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Taranto: estorsioni e furti ad allevatori cozze anche con produzione ferma, creato mercato parallelo

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Taranto, 21 giu. – (Adnkronos) – Avrebbero costretto alcuni imprenditori del settore della mitilicoltura di Taranto a versare somme di denaro, estorte con minacce e con furti di pergolati di cozze nere, anche nei periodi invernali, quando la produzione si ferma. E’ quanto accertato nel corso dei procedimenti a carico di una associazione per delinquere, che operava ai danni degli operatori del settore, nel Mar Grande e nel Mar Piccolo del capoluogo jonico. Tra le accuse, a vario titolo, oltre alle minacce aggravate, anche l’immissione in commercio, da parte di altri soggetti, di prodotti ittici, in assenza di documentazione sanitaria e fiscale, pertanto potenzialmente nocivi per la salute. Alle prime ore di oggi, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto ed i militari della Guardia Costiera dello stesso capoluogo ionico hanno notificato quattro ordini di esecuzione per la carcerazione, nei confronti di altrettante persone (poi condotte nel carcere della città pugliese), emessi dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica della Corte di Appello di Taranto.

I taglieggiamenti, estremamente efficaci, avrebbero indotto le vittime a non denunciare, anche quando le indagini hanno consentito di chiarire l’intera vicenda. Lo stesso sistema è risultato duraturo nel tempo. L’associazione criminale avrebbe costretto gli imprenditori al pagamento di somme di denaro a cadenza periodica, influenzando in modo determinante un intero settore produttivo-commerciale, particolarmente rilevante per l’economia tarantina. Secondo gli inquirenti si trattava di un sistema ben strutturato. Si sarebbe creato, inoltre, un sistema di approvvigionamento illecito, parallelo ai circuiti tracciabili, che ha portato conseguentemente all’aumento dei furti ai danni dei mitilicoltori, per soddisfare la crescente domanda di molluschi a prezzi molto più convenienti, rispetto al normale valore di mercato, tant’è che paradossalmente anche chi effettuava i pagamenti all’organizzazione criminale, non era esente da furti.

Le vittime, quindi, che avrebbero dovuto essere ‘protette’, sarebbero state, poi, di fatto, anch’esse derubate. I mitili sottratti venivano acquistati da commercianti e ristoratori a prezzi stracciati e rivenduti, in totale assenza di certificazione e documentazione sanitaria, di qualità, nonché fiscale. Mentre il prodotto proveniente dal Mar Grande è commercializzabile senza trattamenti depurativi, quello del secondo Seno del Mar Piccolo necessita di transitare da un centro di ‘stabulazione’ per l’abbattimento della carica batterica. La lavorazione delle cozze avveniva, inoltre, in luoghi fatiscenti (spesso container dismessi) da parte di persone prive delle necessarie qualifiche. Le indagini, condotte dagli investigatori dell’Arma e della Guardia Costiera, sotto la direzione della Procura della Repubblica, dal maggio del 2014 al febbraio del 2016 e conclusesi in un primo momento con l’operazione denominata ‘Piovra’, nell’aprile dello stesso anno, sono proseguite poi fino all’anno successivo, terminando definitivamente a febbraio, con l’operazione ‘Piovra 2 Respect’. Il secondo filone investigativo ha appurato come, a seguito della detenzione di alcuni degli autori delle condotte estorsive, vi era stato una sorta di passaggio del testimone, tra i primi arrestati ed alcuni parenti degli stessi, i quali avrebbero, di fatto, assunto la direzione dell’organizzazione criminale, avvalendosi della collaborazione di altri loro familiari, estendendo l’attività estorsiva non più ai soli mitilicoltori ma anche ai titolari di alcune pescherie della città di Taranto e della provincia.