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Tumori, Airo: fondi Recovery per nuove tecnologie cambio passo radicale

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Milano, 10 giu. (Adnkronos Salute) – “Un cambio di passo radicale verso l’equità di trattamento sul territorio nazionale”. L’Associazione italiana radioterapia e oncologia clinica (Airo) accoglie con “grande soddisfazione” i fonti previsti dal Recovery Plan per l’ammodernamento digitale del parco tecnologico negli ospedali italiani. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si prevede infatti un investimento pari a 1,19 miliardi di euro per l’acquisto entro fine 2024 di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (Tac, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, sistema radiologico fisso, angiografi, gamma camera, gamma camera/Tac, mammografi, ecotomografi).

“Siamo molto soddisfatti che nel Pnrr sia contemplato l’investimento per l’ammodernamento tecnologico e digitale, un elemento chiave della medicina moderna – dichiara il presidente di Airo Vittorio Donato, capo Dipartimento Oncologia e Medicine specialistiche, direttore Divisione Radioterapia, Ao San Camillo Forlanini di Roma – e soprattutto che siano state diversificate le aree di interesse, tenendo in considerazione non solo le apparecchiature diagnostiche, ma anche i macchinari per la radioterapia oncologica. Dopo tanti anni ci troviamo davanti a un progetto di ammodernamento tecnologico ad ampio spettro sul territorio nazionale, che non è legato alle richieste dei singoli ospedali e che cerca di impostare in modo organico e razionale l’aggiornamento delle apparecchiature”. Una svolta che “tende a un importante obiettivo da perseguire quanto prima: rendere disponibili, in modo equo sul territorio nazionale, le apparecchiature più aggiornate per garantire il migliore trattamento radioterapico ai pazienti, alla stregua di quanto già accade con i farmaci oncologici innovativi”.

Il tema è stata al centro di una tavola rotonda organizzata oggi dall’Associazione culturale nazionale ‘Giuseppe Dossetti: i valori – Tutela e sviluppo dei diritti’, per ascoltare riflessioni, opinioni e proposte delle istituzioni e dare voce agli attori della filiera di stakeholder sull’obsolescenza del parco tecnologico sanitario nazionale.

“L’Associazione Giuseppe Dossetti, fortemente impegnata sul tema della vetustà del parco tecnologico già dal 2017 – afferma Vittorio Sironi, esperto di storia della medicina dell’associazione culturale – vuole cominciare a lavorare fin da subito con le istituzioni, facendo chiarezza sui numeri e sulle modalità di assegnazione dei macchinari sul territorio e cominciando a gettare le basi per una programmazione futura a lunga scadenza, oltre il 2024 indicato dal Pnrr. Il Recovery Plan è un’occasione storica per rinnovare il parco tecnologico di strutture e ospedali, ma sarà necessario un approccio innovativo – sottolinea – che punti su programmazione degli investimenti, High Technology Assessment (Hta), professionalità, interdisciplinarietà e visione strategica di politica industriale”.

Al dibattito – introdotto da Donato, anche responsabile del Dipartimento Hta del Comitato scientifico dell’Associazione Dossetti – ha partecipato il Sindacato nazionale area radiologica (Snr), impegnato nella tutela delle specificità professionali dell’area radiologica (radioterapia, medicina nucleare, diagnostica per immagini e neuroradiologia). “L’investimento previsto dal Pnrr nell’area radiologica è molto rilevante, con numeri che sono stati largamente previsti – commenta Corrado Bibbolino, Snr – anche se probabilmente necessitano di un minimo aggiustamento, anche in relazione a quello che è stato fatto negli ultimi mesi da parte delle Regioni e della Consip con l’acquisto di macchine di alta tecnologia e di radiologia tradizionale”.

“Altri temi importanti – rimarca – sono l’allocazione di queste attrezzature e come utilizzarle, cioè avere a disposizione sufficiente personale medico formato per sfruttarle al meglio. I medici radiologi neolaureati sono sicuramente in grado di utilizzare le apparecchiature più moderne, ma occorre assumerli: negli ospedali italiani c’è un problema di ricambio generazionale, con un’età media del personale medico di 57 anni, anche in ambito radiologico. Negli ultimi anni sono stati fatti diversi concorsi, ma il settore pubblico è in particolare sofferenza, anche perché i giovani sono attratti dal mercato privato. Questo è un aspetto importante da considerare nell’immediato futuro – segnala Bibbolino – perché avere un parco macchine aggiornato senza il personale medico per utilizzarlo al meglio è come avere una fuoriserie senza un pilota esperto che possa portarla in pista”.

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