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Speleologa bloccata, il racconto dei soccorritori: “Nelle ultime ore ha tenuto duro”

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(Adnkronos) – Erano le 2.59 quando la barella con Ottavia Piana, la speleologa rimasta bloccata dallo scorso sabato nell'Abisso Bueno Fonteno, è uscita dalla grotta. ''È stato un intervento lungo e complesso, durato 75 ore di operazioni ininterrotte. Abbiamo avuto più di 159 operatori coinvolti, provenienti da 13 regioni differenti, e fortunatamente siamo riusciti ad anticipare un po' le tempistiche di uscita", racconta Federico Catania, uno dei soccorritori del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico che questa mattina hanno estratto la 32enne. ''Pensavamo -ha detto a RTL 102.5 nel corso di Non Stop News- che l’intervento sarebbe terminato domani mattina, ma l’ultimo tratto della grotta, grazie anche al lavoro svolto dagli operatori specializzati che noi definiamo "disostruttori" (specializzati nell’aprire i varchi più stretti all’interno delle grotte), si è rivelato più agevole del previsto", racconta Catania'. ''Anche la speleologa ha fatto la sua parte, dimostrando grande resistenza. In precedenza ci eravamo spesso fermati per delle pause sanitarie, per permetterle di riposare, ma nelle ultime ore ha saputo tenere duro. Grazie a uno sforzo collettivo, l’operazione si è conclusa positivamente", continua.  "È stata un'operazione molto complessa perché ha richiesto più giorni. In questo caso, rispetto a un intervento in montagna, dove si può intervenire con un elicottero o con una squadra che arriva con gli sci o a piedi, le tempistiche di un intervento in grotta sono completamente diverse rispetto a qualsiasi altro tipo di incidente. Quando parliamo di incidenti in grotta, tutte le tempistiche standard vengono stravolte, perché percorrere i cunicoli delle grotte è un’attività che richiede tempi e modalità di esecuzione completamente differenti'', dichiara il soccorritore. ''Noi non giudichiamo le persone che aiutiamo: sappiamo solo che c’è una persona in difficoltà e interveniamo. Possiamo magari giudicare alcuni atteggiamenti sprovveduti, ma non era questo il caso. Si trattava di una speleologa esperta, con tanta esperienza alle spalle, ed era correttamente attrezzata. Posso dire che è stata una circostanza sfortunata. Quando ci chiedono perché è tornata in grotta, è un po’ come chiedersi perché una persona torna ad andare in bicicletta anche dopo una caduta, o perché uno sciatore, uno sportivo, o un appassionato qualunque continui a praticare la sua passione nonostante i rischi. Non me la sento di giudicare quanto accaduto. Adesso è stata elitrasportata all’ospedale di Bergamo, e speriamo che guarisca presto. All’uscita dalla grotta erano presenti il medico e il fidanzato, e il loro incontro, dopo quattro giorni passati a distanza, è stato davvero emozionante'', conclude Catania.  —[email protected] (Web Info)

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