone che hanno più di 50 nei, di cui almeno 5 cosiddetti atipici. Si tratta di soggetti con molti nei irregolari, diversi tra loro per forma, dimensione e margini. Queste persone, già dall'età adulta (dai 18 anni in su), dovrebbero essere seguite da uno specialista. Rappresentano circa il 2-3% della popolazione, ma in questo gruppo si concentra circa la metà dei melanomi diagnosticati ogni anno. Con controlli periodici e l'uso della strumentazione adeguata, il rischio può essere significativamente ridotto", assicura il presidente Sidemast.  "Non è quindi necessario, né possibile, che tutti si rivolgano al dermatologo: 60 milioni di abitanti e 3.500 dermatologi non renderebbero sostenibile un simile approccio. L'indicazione resta osservarsi, rivolgersi al medico in caso di dubbio, e accedere allo specialista solo quando necessari", conclude Pellacani. 
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