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Sebastiani (Sir): “Con terapia biologica lupus eritematoso sistemico in remissione”

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Roma, 31 mag. (Adnkronos Salute) – È una malattia autoimmune, infiammatoria cronica che colpisce prevalentemente le donne fra i 20 e i 40 anni. “Tuttavia non mancano casi di pazienti con lupus eritematoso sistemico tra i bambini, giovani e anziani. Una malattia poco frequente, ma neanche rara. L’approccio precoce è molto importante perché consente di agire tempestivamente ed evitare che la patologia produca dei danni all’organismo. Quanto più agiremo precocemente nella cosiddetta finestra di opportunità, ovvero in quel lasso di tempo in cui la malattia non ha ancora prodotto danni, tanto più eviteremo danni irreversibili per il paziente. Grazie ai farmaci biologici, però, oggi è possibile mandare la malattia in bassa attività o addirittura in remissione”. Così all’Adnkronos Salute Gian Domenico Sebastiani, presidente eletto della Società italiana di reumatologia (Sir) e direttore Uoc reumatologia, Azienda ospedaliera San Camillo – Forlanini, a margine degli “Incontri reumatologi romani 2022”, Ecm giunto quest’anno alla quinta edizione e di cui Sebastiani è responsabile scientifico.

L’avvento dei farmaci biologici, secondo Sebastiani, ha cambiato l’approccio alla malattia. “Da circa 10 anni abbiamo a disposizione il belimumab, che ha prodotto notevoli vantaggi per i nostri pazienti – afferma Sebastiani -. Questa terapia, infatti, consente di ridurre, talvolta eliminare, il dosaggio di cortisone che ciascun paziente deve assumere. Un aspetto fondamentale perché il cortisone contribuisce in maniera importante al danno nel lupus. Quindi avere un farmaco che permette di eliminare il cortisone significa di fatto contribuire a migliorare la qualità di vita delle persone con questa malattia”.

Non solo. “Il farmaco – aggiunge il reumatologo – consente di ridurre gli episodi di riacutizzazione del lupus, malattia subdola e pericolosa perché presenta delle fasi di quiescenza alternate a riacutizzazioni che comportano un accumulo di danno irreversibile. Quindi avere un farmaco biologico come il belimumab che riduce la frequenza di riacutizzazione della malattia produce un vantaggio in termini di minor accumulo di danno”.

Il lupus eritematoso sistemico – al centro degli “Incontri reumatologici romani 2022” insieme alle principali patologie reumatologiche (tra cui artrite reumatoide, artrite psoriasica, spondilite anchilosante, osteoporosi) e le ultime novità in reumatologia, dal punto di vista della diagnostica e delle terapie – ha come bersaglio diversi organi del corpo umano.

“Sicuramente la pelle – sottolinea Sebastiani – con manifestazioni cutanee, quindi le articolazioni (con artrite) e le cellule del sangue (con anemia, riduzione di globuli rossi e piastrine). Questi i sintomi più frequenti del lupus eritematoso sistemico all’esordio. Però circa il 50% dei pazienti con lupus sviluppa anche la nefrite lupica, ovvero un’infiammazione a livello renale che, se non trattata in maniera opportuna, nel tempo causa una insufficienza renale. I reni non funzionano più e il paziente è costretto a sottoporsi a dialisi”.

“Anche per i pazienti con nefrite lupica, una delle manifestazioni più gravi per questi malati, il belimumab recentemente ha ricevuto l’indicazione e la rimborsabilità. Prima la terapia era approvata solo per i pazienti con lupus eritematoso attivo poiché nello studio registrativo erano stati esclusi i pazienti con nefrite lupica. Successivamente, è stato condotto uno studio per verificare l’efficacia del belimumab anche nei pazienti con lupus affetti da nefrite lupica. E i risultati dello studio hanno dimostrato che il farmaco è efficace anche per questi ultimi. Grazie a questo ultimo studio il belimumab oggi può essere utilizzato sin dall’inizio in associazione ad altri immunosoppressori: una politerapia somministrata da subito nel paziente e mantenuta nel tempo con i dosaggi opportuni al fine di minimizzare gli effetti collaterali”, conclude.

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