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Trump lancia l’auto-deportazione, mille dollari a migranti per lasciare gli Usa

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(Adnkronos) – Donald Trump lancia l''auto-deportazione' per gli immigrati entrati illegalmente negli Stati Uniti. "Daremo a ognuno una certa quantità di denaro e un bellissimo biglietto per un volo, per tornare da dove sono venuti. Se lo faranno, collaboreremo con loro e un giorno magari potranno tornare se meritano. Se non lo faranno, saranno espulsi e non avranno mai più la chance di tornare", ha spiegato il presidente degli Stati Uniti rispondendo alle domande dei media alla Casa Bianca. L'amministrazione Biden, ha poi attaccato, "ha consentito l'ingresso di milioni di persone, probabilmente 21 milioni di persone. Diciamo che 3 milioni sono criminali. Sono arrivati in tantissimi illegalmente, noi li stiamo espellendo a migliaia ma i giudici ci ostacolano, all'improvviso dicono che servono udienze: con 5 milioni di udienze non ci sarebbe più un Paese". L'amministrazione Trump ha quindi annunciato che darà mille dollari a ogni migrante irregolare che si "auto rimpatria" usando una specifica app governativa. L'annuncio arriva dal dipartimento per la Sicurezza interna che spiega che i fondi sono destinati a "facilitare il viaggio di ritorno nel proprio Paese" e saranno versati solo quanto il migrante avrà confermato, sempre attraverso l'apposita app, di essere uscito dagli Usa.  "L'auto deportazione è un modo dignitoso di lasciare gli Usa che permetterà agli stranieri illegali di evitare di essere fermati dall'Ice", si legge nel comunicato che spiega che gli notificherà attraverso l'app l'intenzione di rimpatriare "perderà la priorità nelle liste per l'arresto e l'espulsione, se dimostrerà che sta facendo effettivi preparativi per la partenza".  Dall'amministrazione Trump difendono intanto la strategia inusuale, affermando che è destinata a far risparmiare soldi, dal momento che l'arresto, la detenzione e l'espulsione di ogni migrante costa in media 17mila dollari. Attraverso l'app, il migrante riceverà assistenza per l'acquisto dei biglietti e per ottenere i necessari documenti, riferiscono ancora dal dipartimento spiegando che si stima che il processo durerà circa tre settimane. Intanto, dopo l'accordo con El Salvador, gli Stati Uniti hanno avviato colloqui con il Ruanda per deportare nel Paese africano migranti espulsi. A confermalo è stato il ministro degli Esteri Olivier Nduhungirehe, spiegando che il suo governo è nelle "prime fasi" dei negoziati per raggiungere con l'amministrazione di Donald Trump un accordo sul modello di quello che aveva raggiunto con i precedenti governi conservatori britannici ma non è mai stato applicato perché è stato prima bloccato dalla Corte Suprema e poi ritirato dal governo laburista di Keir Starmer.  "E' vero che siamo in contatto con gli Stati Uniti, i negoziati sono ancora in corso e sarebbe prematuro dire come si concluderanno", ha detto, intervistato dalla televisione statale, il ministro ruandese. "Non è la prima volta che negoziamo questo tipo di accordi", ha poi aggiunto riferendosi a quello con Londra, ma anche ad altri con Onu e Unione Africana per facilitare il ritorno dei migranti.  La dichiarazione di Nduhungirehe arriva dopo che nei giorni scorsi il segretario di Stato, Marco Rubio, ha detto che l'amministrazione Trump sta attivamente cercando di chiudere con altri Paesi per deportare i migranti espulsi dagli Usa, dopo quello da 6 milioni di dollari con El Salvador per il controverso trasferimento, ritenuto illegale da diversi giudici federali americani, di centinaia di migranti, dichiarati, sulla base di una legge di guerra del 18mo secolo, nemici stranieri in quanto membri di gang considerate organizzazioni terroristiche, nella famigerata prigione Cecot.  I negoziati con l'amministrazione Trump confermano la posizione che il Ruanda ha da tempo assunto come partner delle nazioni occidentali nella lotta all'immigrazione, spesso in cambio di pagamenti. Nduhungirehe non ha fornito dettagli dell'intesa che si sta discutendo con gli Usa, in particolare non ha detto che se vi è una parte economica dell'accordo.  L'accordo più noto è quello raggiunto con Londra nel 2022, quando a Downing Street c'era Boris Johnson, per il trasferimento in Ruanda dei richiedenti asilo, accordo poi dichiarato illegale dalla Corte Suprema nel 2023. L'anno seguente il governo, allora guidato da Rishi Sunak, riuscì a far approvare una legge che doveva bypassare la decisione della Corte, definendo il Ruanda "Paese sicuro". Ma solo 4 richiedenti asilo sono partiti volontariamente per il Ruanda prima che il nuovo premier laburista annullasse l'accordo, costato 715 milioni di sterline (oltre 839 milioni di euro), 290 dei quali andati al governo ruandese.  Ma in questi anni Kigali ha firmato accordi anche con la Danimarca per aumentare la cooperazione su asilo e anche un'intesa segreta con Israele per accogliere richiedenti asilo africani, scrive oggi il New York Times riferendosi ad un'inchiesta del 2015. Va infine ricordato che i colloqui tra Kigali e Washington, di cui il Washington Post scriveva la scorsa settimana, avviene mentre gli Usa stanno cercando di mediare un accordo di pace nel conflitto tra il Ruanda e la Repubblica democratica del Congo.   —internazionale/[email protected] (Web Info)

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