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Teschio con cappello di paglia, perché il simbolo di ‘One Piece’ sbuca nei cortei per Gaza e Flotilla?

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(Adnkronos) – Dal Nepal alla Francia, dal Madagascar all'Indonesia, fino all'Italia. La bandiera di 'One Piece' è diventata un simbolo di protesta. Negli ultimi giorni è apparsa nelle manifestazioni Pro Pal, ma in Asia durante l'estate i ragazzi l'hanno portata con loro in piazza come segno di dissenso nelle proteste anti-governative. La bandiera su sfondo nero che rappresenta un teschio sorridente con un cappello di paglia "è diventata un simbolo in qualsiasi manifestazione in cui ci si ribella alle ingiustizie e al potere", spiega all'Adnkronos Francesco Toscano, giornalista e content creator che da più di dieci anni gestisce la community di OnePiece.it. 'One Piece' è un manga, un fumetto giapponese scritto e disegnato da Eiichirō Oda, che ha ispirato anche un'omonima serie d'animazione (anime) e, più di recente, una serie live action uscita su Netflix. Sia il manga sia l'anime hanno avuto un enorme successo in tutto il mondo e sono in produzione da quasi 30 anni, rispettivamente dal 1997 e dal 1999.  Si tratta, spiega Toscano, di "una storia d'avventura, quasi un'epica moderna", che segue le avventure di Monkey D. Rufy, un ragazzo il cui corpo ha assunto le proprietà della gomma dopo aver inavvertitamente ingerito un frutto del diavolo. Reclutando compagni per formare una ciurma, Rufy esplora la Rotta Maggiore affrontando nemici di ogni genere in cerca di un leggendario tesoro e inseguendo il sogno di diventare il nuovo Re dei pirati.  Nonostante un successo che dura da 28 anni, abbracciando dunque spettatori di differenti età, è la stata la generazione Z a fare suo il teschio di 'One Piece' durante le proteste in piazza. "È qualcosa che nasce spontaneamente perché 'One Piece' porta a sperare di poter essere quello che sei davvero. Il sorriso è centrale nella storia e chiunque vede in quella bandiera un simbolo di libertà e giustizia", dice Toscano. "A volte non è facile trovare esempi da seguire nel nostro mondo e quindi ci facciamo trascinare da personaggi di fantasia che incarnano dei valori positivi", aggiunge. "Credo che l'autore sia molto bravo a inserire all’interno della sua storia quello che accade al giorno d’oggi nel mondo", spiega l'esperto. "Nel manga ora c’è una ribellione contro il governo mondiale, che nella serie sono degli oppressori che credono di poter governare senza dover dare conto ai più deboli. Chi legge la storia – dice – riesce a vedere il nostro mondo e si sente anche un po’ spinto da utilizzare quel simbolo, a riflettere nella propria vita gli insegnamenti" trovati nel fumetto. "Quando nel mondo reale non si trovano persone che combattono per dei valori positivi, si cerca nelle storie qualcuno da prendere a modello", conclude Toscano. Così valori, personaggi e simboli nati dall'immaginazione di un fumettista finiscono per 'prendere vita', uscire dalla carta e arrivare nel mondo reale.  Non è la prima volta che i simboli del cinema e della tv vengono presi in prestito per le proteste. È accaduto in passato con il saluto a tre dita della serie cinematografica distopica 'The Hunger Games'; ai costumi rossi de 'Il racconto dell'ancella' e alla maschera bianca di 'V per Vendetta'. Adesso è il momento della Jolly Roger dei pirati giapponesi e della loro sete di giustizia e libertà. (di Corinna Spirito) —[email protected] (Web Info)

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