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Trump incriminato, procuratore voleva arrestarlo oggi: il retroscena

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Washington, 31 mar. (Adnkronos) – Il procuratore di Manhattan, Alvin Bragg, voleva che Donald Trump si consegnasse già oggi per essere arrestato, ma i suoi avvocati si sono opposti affermando che il Secret Service ha bisogno di più tempo per organizzare la procedura senza precedenti. Lo rivela Politico, citando fonti delle forze di sicurezza newyorkesi. Con la prima incriminazione di un ex presidente della storia americana, ci si trova infatti nella circostanza, estremamente delicata, di un imputato che si presenterà alle autorità scortato dagli agenti delle guardie del corpo presidenziali, che devono garantire la sicurezza a vita degli ex inquilini della Casa Bianca.

E’ questo quello che Joe Tacopina, l’avvocato di Trump, ha spiegato all’ufficio del procuratore, chiedendo quindi di rinviare alla prossima settimana – a martedì, secondo diversi media Usa – il clamoroso arresto. In questi giorni, quindi, non solo gli avvocati del tycoon, ma anche i responsabili del Secret Service dovranno coordinarsi con la procura per studiare le modalità della consegna di Trump.

Ai negoziati partecipa anche il dipartimento di polizia di New York, ormai da giorni mobilitato per garantire una presenza extra nella zona intorno al palazzo di Giustizia di Manhattan, soprattutto dopo che Trump ha esortato i suoi sostenitori a protestare contro il suo arresto. La sfida è quella di permettere che la prima apparizione di Trump in procura si svolga come quella di qualsiasi altro imputato – con le foto segnaletiche, le impronte digitali, la classica ‘Miranda’, cioè la lettura dei diritti degli arrestati – garantendo all’ex presidente la protezione necessaria.

In questa occasione, il giudice stabilirà anche le condizioni del rilascio, che potrebbero prevedere anche restrizioni di movimento se non addirittura gli arresti domiciliari. Anche solo la prima eventualità potrebbe avere un effetto sulla nuova campagna elettorale di Trump.

La prima udienza sarà anche l’occasione in cui verranno formalizzate e, quindi, rese pubbliche le accuse che comprenderebbero, secondo quanto rivelato dalla Cnn, 30 capi di imputazione di frode societaria. Bragg infatti ritiene che l’ex presidente abbia commesso un illecito registrando come spese legali i 130mila dollari restituiti all’avvocato Michael Cohen che aveva pagato di tasca propria Stormy Daniels per pagare il silenzio della pornostar sulla relazione avuta con il tycoon nel 2006. Un illecito aggravato dal fatto che è stato commesso per impedire che le rivelazioni della donna potessero influenzare la campagna elettorale del 2016.