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Trump e Gaza trasformata in Riviera, il sogno del presidente immobiliarista

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(Adnkronos) – La dichiarata volontà di prendere il controllo di una Gaza svuotata dai palestinesi per trasformarla nella riviera del Medio Oriente conferma che Donald Trump anche da presidente ama vestire i panni "di uomo d'affari e immobiliarista, guardando al mondo come a una tela su cui espandere l'influenza americana e cementare la sua eredità". E' quanto scrive il Wall Street Journal, sottolineando che il livello di provocazione di questa proposta conferma la "determinazione con cui, dopo la netta vittoria di novembre, Trump si senta libero di seguire senza freni i suoi istinti".   Già nei giorni scorsi, quando ha rivelato per la prima volta di voler lavorare a un piano per spostare i palestinesi di Gaza in Egitto e Giordania, lasciando la Striscia ormai ridotta a un "sito in demolizione". Trump non aveva nascosto il suo istinto da immobiliarista: "Sapete, Gaza è interessante, ha una posizione fenomenale, sul mare, un tempo fantastico, tutto è positivo, si possono fare delle belle cose". Forse non è un caso che Trump abbia scelto un altro immobiliarista newyorkese, Steve Witkoff, come inviato per il Medio Oriente. Ed è stato proprio lui, dopo aver visitato Gaza, a dire al presidente che la Striscia, dopo oltre un anno di bombardamenti israeliani in cui sono state uccise 61mila persone, non è ormai abitabile. "Noi stimiamo che solo la rimozione delle macerie durerà dai 3 ai 5 anni, prima di avere un piano di ricostruzione. Per me è ingiusto dire ai palestinesi che possono tornare in cinque anni, è assurdo", ha detto ieri ai giornalisti.   Ma ancora prima di vincere le elezioni, Trump accarezzava il sogno-progetto immobiliare per Gaza: in una telefonata con Netanyahu la scorsa estate aveva detto che la Striscia aveva un enorme valore immobiliare, chiedendo al premier di immaginare che alberghi si potevano costruire, rivela il Wsj che ricorda come spesso il tycoon affronti la politica estera con il pallino immobiliare. Rivendicando, durante una cena di raccolta di fondi la scorsa estate a New York, di aver riconosciuto la sovranità israeliana sulle alture del Golan nel 2019, ha detto: "Si parla di un valore di 2 trilioni di dollari se si parla in termini di bene immobiliare".  E anche nell'incontro dello scorso autunno con Volodymyr Zelensky, rivela ancora il giornale conservatore americano, ha parlato dei progetti immobiliari che si possono sviluppare in Ucraina, in particolare a Odessa. Persino in uno dei suoi vertici con Kim Jong Un durante il suo primo mandato, aveva offerto al leader nordcoreano la prospettiva di realizzazione di alberghi sulla costa in cambio della rinuncia al nucleare.   Tornando alla Riviera di Gaza, o come qualcuno già scrive la Mar a Lago di Gaza, bisogna infine ricordare che il primo a vantare pubblicamente "l'alto valore immobiliare" della Striscia è stato Jared Kushner, il genero di Trump, figlio dell'immobiliarista Charles, finito due anni in prigione per evasione fiscale, e ora nominato ambasciatore in Francia dal presidente che l'aveva graziato alla fine del suo primo mandato.  "Il lungomare di Gaza potrebbe avere un grande valore, se la gente fosse concentrata a migliorare il proprio livello di vita", disse un anno fa l'ex 'first son in law' che fu uno dei principali consiglieri di Trump nel primo mandato e architetto degli accordi di Abramo. Non solo, nel suo intervento a un convegno ad Harvard, Kushner aggiungeva: "Lì è una situazione un po' infelice – affermava riferendosi alla guerra e ai bombardamenti in corso – ma se penso nella prospettiva di Israele, io sposterei la popolazione e poi ripulirei".  Di fatto i punti essenziali dell'annuncio dal suocero, tanto che a Washington circolano voci, riprese dal sito Puck, che sia stato proprio Kushner, che con la moglie Ivanka ha ufficialmente lasciato la politica dopo la fine del primo mandato, tenendosi lontano dalla campagna elettorale di Trump, ad aiutare il presidente nella stesura del suo piano.    —internazionale/[email protected] (Web Info)

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