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Social: psicologa Parsi, ‘sfruttare foto bimbi è violenza pari a stupro, urgono restrizioni’

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Roma, 10 mar. (Adnkronos) – “Lo sfruttamento indiscriminato sui social dell’immagine dei bambini è vergognoso. Si tratta di un abuso intollerabile nei confronti dei minori, di una violenza pari allo stupro, al femminicidio, alla guerra. Dare una stretta alla normativa anche in Italia è un dovere imprescindibile”. Ad affermarlo all’Adnkronos è la psicologa Maria Rita Parsi, in un’intervista in cui l’esperta affronta senza sconti il tema ormai caldissimo dello ‘sharenting’, ovvero la condivisione sui social media di immagini fotografiche o video dei propri figli, spesso a scopo commerciale. La pratica, che deriva dalla contrazione dei termini ‘share’ (condivisione) e ‘parenting’ (genitorialità) è di stretta attualità dopo che il Parlamento francese ha approvato un disegno di legge per garantire ai minori il diritto alla loro immagine.

“Sono quelle che io chiamo ‘FV’, Famiglie virtuali, dove l’immagine virtuale prevale sulla famiglia reale, e dove si utilizzano i bambini per fare pubblicità a qualche prodotto o semplicemente per esaltare la propria immagine attraverso quelle foto -affonda la Parsi, che da sempre si occupa di infanzia e minori- Famiglie come i Ferragnez, e tanti altri, esaltano il loro ruolo e la loro idea di famiglia sui social per far vedere che nonostante tutto la famiglia esiste”. Un mondo ‘dorato’ che, spiega la psicologa, il più delle volte, non rispecchia la realtà. “Purtroppo per quello che conosco io lavorando con i bambini, quello che appare spessissimo non è la realtà. Ci sono situazioni in cui i ragazzini esposti sono nel quotidiano testimoni di conflitti, violenze, narcisismi maligni”.

Una pratica, quella dello ‘sharenting’ indiscriminato, che secondo l’opinione dell’esperta può arrecare danni gravi al bimbo che ne è oggetto. “Questi bambini sono bambini deprivati della loro intimità e della privacy, importantissima per la loro crescita -spiega Parsi- E’ ormai una società di spiati e di spioni, dove se non si provvederà a dare un taglio alla pervasività del virtuale, e a tutti quelli che la usano in maniera scorretta, illegale e pervasiva sarà veramente la fine del mondo. In senso letterale, la fine di un mondo, di una cultura, di una sensibilità”.

Nello specifico, spiega la Parsi all’Adnkronos, “le foto una volta erano la storia fotografica o filmica della famiglia. Un patrimonio esclusivo e privato, dove si potevano ricordare i passaggi della vita, dalla nascita ai momenti più importanti esaltandone la memoria e fissando i momenti più rilevanti. Ma le famiglie non sono solo le foto. Sono le decisioni dei genitori, i giochi che fanno coi figli, il tempo che gli dedicano, la guida che riescono ad essere per loro, l’educazione con l’esempio. Se i bambini sono semplicemente qualcosa da mostrare per dire ‘guardate che bella cosa che ho fatto’ e dietro non c’è una realtà, c’è il nulla”.

Riscoprire dunque il valore della riservatezza “è fondamentale, perché è qualcosa che riguarda le persone. L’intimità che va conservata e poi mostrata ai bambini quando saranno grandi. Le foto di famiglia costituiscono un patrimonio di immagini che è loro, prezioso, non per tutti”. Dare una stretta alla normativa dunque è, per l’esperta, “un dovere urgente. E’ come se si stesse spendendo la loro immagine ancora prima che loro stessi si possano fare un’idea di chi sono. E’ una deprivazione ad uso e consumo di genitori immaturi e irresponsabili”. Una stoccata agli influencer, a cui la docente riserva un monito finale: “È meglio avere niente followers, e tanta vita vera”.

(di Ilaria Floris)