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Siti sessisti, Polizia postale: “Bisogna denunciare”

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(Adnkronos) – Bisogna denunciare, segnalare non basta. E' l'appello della Polizia postale. Scatti intimi 'rubati' e pubblicati all'insaputa del partner. Ma non solo. Foto al mare. Di vip, ma anche di persone qualunque, vestite e 'svestite' con programmi ad hoc e poi utilizzate per arricchire i contenuti di una pagina social, di un forum o di un canale su una chat. E' la faccia oscura del web, la deriva di un mondo sempre più virtuale ed esposto, tranne che alle vittime inconsapevoli.  "Quello del gruppo 'Mia moglie' è stato un caso particolare, perché era su un social come Facebook, ma tendenzialmente il monitoraggio delle proprie foto, da parte della persona che è stata ritratta inconsapevolmente, è impossibile, essendo i contenuti per lo più pubblicati su gruppi di messaggistica istantanea o addirittura su forum o piattaforme più ristrette. Nella maggior parte dei casi le vittime nemmeno immaginano l'esistenza di propri scatti in rete. In questi giorni però, e in quelli a seguire, ci aspettiamo un bel po' di denunce, magari da parte di chi spinto dalla curiosità potrebbe controllare di persona le foto pubblicate e scoprire di essere una vittima", spiega all'Adnkronos il vicequestore della Polizia di Stato Giancarlo Gennaro, dirigente della Polizia postale. "Anche la vicenda dei filmati delle videocamere 'rubati' dai sistemi di videosorveglianza e messi in rete, ha aperto gli occhi su questo fenomeno. E' verosimile, quindi, che adesso si stia aprendo un vaso di Pandora per cui le persone diventano più consapevoli e il fenomeno più rilevante", dice. L'unica arma in mano alle vittime è la denuncia. "La diffusione delle foto è procedibile unicamente a querela della persona offesa; se non si denuncia, viene a mancare la condizione di procedibilità. E' l'unico modo in cui è possibile cristallizzare la situazione, informare l'autorità giudiziaria e inviare le attività investigative su quel determinato post. E poi ci sono le problematiche investigative. "Stiamo parlando di un mondo in cui i sistemi di anonimizzazione spopolano a pochi soldi, in cui è facile creare delle vpn o collegarsi tramite 'nodo Tor' (un server per rendere anonima la navigazione, ndr) – spiega il dirigente della Polizia postale – Tranne per gli utenti che sono 'in chiaro', con nome e cognome, non è scontato riuscire a individuare le persone che stanno commettendo quelle condotte. Si aprono, ogni volta che facciamo un'attività investigativa, una serie di variabili non sempre preventivabili. Se un utente si dota di un una serie di regole basilari per costituire un sistema di schermatura dell'ip, nel momento in cui fa quella pubblicazione, è complesso per noi risalire alla sua identità". Il consiglio, per quanti abbiano i social e interagiscano in rete con propri contenuti è "evitare che queste foto siano troppo esposte. Capisco pure le persone che fanno o puntano a diventare influencer, per le quali quindi sia importante diffondere le proprie foto a quante più persone possibile, ma personalmente credo che ci voglia un po' di buon senso, per capire fino dove ci si può spingere nella pubblicazione delle foto. Comprese quelle dei minori: è chiaro che non è un problema caricare la foto dei figli in generale, ma quando si pubblica questo tipo di foto, ci si espone all'utilizzo che di quelle può essere fatto in altri contesti. Ogni volta che si pubblica qualcosa, d'altronde, ci si espone. Vuoi al commento diffamatorio della persona che non la pensa come noi, vuoi all'utilizzo improprio di quelle foto, se particolarmente accessibili a tutti. Basta un minimo di attenzione con le proprie attività sui social, senza essere totalmente sprovveduti". (di Silvia Mancinelli) —[email protected] (Web Info)

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