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Tra scudo anti-droni e Flotilla, Meloni punge le opposizioni: “Sciopero? Vogliono il weekend lungo”

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(Adnkronos) – "La rivoluzione non è un pranzo di gala", scriveva Mao. E nemmeno un weekend lungo, secondo Giorgia Meloni. Con questa battuta, da Copenaghen, la premier liquida lo sciopero, proclamato dai sindacati in solidarietà con Gaza, dopo l'epilogo della Global Sumud Flotilla, fermata nelle acque antistanti Gaza dalle forze israeliane. La vicenda degli attivisti filopalestinesi irrompe nel corso del vertice europeo nella capitale danese: mercoledì il Consiglio europeo informale in vista di quello ufficiale del 23-24 ottobre, ieri il summit della Comunità politica europea con oltre 40 Paesi al tavolo. E sebbene al centro dei lavori figurino soprattutto il sostegno all'Ucraina e la difesa comune, il caso Flotilla pesa sui pensieri della premier italiana, dopo le piazze piene di manifestanti in Italia e la mobilitazione annunciata per oggi. Prima, Meloni sottolinea la necessità di riportare a casa gli attivisti italiani a bordo delle imbarcazioni: nella notte tra l'1 e il 2 ottobre, ricorda a margine del vertice, "l'unità di crisi della Farnesina è stata in contatto anche con gli avvocati di alcuni degli imbarcati. Faremo tutto quello che possiamo perché
queste persone possano tornare in Italia il prima possibile
". Ma l'inquilina di Palazzo Chigi non rinuncia a ribadire la sua critica netta all'intera operazione: "Continuo a ritenere che tutto questo non porti alcun beneficio al popolo della Palestina, in compenso mi pare di capire che porterà molti disagi al popolo italiano, lo stesso popolo italiano che ancora ieri veniva ringraziato dai palestinesi per il lavoro che sta facendo…". Meloni punta il dito contro i "disagi" legati alla mobilitazione" di venerdì 3 ottobre, "per una questione che mi pare c'entri poco con la vicenda palestinese e molto invece con le questioni italiane". Poi l'affondo sui sindacati: "Mi sarei aspettata che almeno su una questione che reputavano così importante non avessero indetto uno sciopero generale di venerdì, perché
il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme
". Una frase che accende lo scontro con le opposizioni: "Giù le mani dal diritto di sciopero e dai diritti dei lavoratori", avverte la segretaria del Pd Elly Schlein. "Offende, porti rispetto", ribatte il leader della Cgil, Maurizio Landini. Intanto a Montecitorio si vota sulle cinque risoluzioni sulla Palestina presentate dai vari gruppi: passa il testo della maggioranza, con Azione che vota col centrodestra e Pd, M5S e Avs che scelgono l'astensione. Ma a Copenaghen il dibattito tra i leader è dominato dal dossier difesa. L'Ue comincia ad approfondire l'idea di un muro anti-drone contro le incursioni russe nello spazio aereo europeo, come quelle registrate di recente anche sulla capitale danese. Già all'arrivo, Meloni aveva espresso dubbi, chiedendo attenzione anche alla protezione del fianco Sud dell'Alleanza e non solo ai confini orientali più esposti alla minaccia russa. Perplessità che si sommano a quelle del presidente francese Emmanuel Macron (che oggi, insieme alla premier italiana, ha lanciato l'iniziativa per una coalizione europea contro il narcotraffico): "Dobbiamo essere molto sinceri con i nostri cittadini: non c'è un Iron Dome per l'Europa, non c'è un muro di droni perfetto per la Ue. Parliamo di un confine di circa 3mila km, pensate sia fattibile? La risposta è no". Per Macron serve "un approccio a tutto tondo", in cui "le capacità di deterrenza sono fondamentali". Altro tema cruciale è l'utilizzo degli asset russi congelati per finanziare l'Ucraina, questione su cui non c'è ancora unanimità. Macron non nasconde le sue perplessità, giudicando il "sequestro" dei beni contrario al diritto internazionale. Ancora più netto Viktor Orban: "Non siamo ladri, non tocchiamo soldi altrui". Di segno opposto le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz (contrario, invece, al muro di droni), che sottolinea la "larghissima convergenza all'interno dell'Unione europea" e avverte: "Putin non dovrebbe sottovalutare la nostra determinazione". "Abbiamo avuto una discussione molto intensa sull'utilizzo dei beni russi, con i quali vogliamo continuare ad aiutare l'Ucraina. Ora esamineremo attentamente la questione e con ogni probabilità al prossimo Consiglio europeo, tra tre settimane, ci sarà una decisione concreta in merito", spiega Merz, che in giornata ha visto Meloni in un bilaterale dedicato a Ucraina, Medio Oriente e automotive. Prima di lasciare in anticipo i lavori per rientrare a Roma e presiedere il Cdm, la premier ha incontrato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a margine di un summit il cui simbolo è stato il girasole, scelto per il suo legame con l'Ucraina come fiore nazionale ed emblema della resistenza di Kiev. Ai leader è stato anche donato un girasole fatto con mattoncini Lego, a suggellare simbolicamente unità e resilienza europea. Ma per la difesa vera e propria, serviranno mattoni ben più solidi. (dall'inviato Antonio Atte)  
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