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Trieste: poliziotti uccisi, difesa ‘intervenga garante detenuti, Meran è malato non serve carcere’

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Milano, 29 mar. (Adnkronos) – “Stephan Meran è un detenuto in attesa di giudizio, provato da una marcata infermità psichiatrica che non può essere affrontata con contingenti Tso (trattamenti sanitari obbligatori, ndr) o cure palliative, ma con un percorso dedicato in un reparto psichiatrico. Il garante dei detenuti intervenga”. A chiederlo – tramite l’Adnkronos – sono Alice e Paolo Bevilacqua, difensori dell’uomo che è accusato di aver ucciso due poliziotti negli uffici della questura di Trieste il 4 ottobre 2019. “Si parla tanto di Fabrizio Corona, ma qui c’è un ragazzo non ancora processato che resta in carcere e che non ha a disposizione tutte le cure di cui necessita. Le sue condizioni peggiorano, si sente minacciato, si è chiuso a riccio e senza una giusta diagnosi può solo peggiorare”, sottolineano i legali.   

L’udienza prevista oggi è rinviata: un’equipe di esperti è tornata a valutare le condizioni di salute del 30enne originario di Santo Domingo che si rifiuta di presentarsi davanti al giudice delle indagini preliminari e di interagire con gli psichiatri. Lo scorso febbraio, i periti nominati dal gip di Trieste Massimo Tomassini hanno stabilito il vizio parziale di mente per Meran, riconoscendone la “pericolosità sociale” e la capacità di stare nel processo. Di diverso avviso i consulenti della procura i quali ritengono che nel momento in cui ha agito “fosse in uno stato di acuta alterazione psicotica persecutoria della realtà e fosse pertanto totalmente incapace di intendere e volere”.  

Conclusioni condivise dagli esperti della difesa che sottolineano come la patologia dell’imputato – schizofrenia paranoide – abbia “totalmente abolito la capacità di autodeterminazione” di Meran che percependo un “pericolo incombente” si è impossessato della pistola d’ordinanza di Pierluigi Rotta e gli ha sparato tre volte, poi ha fatto fuoco quattro volte contro l’agente scelto Matteo Demenego, intervenuto per soccorrere il collega.   Dal 30 gennaio al 19 febbraio scorso, Meran è stato ricoverato – in regime di Tso – nel reparto psichiatrico di Borgo Trento a Verona, ora è di nuovo dietro le sbarre del carcere della città veneta ma, nonostante la terapia farmacologica, rifiuta ogni interazione e riferisce di sentirsi minacciato. Condizioni che rendono arduo il lavoro di consulenti e periti, così come della difesa.   Per Pietro Pietrini, esperto in psichiatria e consulente della difesa, Meran “necessita di una terapia psicofarmacologica continuativa, adeguata sia nella posologia, sia nella modalità e nel controllo della somministrazione della stessa, così come di un attento monitoraggio dell’andamento della fenomenica clinica”. Se il carcere non è idoneo a soddisfare queste necessità, “diverrebbe inevitabile” il trasferimento in una struttura sanitaria specialistica “tale da garantire le cure e le forme di assistenza necessarie e imprescindibili”.  

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