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Studio del Politecnico di Milano: “Solo un quarto dei ciclisti si fa male da sé, il resto viene investito”

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Roma, 16 giu. (Adnkronos) – Solo un quarto (24,9%) dei ciclisti si fa male da solo, il resto subisce “l’interazione”, ovvero lo scontro, con gli altri mezzi che affollano le strade italiane. E’ uno dei dati più significativi di una ricerca del dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano, presentato ieri nel capoluogo lombardo, che dimostra una volta per tutte che la bicicletta non è pericolosa di per sé ma subisce i danni dell’esposizione agli altri mezzi. I ciclisti morti in tutta Italia a causa di incidenti stradali dall’inizio del 2023 a oggi sono 65, nel 2022 154. Lo studio, unico nel suo genere in Italia, si focalizza sull’incidentalità ciclistica usando varie fonti anche alternative all’Istat, perché si tratta di dati che “attualmente, non sono raccolti ed elaborati da Istat in modo specifico e dedicato; fanno parte del repertorio generale di dati sugli incidenti stradali diffuso ogni anno”, si legge.

La ricerca, dal preoccupante titolo “Atlante dei morti e feriti gravi in bici”, si concentra in particolare sul capoluogo lombardo con uno sguardo al territorio nazionale ed è stata messa a punto da un gruppo di lavoro coordinato da Paolo Bozzuto, professore associato di Urbanistica del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, insieme a Fabio Manfredini, responsabile del Laboratorio Mapping and Urban Data Lab, Emilio Guastamacchia, esperto Gis del Laboratorio Mapping and Urban Data Lab e le tirocinanti Benedetta Damiani, Micaela De Carlo e Ginevra Santomero.

“L’analisi dei dati relativi agli incidenti ciclistici, nel periodo 2014 – 2021, rende evidente -si legge ancora- che solo un quarto degli incidenti ciclistici riguarda singoli individui che pedalano in bicicletta (24,1%). La metà di tutti gli incidenti ciclistici nel Comune di Milano (48,77%) registra una interazione tra il ciclista e un’automobile. Se alle auto si sommano i mezzi pesanti e le motociclette, si può osservare che circa il 63% di tutti gli incidenti ciclistici nel Comune di Milano è dovuto a una interazione tra il ciclista e un mezzo motorizzato privato (trasporto pubblico escluso).

“L’analisi della natura e delle dinamiche degli incidenti, così come ufficialmente registrati da Istat, conferma- si legge in seguito- il dato prima esposto sugli incidenti ciclistici che vedono coinvolti esclusivamente ciclisti in sella alla loro bicicletta. Solo il 24,9% degli incidenti ciclistici può essere ricondotto, in modo esclusivo, a imperizia nella guida della bicicletta o a comportamenti scorretti da parte del ciclista”.

Negli anni presi in considerazione (2014-2021) gli incidenti ciclistici sono stati 133.856, 16.677 solo nel 2021; e “la gravità dell’incidentalità ciclistica, in qualunque città o territorio, non si misura e non si comprende solo in relazione al numero dei ciclisti morti sulla strada -sostiene l’Atlante-. È il numero complessivo degli incidenti ciclistici e dei ciclisti feriti a rendere appieno la dimensione del fenomeno e la sua diffusione”. Il 68% di tutti gli incidenti ciclistici registrati in Italia, dall’anno 2014 all’anno 2021, si sono verificati in sole quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di incidenti ciclistici verificatisi dall’anno 2014 all’anno 2021, con un dato totale di 33.385 incidenti ciclistici, pari al 24,94% del totale nazionale”.

Puntando la lente su Milano, “a una crescente domanda di ciclabilità espressa dai cittadini (sia individualmente, sia attraverso le diverse forme associative che articolano e rappresentano l’eterogenea e plurale ‘comunità ciclistica’ milanese), negli anni 2020 e 2021 è corrisposto un significativo incremento del tasso di incidentalità ciclistica. Nell’anno 2022, stando ai dati Areu (fonte diversa da Istat), il numero totale di incidenti ciclistici nel Comune di Milano potrebbe essere ulteriormente aumentato in modo rilevante; in peggioramento appare anche la quota di incidenti ciclistici che vedono coinvolte le automobili private. Ciò rischia di acuire la percezione dell’esistenza di un implicito ‘conflitto’ tra ciclisti e automobilisti avente per oggetto il diritto alla mobilità urbana e alla praticabilità quotidiana dello spazio della strada”.